
Ormai sono evidenti a tutti i segnali di una confusione profonda e totale che esiste da tempo nella galassia del sinistra politica: il confronto si fa solo in tribunale. La posta in gioco è il ruolo egemone da maggiordomo che la sinistra si è assegnata nel nuovo mondo globalista della la finanza. Un atteggiamento che in sede europea e in quella italiana porta alla luce quale sarà l’orizzonte di una produzione di veleni nella galassia di una sinistra che sta perdendo la bussola .
La vicenda delle verticalizzazioni produttive e delle conseguenti delocalizzazioni sono temi di difficile digestione . Come è visibile a tutti, anche solo seguendo le vicende della Fiat, oggi confluita nella Stellantis – nel passato fortemente sostenuta da spropositate risorse pubbliche – oggi questi ex industriali, senza tener in nessun conto la storia del proprio passato, si trovano a svolgere il nuovo ruolo di furbi finanzieri che pretendono di ridisegnare a loro favore un gioco di pressione politica palese attraverso l’influenza dei loro giornali.
Distribuire le carte è un’aspirazione che hanno tutti e per certi versi può anche essere umanamente naturale, a condizione di calcolare bene rischi e assumersene la responsabilità .
É in questo contesto che entra il gioco delle molte interviste concesse al giornale Repubblica da parte del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dove molte sono le riflessioni sul quadro politico o sulle istituzioni governative ma scarse o nulle le esternazioni sul futuro dell’operazione della Fiat nel contesto della Stellantis riguardo alle garanzie future degli stabilimenti che producono auto in italia .
In molti, non essendo degli sprovveduti, hanno fatto osservare le anomalie di un comportamento di Maurizio Landini su una posizione francamente imbarazzante .
Sono in molti che ancora si ricordano Enrico Berlinguer sui cancelli della Fiat Mirafiori di Torino a sostenere posizioni decisamente estremiste della Fiom di Claudio Sabatini.
Passaggi politicamente storici difficili da cancellare dalla memoria .
Il senatore Carlo Calenda, già ministro dello sviluppo economico e leader di Azione, ha più volte fatto osservare pubblicamente alcune forti discrepanze espresse nelle interviste ai giornali del gruppo Gedi controllati dalla famiglia Agnelli .i
I nervi politicamente scoperti delle posizioni del segretario generale della Cgil lo hanno portato a denunciare, con tanto di pubblicità sui giornali, il leader di un partito che si trova collocato politicamente nello schieramento di una sinistra .
Carlo Calenda, denunciato dal segretario generale Cgil, ha sottolineato pubblicamente come sia patetico e ambiguo lo spessore di un ruolo assunto dal sindacato che centralizza tutta la sua azione, facendosi garante di strane dinamiche e che non intende assecondare un percorso di trasparenza su questioni produttive e economiche che riguardano il futuro del settore dell’auto .
Il senatore Carlo Calenda , di fronte a questo percorso politico, ha dichiarato che intende rinunciare all’immunità parlamentare e questo è sicuramente un bel segnale che cade nel perimetro di una sinistra sempre più aspirante protettrice di interessi della grande finanza .
I giochi sono palesemente scoperti. C’è solo da attenderne gli sviluppi .
Quello che e certo che non si può far finta politicamente che non sia successo nulla ?





