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CHE CI FANNO GLI UCRAINI IN SUDAN?

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Volodymyr Zelensky, oltre ad occuparsi di rimpasti, di defenestrazioni di generali e di chiedere soldi per vincere la guerra contro l’invasore russo, si è messo in testa di giocare in grande, andando a mettere il naso in Sudan, dove è in atto una sanguinosa guerra civile.

Lo ha fatto inviando suoi uomini a dare manforte alle truppe sudanesi fedeli al capo di stato maggiore del Paese, il generale Abdel Fattah al-Burhan, contro la milizia paramilitare guidata da Mohammed Hamdan Dagalo (Forze di supporto rapido, Fsr), appoggiata dalla Wagner.

In buona sostanza, con i soldi della comunità internazionale che intende aiutare l’Ucraina a combattere per la sua indipendenza e per l’indipendenza dei suoi territori, Volodymyr Zelensky va a fare la guerra in Africa.

Zelensky fallisce la controffensiva, è impantanato nel Donbas, sta per essere scaricato dagli Usa, mentre Kiev sta per essere a carico della sola Unione Europea e va a fare la guerra in Sudan? Motivo? Con quali coperture?

Noi diamo le armi a Kiev per difendere la patria sotto attacco e Zelensky le manda in Sudan?

Noi addestriamo l’intelligence ucraina e Zelensky la usa per mettere le mani in Sudan?

A che gioco si sta giocando? Alla guerra ovunque alla Russia? Follia? Ossessione? O altro.

Sarebbe interessante capire cosa ne pensano le cancellerie europee, cosa ne pensano i burocrati di Bruxelles, cosa ne pensa Joe Biden e cosa ne pensa il Congresso americano.

“Se da un lato le RFS sono sostenute dai mercenari russi dalla società Wagner che li ha anche addestrati e con armi dagli Emirati Arabi Uniti, come è stato ampiamente documentato anche dal New York Times lo scorso settembre – scrive Cornelia I. Toelgyes di Africa ExPress – gli ucraini ora stanno fornendo assistenza diretta alle truppe governative. Già a settembre la CNN aveva dato notizia di trasferimento bellico da Kiev verso l’ex protettorato anglo-egiziano e operazioni effettuate con droni che avrebbero colpito postazioni delle RSF. Ora spuntano anche uomini delle forze speciali ucraine nei pressi di Khartoum”.

A novembre scorso, riferisce Cornelia I. Toelgyes, il Kyiv Post ha scritto che, secondo una fonte del settore sicurezza e difesa del suo Paese, è in corso un’operazione per “ripulire Wagner, i suoi terroristi locali (RSF, ndr) e i servizi speciali della Federazione Russa” nel Paese africano e, dopo aver mostrato un filmato, riferisce sempre Cornelia I. Toelgyes, “l’interlocutore dei reporter del Kyiv Post ha aggiunto: «Il filmato mostra probabilmente il lavoro delle unità speciali della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (HUR)». Rifiutando però di fornire ulteriori dettagli per motivi di sicurezza”.

Noi europei paghiamo per difendere l’Ucraina o per ripulire l’Africa dalla Wagner tramite ingaggio di Zelensky?

Le Monde ha affermato di aver consultato una fonte ucraina, la quale ha confermato che uomini delle forze speciali di Kiev e membri dell’intelligence militare, si trovano attualmente in modo permanente in Sudan (https://www.lemonde.fr/videos/video/2023/11/19/quand-les-forces-speciales-ukrainiennes-combattent-des-mercenaires-russes-de-wagner-au-soudan_6201120_1669088.html.).

Scrive Le Monde: “Una fonte ucraina consultata da Le Monde conferma che uomini delle forze speciali ucraine, membri dell’intelligence militare, si trovano attualmente permanentemente in questa città [Kartum, ndr]. L’Ucraina, bloccata nella sua controffensiva, cerca di sviluppare la propria presenza nel mondo, in particolare in Africa. Uno dei suoi obiettivi è combattere Wagner ovunque si trovi il gruppo mercenario russo”.

Siamo tutti d’accordo che Zelensky giochi a fare il poliziotto universale? Con i nostri soldi, mentre il suo popolo muore e langue?

The Guardian martedì 6 febbraio ha scritto che “secondo quanto riferito, le forze speciali ucraine stanno operando in Sudan a sostegno dell’esercito del paese contro i mercenari russi Wagner allineati con le forze ribelli di supporto rapido (RSF), secondo un video diffuso lunedì”.

“Il Kyiv Post – scrive The Guardian – ha pubblicato un cortometraggio che, a quanto si dice, proveniva da fonti interne all’intelligence militare ucraina, responsabile delle operazioni segrete, che mostra un prigioniero russo catturato mentre viene interrogato insieme a due uomini africani. Il soldato russo afferma di essere della “PMC Wagner” ed è arrivato in Sudan dalla Repubblica Centrafricana, dove hanno sede i combattenti del gruppo russo, “per rovesciare il governo locale” con una forza di circa 100 uomini. La posizione e il contenuto del video non sono stati verificati in modo indipendente. Tuttavia, dopo mesi di speculazioni, è emerso che le forze ucraine stanno operando in Sudan come parte di una campagna emergente di Kiev per colpire gli interessi russi ben oltre la prima linea della guerra in Ucraina”.

“Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy – aggiunge The Guardian – , ha incontrato il capo dell’esercito sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, all’aeroporto irlandese di Shannon a settembre 2023”. 

“Abbiamo discusso delle nostre sfide comuni alla sicurezza, vale a dire delle attività dei gruppi armati illegali finanziati dalla Russia”, aveva detto all’epoca il leader ucraino.

In considerazione di quanto reso noto da vari giornali, a cominciare da quelli di Kiev, è lecito chiedersi se i soldi dei contribuenti italiani, di quelli europei e di quelli americani sono spesi per aiutare l’Ucraina a difendere i suoi territori o per permettere a Volodymyr Zelenskiy di agire in territorio africano. E’ lecito chiedersi se le armi consegnate a Kiev servono a difendere il popolo ucraino o a inseguire i russi in altre parti del globo. E’ lecito chiedersi se la guerra per procura tra Usa e Russia, con l’interposta azione di Volodymyr Zelenskiy, riguardi la sola Ucraina o se l’esercito ucraino serva per alimentare altre guerre per procura.

E’ lecito chiedersi quali siano le effettive regole d’ingaggio dell’ex comico divenuto presidente.

Va, nel frattempo, ricordato che in Sudan sono 4,7 milioni le persone fuggite a causa degli scontri scoppiati ad aprile del 2023, di cui un milione si è rifugiato nei Paesi vicini.

Siamo in presenza di una guerra devastante che coinvolge la popolazione civile, con attacchi verso abitazioni, chiese, ospedali.

Secondo gli ultimi dati rilasciati da ACLED (ONG statunitense, specializzata nella mappatura e analisi nelle zone di conflitto nel mondo), in quasi 8 mesi di guerra sono morte 12.190 persone. Cifra sicuramente sottostimata, in quanto la maggior parte degli ospedali e centri medici non sono più operativi a causa del conflitto. Oltre 6.792.000 residenti hanno dovuto abbandonare le proprie case, tra questi 1,3 milioni si sono rifugiati nei Paesi limitrofi, per lo più nei campi in Ciad, Egitto, Sud Sudan, Etiopia, Repubblica Centrafricana.

Mentre il faro delle maggiori testate dei media mainstream si concentrano su Gaza, dimenticando quanto avviene in Ucraina, sarebbe interessante che qualcuno si occupasse anche degli uomini, delle donne e dei bambini del Sudan.

E pur vero che questi poveretti non sono funzionali alla propaganda interna con la quale si affrontano i fatti internazionali, ma ogni tanto fare informazione e porsi delle domande salverebbe, quanto meno, la faccia di media che ormai sanno solo recitare litanie preconfezionate.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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