Sale il bilancio provvisorio delle vittime annegate o schiacciate nella calca
In meno di due giorni tra 50.000 e 60.000 persone sono entrate irregolarmente dal Marocco a Ceuta, città spagnola di appena 85.000 abitanti.
Una massa umana equivalente a oltre metà della popolazione della città.
Molti hanno aggirato a nuoto o camminando nell’acqua il breve tratto terminale della barriera del Tarajal, altri hanno scavalcato o superato i punti di contenimento ormai travolti.
Il bilancio provvisorio è terribile: almeno 67 morti, annegati o schiacciati nella calca.
Perché tutti hanno scelto il mare?
Perché l’8 luglio il Tribunale Supremo spagnolo aveva stabilito che il respingimento immediato previsto per chi supera le barriere terrestri di Ceuta e Melilla non può essere applicato automaticamente a chi viene intercettato mentre arriva a nuoto.
Non significa affatto che costui abbia diritto a rimanere in Spagna: significa che deve essere identificato e sottoposto a una procedura individuale prima dell’eventuale rimpatrio.
Ma in Marocco la notizia è circolata sui social e su WhatsApp in una forma assai più semplice e micidiale: “Se entri dal mare, non possono rimandarti indietro”. Scoperta la sentenza, trovato il passaggio.
Cinquantamila persone, però, non appaiono per incantesimo davanti a una frontiera sorvegliata.
Devono radunarsi, spostarsi e attraversare il territorio marocchino.
Come ha potuto Rabat non accorgersi di nulla?
Nel 2021 il Marocco aveva già allentato i controlli e lasciato passare circa 8.000 persone per punire la Spagna durante una crisi diplomatica.
Il governo Sánchez continua a chiamare Mohammed VI “partner affidabile”, ma affida, di fatto, una parte della sicurezza nazionale spagnola alla disponibilità del Marocco ad aprire o chiudere il rubinetto migratorio.
Sánchez ha ammesso che il suo governo non aveva previsto l’assalto.
Nonostante la sentenza fosse nota da tre settimane. Nonostante gli arrivi a nuoto fossero già aumentati. Nonostante Ceuta avesse segnalato la pressione crescente.
E soltanto dopo la catastrofe la Spagna ha mobilitato l’Esercito e deciso di installare una barriera galleggiante di 500 metri.
Oltre 48.000 persone sarebbero già tornate in Marocco e nessuna avrebbe raggiunto la Spagna continentale.
Questo va detto per precisione.
Ma non cancella il fatto politico: per ore una frontiera spagnola ed europea è praticamente scomparsa e il governo non aveva capito che cosa stesse per accadere.
E qui Sánchez dovrebbe imparare almeno una lezione prima di tornare a impartire le sue prediche ferocemente ostili a Israele.
Chi non riesce a proteggere Ceuta dall’ingresso improvviso di 50.000 persone non può fingere di non comprendere che cosa significhi per Israele avere accanto Hamas, un’organizzazione terroristica che il 7 ottobre ha sfondato il confine con migliaia di assalitori per massacrare civili, incendiare case, violentare, rapire e trascinare ostaggi a Gaza.
Naturalmente chi è entrato a Ceuta non è paragonabile ai terroristi di Hamas: qui si parla di migranti, là di un attacco armato pianificato. Il confronto riguarda esclusivamente l’ipocrisia politica di Sánchez.
Quando il confine è quello israeliano, pretende di spiegare agli altri come dovrebbero difendersi; quando il confine violato è il suo, scopre improvvisamente che una frontiera non è una linea ornamentale sulla carta geografica e che perderne il controllo può diventare, in poche ore, una tragedia nazionale.
Prima delle lezioni agli altri, Pedro Sánchez provi almeno a custodire la porta di casa propria.





