Il gioco è a chi raccatta più voti
Su Ceuta e sul “PIL meglio del previsto” non si apre la solita polemica tra maggioranza e opposizione. C’è molto di più.
Stavolta la risposta del Governo, e di Meloni in prima persona, contiene una inedita carica di strumentalizzazione.
Le accuse mosse da Schlein e soci sulle vicende di Ceuta non mi sembrano prive di fondamento. Quelle sul “PIL meglio del previsto”, ma comunque indice al più di resistenza alla crisi e non di crescita, anche.
Forse è inutile precisare la “ramanzina” del giorno al Governo, sottovaluta pericoli avvertiti non solo dall’Italia.
Finlandia e Danimarca, sostengono apertamente l’ipotesi italiana di sospendere Schengen con Madrid; altri, come la Francia, hanno già rafforzato i controlli alla frontiera e appaiono pronti a intervenire in maniera più decisa sulla libera circolazione; Bruxelles, poi, è pronta a rafforzare la presenza di Frontex per il controllo della frontiera esterna.
Ceuta o non Ceuta, lo scontro vero resta sulle politiche di immigrazione e sulla diversa considerazione che si ha di Sánchez. Inutile precisare: resta la scambievole strumentalità.
Forse è inutile anche precisare che, sul risultato del PIL, tra il magnificare i risultati come fa Meloni e buttarli a mare come fa l’opposizione, la verità è che l’Italia ha evitato la stagnazione temuta e costruito una dote migliore per il 2026.
E, per farlo, è rimasta sotto la media Europea di crescita; e che ai primi segnali di nuove criticità non sono estranee le brutte notizie sull’estensione dei conflitti in atto.
Il confronto con gli altri Paesi Europei, ancora una volta, è un falso eccezionale se fatto come lo fa l’opposizione fa. Meloni esagera, l’opposizione ancora di più.
Dunque, la novità è che – non potendosi escludere che davvero il Governo abbia assunto la regia di una demagogia sugli avvenimenti che più colpiscono l’opinione pubblica – questo significa che ora la campagna elettorale si è aperta sul serio. Si aperta nel modo peggiore possibile.
Il gioco è a chi raccatta più voti. Qualsiasi siano. E nessuno potrà lanciare una prima pietra per accusare l’altro.
Ho avvertito più volte che l’azione a larghi tratti denigratoria verso il Governo da parte delle opposizioni si basasse su verità solo a metà e talvolta inesistenti.
Ho contestato spesso analisi e giudizi perché era giusto farlo ma anche perché avvertivo che dalla demagogia sarebbe infine uscita altra demagogia, dall’altro versante. E questa novità ora è arrivata.
Se qualcuno immaginava che il ritornello “Meloni venga a riferire”, i diuturni attacchi a testa bassa, e le previsioni – smentite perché infondate – di sfacelo dell’Italia per effetto delle politiche del Governo restassero sempre senza risposta, che i pannicelli caldi potessero essere richiesti e poi contestati con il “troppo poco”, ebbene, quel qualcuno si sbagliava di grosso.
Il dibattito non ha mai affrontato davvero il nodo dei temi sul tappeto sia in politica interna e sia in politica estera. Si è consumato in uno scambio di accuse, offese, strumentalizzazioni fini a se stesse sulle materie “tecniche”, e una riproposizione di muri di opposte interpretazioni sul governo sociale.
Se questo è quello che rimane di una legislazione, era più che probabile che la risposta sarebbe stata dello stesso tenore. O forse è meglio dire dello stesso squallore. Che non giustifico, ma che era da prevedere.
Inaccettabile che questo metodo lo utilizzi il Governo. Inaccettabile che lo faccia chi si candida a governare. Anche Mattarella sembra, finalmente, prenderne atto.
Quello che stiamo vedendo negli ultimi giorni è solo un assaggio, temo. Se Meloni e il suo Governo partono al contrattacco e utilizzeranno strumentalizzazioni e demagogia – di argomenti e motivi ne hanno a iosa – vivremo mesi nei quali la politica andrà definitivamente in esilio.
Le ombre di una contestazione violenta, organizzata militarmente come è apparso chiaro negli ultimi episodi, gravano su uno scenario già di per sé preoccupante. E attirano una possibile risposta sull’ordine pubblico, dal gradimento popolare che non sottovaluterei. Evitiamolo.





