
CERA UNA VOLTA LA FIAT….
Conosco abbastanza Giorgio Benvenuto e Massimo Mancini. Non conosco Salvatore Conso. Il titolo del libro e molto accattivante presentato al salone del libro a Torino e significativo: “La storia della Fiat “, in parallelo con la geopolitica della NATO…..”.
Personalmente ritengo che l’evoluzione della Fiat non possa essere disgiunta dal riguardare una possibile revisione anche degli strumenti significativi e più adeguati per una geopolitica che riguardi la NATO, che al sud Europa è collegata ad una presenza in Africa che sappia sanzionare una logica colonialista sul piano strategico miope e perdente .
La cacciata dall’Africa dei francesi ha un ben preciso significato: possono con i loro tentacoli finanziari impossessarsi della Fiat, poi perdendo il controllo delle materie prime del cuore dell’Africa che strategia geopolitica adottano? Distribuiscono medagliette della loro Legion D’onore ai capi di stato, agli ottimati di interessi ben individuabili, sia sul piano industriale che finanziario (un po’ come il cacciatore fa con i suoi cani da riporto), ma dopo la prosopopea declamata sui giornali, la realtà riporta il tutto su un piano più reale e la liturgia non basta più. Green, green diventa un suono farlocco.
Con i cinesi alle porte con “strategie di dumping “ ben consolidate ed alleanze stabili nei paesi che hanno subito gli affronti di politiche coloniali di sostanziale rapina oggi serve una risposta forte nel controllo del governo delle infrastrutture dei paesi più industriali, come l’Italia, a partire dal reale controllo di tutti i porti del nostro paese .
Questa è una condizione primaria per darsi una politica difensiva strategica su aggressioni di dumping specialmente nel settore automotive e nei prodotti di manufatti ad essa legati .
I dazi sono strumenti efficaci se modulati con saggezza e con la decisione: flessibili, governabili se si governano le infrastrutture portuali con mano ferma: cosa che cooperative e privati non hanno né autorevolezza né tantomeno l’autorità di fare.
Il governo deve avere facoltà di farlo perché c’è di mezzo lo sviluppo del paese e il suo welfare.
La storia italiana lo ha ampiamente dimostrato.
Il salone del libro può essere una buona occasione per aprire un vero dibattito, partendo dalla cronaca : del “c’era una vota la Fiat” per guardare con occhio attento a quanto l’evoluzione della politica burocratica vuol raccontarci con fare romantico …
Resta il fatto che anche queste iniziative ammirevoli possono contribuire a seguire un percorso anche problematico dove far prevalere un serio “esame di realtà “ .
Storia, cultura, lavoro si sono sempre intrecciati realisticamente con una geopolitica in evoluzione permanente .
Aprire un dibattito sul ruolo dell’industria dell’auto in Italia a partire da Torino è estremamente significativo, tanto per l’oggi che per un domani .
Quello che servirebbe oggi è la voce di un sindacato che da tempo zoppica vistosamente ,su un terreno che gli dovrebbe essere naturale e questo resta un grande mistero .





