Ma Hezbollah lo respinge
L’annuncio è arrivato nella notte tra il 3 e il 4 giugno: Israele e il Libano hanno concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza libanesi che escluderanno Hezbollah.
La dichiarazione è stata diffusa al termine del secondo giorno di colloqui tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal dipartimento di Stato americano.
Israele e Libano hanno anche concordato di partecipare a un nuovo ciclo di colloqui nella settimana del 22 giugno. L’obiettivo: raggiungere un “accordo globale”.
Intanto, però, Hezbollah fa sapere di essere contrario, con il suo leader, Naim Qassem, che bolla l’accordo di Washington come “una capitolazione e una sconfitta” e invita il Libano a “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati” con Israele.
“L’esito di questi negoziati diretti, assurdi, umilianti e vergognosi, per il Libano viene respinto senza riserve da gran parte della popolazione libanese”, ha dichiarato, come riporta L’Orient Le Jour.
Per lui, il cessate il fuoco è “una dichiarazione d’intenti volta a sabotare il Libano, destabilizzarlo e fomentare la discordia tra i libanesi”.
Nel dettaglio, nella dichiarazione di Israele e Libano si legge che, “a seguito di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco”, che sarà subordinato alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale”.
“Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l’istituzione di zone pilota in cui le Forze Armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali”. Queste misure sono intese a “progredire verso un accordo globale di pace e sicurezza”.
Non solo: “Tutti i Paesi hanno riaffermato che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo da parte di qualsiasi Stato o attore non statale di tenere in ostaggio il futuro del Libano”.
A stretto giro è arrivato il commento dell’ambasciatore israliano negli USA, Yechiel Leiter: “Israele e Libano vogliono che l’Iran esca dalla nostra regione. Insieme, lavoreremo per garantire che l’Iran e i suoi delegati terroristici non continuino a devastare le nostre vite in nome del terrore e della distruzione”, ha scritto su X.
“I colloqui rappresentano un altro passo importante nel processo volto a facilitare la pace tra Israele e Libano – scrive ancora – Ma attenzione: se Hezbollah pensa che questo risultato dia loro l’immunità, si sbaglia. Questo cessate il fuoco dipende interamente dalla cessazione completa del fuoco contro Israele e dal completo smantellamento di Hezbollah e delle sue infrastrutture terroristiche”.
Ovviamente non è mancato il commento negativo del solito Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, per il quale “il cessate il fuoco con il Libano è un grave errore e un’illusione di consiglieri che stanno trascinando il primo ministro verso decisioni sbagliate”.
Per Ben-Gvir “lo Stato libanese è un partner di Hezbollah. Ci sono ministri nel suo governo nominati da Hezbollah, e parenti di membri di Hezbollah prestano servizio nell’esercito libanese. Ci sono momenti in cui bisogna saper dire ‘no’ anche al presidente degli Stati Uniti, e se non lo facciamo, ci troveremo di fronte a Hezbollah la prossima volta, quando sarà molto più forte e pericoloso”.
Sebbene la tregua dovesse essere subordinata all’accordo di Hezbollah, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato che l’esercito inizierà a schierarsi in “zone pilota” libere sia dalle forze israeliane che da Hezbollah nel sud del Paese.
“Il prossimo passo è pratico e tangibile: il dispiegamento dell’esercito libanese in zone pilota come prima fase”, ha affermato Salam, secondo quanto riportato dal ministro dell’Informazione Paul Morcos, al termine di una riunione di gabinetto, aggiungendo che “ciò non pregiudica il nostro diritto a un ritiro (israeliano) completo, ma ci avvicina ad esso”.





