
Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi e Arabia entrano nei Brics. Il gruppo dei Paesi emergenti varrà il 36% del pil mondiale e il 47% della popolazione dell’intero pianeta.
Si allarga il gruppo dei Brics, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, con l’ingresso di altri sei Paesi.
Se a Davos qualcuno aveva pensato a un Nuovo Ordine Mondiale, ora un Nuovo Ordine Mondiale si sta determinando a Johannesburg, dall’altra parte del mondo, con un accordo tra stati e popoli che sono l’altra parte del mondo.
Non v’è dubbio che il progetto mondialista dell’Occidente, così come era stato pensato follemente dai vari Schwab, sta fallendo sotto i nostri occhi, con la conseguenza che l’Occidente rischia di essere marginalizzato.
Forse è giunta l’ora di fare un esame di realtà e di cominciare a pensare che la politica fallimentare Usa dei Dem, oggi tragicamente incarnata da Joe Biden, dai soliti Clinton, dalle varie Pelosi e Ocasio Cortez, in combutta con il clan Bush, ossia con il gruppo dei guerrafondai, deve cambiare, per dare spazio alle logiche kissingeriane e trumpiane.
Veniamo alla cronaca.
“Abbiamo deciso di invitare la Repubblica Argentina, la Repubblica Araba d’Egitto, la Repubblica Federale Democratica dell’Etiopia, la Repubblica Islamica dell’Iran, il Regno dell’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti a diventare membri a pieno titolo dei Brics dal 1° gennaio 2024”, ha annunciato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa.
“I Brics – ha ricordato Ramaphosa – .sono un gruppo eterogeneo di nazioni. Si tratta di un partenariato paritario tra paesi che hanno punti di vista diversi, ma una visione condivisa per un mondo migliore. Come cinque membri dei Brics, abbiamo raggiunto un accordo sui principi guida, gli standard, i criteri e le procedure del processo di espansione del gruppo delle economie emergenti. Abbiamo raggiunto un consenso sulla prima fase di questo processo di espansione”.
È la seconda volta che i Brics decidono di espandersi. Il blocco è stato formato nel 2009 da Brasile, Russia, India e Cina. Nel 2010 si è aggiunto il Sudafrica.
Il blocco Brics rappresenta circa il 40% della popolazione mondiale e contribuisce per oltre un quarto al Pil globale.
Presenti a Johannesbrug, dove si svolge il summit, all’annuncio di Ramaphosa, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping e, per la Russia, il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Il presidente russo Vladimir Putin partecipa al vertice in videoconferenza, dopo che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti a marzo.
I leader dei Brics “hanno sviluppato criteri per la possibile ammissione di nuovi paesi all’unione in futuro”, ha rivendicato il brasiliano Lula, grande artefice dell’alleanza con la Russia. “Abbiamo adottato criteri per i nuovi membri che potrebbero unirsi all’associazione in futuro”.
Di fatto, a Johannesburg sta nascendo un asse tra i Paesi cosiddetti emergenti che sono, in realtà, già potenze economiche e militari affermate e che soprattutto non si riconoscono nel mondo occidentale governato, fin qui, dalla Nato, con l’egemonia americana ed europea. Una sfida aperta all’ordine costituito che potrebbe riservare drammatiche conseguenze negli anni a venire, anche dopo la guerra in Ucraina sulla quale, non a caso, tutti i membri dei Brics hanno mantenuto posizioni vaghe, neutrali se non addirittura a sostegno dell’invasione russa.
Se prendiamo in esame l’adesione dei sei Paesi, possiamo per prima cosa notare che con l’ingresso dell’Egitto, dell’Arabia Saudita e dell’Etiopia, l’intero collo di bottiglia del Mar Rosso, che collega il Mar Arabico e l’Oceano indiano con il Mar Mediterraneo e con l’Oceano Pacifico esce dal controllo dell’Occidente, la qual cosa implica la necessità di una maggior presenza occidentale nel Mediterraneo, con l’emergere strategico del Canale di Sicilia e dello Stretto di Gibilterra.

L’ingresso di Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti nel Brics significa anche il controllo del Golfo Persico.

Ora è chiaro che Brics non significa automaticamente schieramento anti Usa, come può essere evidente per alcuni Paesi, a cominciare dall’India, ma è altrettanto chiaro che la politica estera Usa deve cambiare molto rapidamente, abbandonando l’idea di governare da sola il mondo.
La Russia esce chiaramente rafforzata e Mosca può ora vantare di non essere per nulla isolata nel mondo.
Molto utile, a questo proposito, fare mente locale al Sahel, ormai in gran parte dominato da governi filo russi.
Con la svolta di Johannesburg, che l’Europa guarda impotente, si è aperto un nuovo capitolo nella geopolitica mondiale che andrà seguito con grande attenzione, anche per le possibili e prevedibili conseguenze per il nostro Paese.





