
Il Balochistan entra nel calcolo strategico israeliano
Negli ultimi mesi, il Balochistan è finito sotto i riflettori internazionali come epicentro di conflitti politici, violenza militante e crisi dei diritti umani. Attentati suicidi e con ordigni esplosivi improvvisati hanno colpito scuolabus a Khuzdar e convogli a Machh, massacrando bambini, membri delle forze di sicurezza e civili. Una crisi di ostaggi, scoppiata con il dirottamento del treno Jaffar Express lo scorso marzo, ha innescato ondate di proteste a Quetta e Karachi, mentre le famiglie in lutto chiedevano risposte e la liberazione degli attivisti scomparsi. Le autorità hanno risposto con repressioni, aggravando il divario tra la popolazione locale e lo Stato.
Tra separatisti politici, la dichiarazione del Baloch National Movement secondo cui “il Balochistan non farà mai parte del Pakistan”, pronunciata dopo una nuova ondata di attacchi chiamata Operazione Baam, dimostra quanto sia ormai profondo il sentimento separatista. Allo stesso tempo, un recente video virale che documenta un delitto d’onore — l’uccisione in pieno giorno di una giovane coppia nella provincia — ha suscitato indignazione a livello nazionale, ricordando al mondo che l’oppressione strutturale e la violenza di genere restano, purtroppo, fenomeni endemici. Le autorità hanno arrestato oltre una dozzina di sospetti e promesso azioni legali, ma gli attivisti avvertono che queste dinamiche vanno ben oltre il singolo episodio.
In questo clima teso, l’annuncio fatto a giugno dal Middle East Media Research Institute (MEMRI) di un nuovo Balochistan Studies Project (BSP) ha attirato molta attenzione. Il MEMRI — spesso considerato vicino ai circoli dell’intelligence israeliana — sta ora dedicando risorse allo studio e alla documentazione approfondita della questione baloch. A prima vista, questa iniziativa può sembrare un passo positivo: il riconoscimento, dopotutto, può essere il primo passo verso un reale coinvolgimento. La decisione di investire nella traduzione e nell’analisi di fonti in urdu, balochi, persiano e pashtu indica che alcuni ambienti in Israele non vedono più il Balochistan come una remota zona d’instabilità, bensì come uno spazio strategicamente rilevante, con forti implicazioni geopolitiche.
A livello globale, l’importanza del Balochistan va ben oltre le sue dinamiche interne. Il suo vasto territorio si estende tra il sud-ovest del Pakistan, il sud-est dell’Iran e il sud dell’Afghanistan. Questa regione di confine tripartita è da tempo teatro di contese tra Islamabad, Teheran, Kabul e vari attori etno-nazionalisti e militanti. La sua natura transfrontaliera la rende un campo di rivalità statale e tensioni regionali.
Allo stesso tempo, il Balochistan si trova sopra ingenti giacimenti di terre rare, risorse fondamentali per le tecnologie moderne, le applicazioni per l’energia pulita e i sistemi militari. Stati Uniti e Cina hanno entrambi un interesse strategico a garantirsi un accesso stabile a queste risorse. Per Pechino, che ha investito massicciamente nel porto di Gwadar nell’ambito del progetto CPEC, eventuali disordini in Balochistan potrebbero compromettere catene di approvvigionamento e corridoi infrastrutturali. Per Washington, l’instabilità balochi complica i calcoli geopolitici più ampi — che si tratti del Pakistan, della costa iraniana o del confine occidentale dell’Afghanistan.
L’interesse crescente di Israele viene spesso interpretato nel contesto di riallineamenti regionali più ampi. Alcuni analisti ritengono che certi ambienti della politica israeliana vedano nel sostegno alle istanze baloch una forma di pressione indiretta su Iran e Pakistan — due stati storicamente ostili verso Israele. Sebbene il progetto MEMRI eviti riferimenti espliciti alla lotta armata, la decisione di pubblicare e contestualizzare le voci baloch indica che la questione ha ormai un posto nella mappa del pensiero strategico israeliano.
Questa convergenza di sofferenza locale, insurrezione interna e interessi delle grandi potenze crea una dinamica complessa: da un lato, gli attivisti baloch cercano giustizia, autonomia e riconoscimento in un contesto di repressione statale; dall’altro, gli attori globali valutano il Balochistan attraverso la lente della ricchezza mineraria, dei corridoi infrastrutturali e del vantaggio geopolitico.
L’iniziativa del MEMRI potrebbe essere accolta positivamente da chi auspica che le questioni del Balochistan vengano affrontate con maggiore serietà. Il suo impegno nell’archiviazione e nella traduzione delle fonti regionali può aumentare la consapevolezza tra i decisori politici occidentali. Allo stesso tempo, il progetto sottolinea quanto la questione baloch sia diventata geopoliticamente sensibile: l’interesse israeliano offre una certa delitti d’onore e vite distrutte non possono essere separate dalle correnti più ampie che stanno plasmando l’Eurasia.Se lo sviluppo dei giacimenti di terre rare,il calcolo strategico israeliano, la rivalità tra Stati Uniti e Cina per le risorse e le tensioni tra Pakistan, Iran e Afghanistan si intrecciano tutte in Balochistan, allora il suo destino non può essere ignorato. Il progetto MEMRI rappresenta una tappa significativa: il riconoscimento che la lotta del popolo baloch è ormai parte del dibattito globale. Se questo riconoscimento si tradurrà in un reale sostegno ai diritti umani, all’autonomia o allo sviluppo sostenibile o se diventerà solo un’altra pedina sulla scacchiera geopolitica —è una domanda che resta, dolorosamente, aperta.





