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UN MONDO ALLA ROVESCIA CHE NON RICONOSCO

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Leggo molto, ascolto ancora di più: e non ho più dubbi. Vivo in un mondo che non conosco. E che non capisco. E il non capire non mi permette neanche di indagare per colmare le mie carenze.

Il mio mondo si è fermato ad un concerto di donne ed uomini che si parlavano, che litigavano ma da avversari e non da nemici; che avevano il coraggio di capire le ragioni degli altri anche senza condividerle; che non rifiutavano e non negavano, né a se stessi e né ad altri, i sentimenti: ma operavano nel concreto con il raziocinio; che avevano un concetto di Stato che la millenaria cultura latina – e prima ancora greca – avevano definito. Popolo – e non insieme di singoli – e istituzioni
E così leggo che si inneggia – Conte in testa – alla liberazione dell’Imam di Torino, ancora una volta esempio di politica per via giudiziaria. Per dirla con le parole di Biagio Buongiorno (Nuovo Giornale Nazionale) « …non solo non si espellono gli imam che inneggiano al 7 ottobre. Ma si processa l’idea stessa che lo Stato abbia il diritto di farlo». E la cosa … «non scandalizza più nessuno, se non quei pochi che continuano ostinatamente a confondere la sicurezza con un dovere pubblico anziché con una colpa morale». Tra l’altro sbagliando, perché l’espulsione resta valida anche dopo la sentenza. E’ la carcerazione preventiva ad essere stata bloccata. Ma solo per l’imam!!! Gli altri circo 600 casi annui di ingiustizia possono passare in secondo piano. Anzi da non nominare: è un attacco alla autonomia della magistratura.
Leggo che si ignorano tutti – nel loro complessivo – gli studi sui dati della produzione di ricchezza e sulla sua distribuzione. Il PIL pro capite viene guardato “a pezzi e bocconi”, nel senso che si prendono solo quei dati e solo quei periodi che definiscono andamenti che giustificano tesi politiche. Per cui la retrocessione reale della economia italiana degli ultimi 30 anni viene mascherata trascurando i costanti maquillage di bilancio. La verità è invece (ancora una volta Nuovo Giornale Nazionale) «una pietra tombale alla retorica governativa dei governi degli ultimi vent’anni». E dunque i veri nodi si rinviano: non solo per la loro soluzione, ma addirittura nell’analisi del loro dispiegarsi, del perché si sono creati. Meglio litigare sulle responsabilità. La logica di Totò: nelle crisi, gli intelligenti cercano la soluzione, gli imbecilli i colpevoli.
Leggo i commenti sulla politica internazionale. Ed i riferimenti alle due tragedie in atto: Gaza ed Ucraina.
Per la prima la logica è litigare sul termine “genocidio” nonostante orai sia chiara la speculazione fatta sul numero dei morti; è scontrarsi su chi è, delle due parti, a rompere la tregua. Avendo fisso il pensiero al futuro che si è “deciso”: due popoli due Stati mentre gli stessi interessati smentiscono che esistano due popoli, che ci sia la possibilità di creare due Stati, che sia possibile chiudere con il terrorismo e relative risposte.
Per la seconda riservando ogni energia ed ogni impegno a definire i criteri di pace. Qualcosa che ha visto finalmente la luce: un accordo per una stesura di un patto che però è il patto di pace tra USA ed Europa, quest’ultima ancora con distingui interni. Abbiamo fatto vedere a Trump che esistiamo!! Che poi questo patto vada presentato all’altro belligerante per l’accettazione è…. un dettaglio. Trascurabile.
In entrambi i casi un misto di sentimenti, apprezzabili ma che non risolvono i problemi; di risentimenti; di rifiuto a riconoscere errori clamorosi. Tutto si riduce a scontro feroce su chi sarebbe “putinista” e chi “trumpista” se solo ci si azzarda a dire che basta con questa guerra; ovvero tra chi proclama la parità tra terrorismo e resistenza e chi invece, magari perché la resistenza l’ha avuta in famiglia, le distanze le conosce bene e dunque eccepisce che la conclusione cui si vorrebbe giungere non serve neanche a sciacquare la coscienza.
Non è il mio mondo.

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  • Redazione

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