
Non so fino a che punto la guerra in Ucraina deve considerarsi chiusa in tempi brevi per quanto riguarda l’occupazione del Donbas. Sono però convinto che le sorti della guerra siano segnate. Per me, l’ho detto fin troppe volte, lo erano sin dal suo sorgere. Che fosse ingiusto, e lo è, non cambia di una virgola il risultato.
Quando Silvano Danesi, dalle colonne del suo Nuovo Giornale Nazionale che mi fa l’onore di ospitare spesso miei pareri, sostiene che la posizione dell’Europa, quasi stizzita per la sua inconsistenza in tutta la vicenda (mancanza di ruolo reso plasticamente dalla sua sostanziale esclusione nel confronto Trump- Putin – Zelensky) fa solo chiacchiericcio “inutilmente barricadiere” dice una cosa difficile da digerire ma assolutamente vera. E la supporta con una serie di dati inconfutabili.
Al punto in cui si è, appare dunque del tutto inutile, sul piano pratico, rispolverare – a turno – i volenterosi piuttosto che la presenza di armate, condite da improvvide parole della Nato. Anche se queste ultime sono servite a chiarire a tutti che, essendo il disimpegno per ora solo parziale dagli USA dalla guerra – quella sul campo e quella economica – ben più che un sospetto, agli Europei non resta che “sostituire” gli Usa in appoggi all’Ucraina che dovrebbero diventare sempre più diretti. E dunque la mia domanda di tre anni fa – qualcuno pensa di fare la guerra alla Russia e relativa considerazione: se no stiamo solo facendo il male dell’Ucraina – era e rimane valida.
Riparto dalle parole dette da Zelensky qualche giorno fa: «l’Ucraina potrebbe affrontare una scelta difficilissima: o perdere la dignità o il rischio di perdere un alleato chiave». Non sono d’accordo. Riconoscere di essere in situazioni estreme impone una scelta. Zelensky ha il merito di averla posta sul tavolo nuda e cruda. Ma l’Ucraina non perderebbe la dignità in ogni caso. Ha dato prova, con un altissimo sacrificio, di meritare ogni onore. Perdere una guerra, diventare vittima, non è perdita di dignità. Ora accettare la sconfitta è ingiusto, ma sarebbe pietà per una già più che dimezzata generazione di giovani, rispetto per tante vite. Occorre che i «guerrafondai francesi e inglesi», (ma non solo loro: anche coloro che si richiamano ai valori di libertà, dei diritti e della giustizia), lo capiscano e siano loro a porre sul tavolo, con la stessa lealtà e chiarezza che ha avuto Zelensky, il busillis: la smettiamo di provare a proporre aggiustamenti – magari giusti, ma inaccettati: e dunque inutili e controproducenti – alle bozze di accordo sul tavolo o scendiamo in guerra anche senza gli USA ed anzi sostituendoci ad essa. E poi, a risposta data, essere conseguenti.
Perché ai rilanci sinora fatti, la risposta di Putin è stata: “vedo”. Non mi pongo il problema se questa risposta va vista in chiave difensiva o di aggressività arrogante. Le carte ora si mettono sul tavolo.





