
Dunque forse ora è più chiaro cosa vuole Trump: riequilibrare il divario di potenza con la Cina ed i BRICS++. che sempre più si sposta tutto a sfavore USA. Per questo chiede, brutalmente, di schierarsi. Non vuole alleati, vuole soldatini obbedienti. Per farlo, gioca le carte più forti che ha in mano: quelle del mercato. I dazi sono lo strumento, l’ho già detto, di una politica ben più ampia che ha come obiettivo il non perdere il controllo almeno di una parte del mondo.
Quando parlo di potenza, non parlo di quella militare, ma del controllo dei flussi commerciali ed economici, dei debiti sovrani, della moneta di riferimento, dell’accesso alle materie prime. Si chiama “comandare”, anche se meno che nel passato. Trump vuole farlo. Non è il solo.
Ora forse è più chiaro cosa significa fare i “volenterosi” per infantili primogeniture. Si beccano schiaffoni sul muso ai quali non si potrà mai rispondere davvero, prosopopea a parte. Perché fare i volenterosi significa confessare che non c’è forza, volontà, capacità di essere Europa e dunque ci si muove isolati, dimostrando come si possa così essere distrutti in un attimo. Già se si fosse Europa sarebbe difficile competere nella guerra in atto, noi più piccoli degli altri contendenti. Da soli è il suicidio: mettiamo da parte le manzoniane grida e guardiamo i numeri. E sfatiamo leggende.
Ora forse è più chiaro cosa pensa Trump (solo lui?) degli organismi internazionali, e della NATO, e delle regole, e del diritto internazionale. L’intesa che aveva portato ad accordi che avevano definito tutto ciò non c’è più. E tutte le magagne vengono al pettine. L’ONU come esempio più eclatante. L’ONU, quell’organizzazione per la quale ci si sciacqua la bocca di democrazia che è formale e che è l’antitesi della logica (il voto di Monaco, del Liechtenstein valgono come quello di Cina o USA) ma si nasconde la realtà che quando si parla di cose serie vi è il diritto di veto di sole 5 Nazioni che peraltro oggi sono in “guerra” tra loro. Quell’ONU burocratizzata sino all’eccesso: e che per rispettare “equilibri” ha nominato nel 2023 a Presidente del Consiglio per i Diritti Umani quella stessa Iran, che oggi si prepara ad essere bombardata con la motivazione che le stragi degli oppositori del regime sono inaccettabili. Il ridicolo seppellisce ogni volontà di raddrizzare torti.
Inviterei a guardare quanto sta accadendo in Venezuela, in Groenlandia (e collegarlo però anche all’Ucraina), ai dazi USA ai Paesi europei che “volenterosamente” intralciano i suoi desiderata, al Board of Peace – che con la pace c’entra poco: – per Gaza che si vorrebbe estendere anche a Ucraina e Venezuela. Trump brutalmente lo dice: “Un potenziale sostituto dell’Onu per gestire i conflitti”. Indigniamoci pure, ma vediamo anche cosa possiamo fare nel concreto. E con l’Iran si aprirà un nuovo drammatico capitolo della “terza guerra mondiale a pezzi”, sullo stesso copione.
Soprattutto prendiamo atto della realtà: la lingua del suprematismo è ri-esplosa: quella USA ne è solo una, la più roboante ma non la più pericolosa. Non la si contrasta con fanciullesche iniziative e tanto meno con giuste ma inefficaci dichiarazione di principi. Ritorna l’antico “We play, you pay”: comunque vadano le cose il “you pay” sarà certo. Non siamo in grado di bloccarlo. Va solo capito se riusciamo a costruire le condizioni perché cambino le prospettive di gioco e dell’essere in gioco. Ed intanto la scelta immediata è tra stare da soli – e morire: con grande dignità, ma morire – o se mantenersi in un campo che riteniamo comunque il nostro campo. Poi essere conseguenti a tale scelta. Mi riferisco all’Occidente. Ma se la scelta fosse diversa la facciamo ora, non “poi si vede”.
La prima cosa da fare? Sedersi intorno ad un tavolo e decidere, in tempi ristrettissimi, senza infingimenti, se è ormai indispensabile pensare ad una Europa a due velocità; con uno dei blocchi che però predispone ed avvia quanto necessario per avere infrastrutture e politiche davvero comuni: esercito, finanze, sistema tributario, sistema di welfare, struttura industriale e politiche industriale, mercato interno senza concorrenza. E se il problema è “chi gestisce la nuova Europa “volenterosa” “ mettiamolo sul tavolo.
Magari alleggeriremo così il peso che la guerra tra poteri finanziari e relative famiglie, oggi in atto anche in Europa (Rothschild insegna), porta su ogni discussione. Se non altro lo si farà un po’ più alla luce del sole. Per far vedere qualcosa in più ai tanti orbi che sono in giro.




