Home Politica estera Armenia dopo il Karabakh: il voto che allontana Erevan da Mosca

Armenia dopo il Karabakh: il voto che allontana Erevan da Mosca

0
Contratto Civile, partito armeno

Contratto Civile, il partito del premier Pashinyan, vince le elezioni parlamentari con il 49,8% dei voti

Le elezioni parlamentari armene dell’8 giugno rappresentano probabilmente uno degli eventi geopolitici più importanti emersi nelle ultime settimane nello spazio post-sovietico.

Il partito al governo del primo ministro Nikol Pashinyan, Contratto Civile, ha infatti vinto le elezioni, secondo i risultati ufficiali pubblicati dalla Commissione Elettorale Centrale dopo lo scrutinio completo dei seggi.

Il partito di Pashinyan ha ottenuto il 49,8% dei voti contro il 23,3% dell’alleanza Armenia Forte guidata dal miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan. Sono le prime elezioni nazionali dopo la perdita del Nagorno-Karabakh nel 2023, una sconfitta che ha profondamente traumatizzato la società armena e che molti oppositori attribuiscono direttamente a Nikol Pashinyan.

Eppure il dato politicamente e strategicamente più importante emerso dal voto è proprio questo, nonostante il trauma nazionale, l’Armenia ha scelto di confermare il leader che più di ogni altro ha progressivamente allontanato Erevan dalla storica dipendenza geopolitica da Mosca.

La vittoria di Contratto Civile non rappresenta soltanto un risultato elettorale interno, ma il segnale che il Caucaso meridionale sta entrando in una nuova fase strategica nella quale gli equilibri costruiti dopo il crollo dell’Unione Sovietica iniziano lentamente a disgregarsi. Per oltre trent’anni l’Armenia è stata uno dei pilastri regionali del sistema di sicurezza russo.

La presenza militare di Mosca, l’appartenenza all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e la dipendenza energetica avevano trasformato la capitale Erevan in una sorta di avamposto russo nel Caucaso. Ma la guerra ucraina ha modificato profondamente questa architettura.

La perdita del Nagorno-Karabakh ha infatti prodotto in Armenia una frattura psicologica e geopolitica molto più profonda della semplice sconfitta territoriale. Una parte crescente della società armena ha maturato la convinzione che Mosca non sia più in grado o non abbia più interesse a garantire realmente la sicurezza dei propri alleati periferici. È qui che nasce il vero terremoto strategico.

La rielezione di Pashinyan indica che una parte significativa dell’opinione pubblica armena considera ormai inevitabile una graduale ridefinizione dell’orientamento geopolitico del Paese verso Europa e Stati Uniti.

Non si tratta ancora di una rottura frontale con la Russia, ma di un lento processo di emancipazione strategica che potrebbe avere conseguenze enormi per l’intero spazio post-sovietico.

Il Caucaso meridionale sta diventando, infatti, uno dei laboratori più sensibili del nuovo ordine multipolare. Russia, Turchia, Iran, Unione Europea e Stati Uniti competono simultaneamente per influenza energetica, corridoi logistici, stabilità regionale e controllo delle future connessioni eurasiatiche.

Non bisogna dimenticare che proprio attraverso Armenia, Azerbaigian e Georgia transitano alcuni dei corridoi infrastrutturali più importanti della nuova geopolitica eurasiatica.

Oleodotti, gasdotti, reti ferroviarie, dorsali digitali e collegamenti commerciali collegano il Mar Caspio al Mediterraneo e all’Europa aggirando progressivamente la Russia. Il Caucaso sta diventando una delle grandi cerniere strategiche tra Asia ed Europa.

Il progetto del cosiddetto “corridoio di Zangezur”, sostenuto da Azerbaigian e Turchia per collegare direttamente il territorio azero all’exclave del Nakhchivan attraversando il sud dell’Armenia, assume un significato geopolitico enorme.

Non si tratta soltanto di una infrastruttura commerciale o territoriale, è il tentativo di ridisegnare l’intera architettura delle connessioni eurasiatiche creando un asse turco – azero continuo dal Mar Caspio fino al Mediterraneo e al mondo turcofono dell’Asia centrale.

Negli ultimi mesi Ankara e Baku hanno ulteriormente rafforzato la cooperazione strategica firmando nuovi accordi nel campo della difesa, dell’industria militare, della sicurezza energetica e delle infrastrutture regionali.

Dopo la guerra del Nagorno-Karabakh, l’Azerbaigian si è trasformato progressivamente in uno dei principali partner strategici della Turchia nello spazio turcofono eurasiatico.

Il principio “una nazione, due Stati”, spesso evocato da Erdoğan e Aliyev, oggi non è più soltanto una formula politica o culturale. Sta diventando una vera integrazione geopolitica e militare.

L’Azerbaigian acquista droni, sistemi radar, tecnologie missilistiche e capacità di guerra elettronica dalla Turchia, mentre Ankara consolida progressivamente la propria proiezione strategica verso il Caspio e l’Asia centrale.

Anche il corridoio di Zangezur possiede una dimensione militare decisiva. Chi controllerà quella connessione controllerà non soltanto il traffico commerciale, ma anche la mobilità logistica, energetica e potenzialmente militare tra Anatolia, Caucaso e spazio turcofono centroasiatico.

In parallelo, cresce il valore delle infrastrutture invisibili. Nel Caucaso transitano o sono progettati anche corridoi digitali e cavi in fibra ottica destinati a collegare Europa e Asia aggirando le reti russe.

Il Mar Nero e il Mar Caspio stanno assumendo un’importanza crescente come piattaforme di connessione dati tra Europa, Caucaso e Asia centrale.

Georgia e Azerbaigian stanno investendo in nuove dorsali digitali terrestri e sottomarine che collegano il Caspio al Mar Nero e da lì all’Europa orientale. Progetti di cavi sottomarini nel Mar Nero sostenuti anche dall’Unione Europea puntano a creare connessioni energetiche e digitali alternative a quelle controllate dalla Russia.

Questo significa che il Caucaso non è più soltanto una periferia instabile dello spazio ex sovietico. Sta diventando un nodo centrale della nuova geopolitica delle connessioni, energia, trasporti, dati, fibra ottica, logistica militare e corridoi strategici.

La Russia osserva tutto questo con crescente preoccupazione. Per Mosca il rischio non è soltanto perdere influenza sull’Armenia, ma vedere progressivamente indebolirsi l’intero sistema di controllo costruito nello spazio post-sovietico dopo il 1991.

Se persino Erevan, storicamente uno degli alleati più fedeli del Cremlino, inizia a prendere le distanze dalla protezione russa, allora il problema strategico per Putin diventa molto più ampio del Caucaso stesso.

Ma esiste anche un altro elemento da non sottovalutare. Il progressivo disimpegno russo nel Caucaso apre inevitabilmente spazi di manovra per altre potenze regionali. La Turchia rafforza la propria proiezione turcofona verso l’Asia centrale.

L’Iran teme l’espansione azera lungo i propri confini settentrionali e guarda con forte sospetto al corridoio di Zangezur, che potrebbe ridurre il proprio peso logistico regionale.

L’Unione Europea cerca nuove rotte energetiche alternative alla Russia. Gli Stati Uniti osservano il Caucaso come parte della più ampia competizione eurasiatica contro Mosca e Pechino.

Per questo le elezioni armene hanno un valore geopolitico molto superiore alle dimensioni del Paese. Non raccontano soltanto il futuro dell’Armenia. Raccontano la lenta trasformazione dell’intero spazio eurasiatico mentre la Russia, assorbita dalla guerra ucraina, fatica sempre più a mantenere il controllo simultaneo delle proprie periferie strategiche.

Sarà la prova per vedere se il Caucaso stia diventando una delle prime regioni dove il sistema geopolitico costruito dalla Russia post-sovietica sta iniziando lentamente a dissolversi sotto la pressione del nuovo ordine multipolare e della nuova guerra globale delle infrastrutture.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui