Aggregato di manager, consulenti e gregari, geopoliticamente inane – In azione il complesso “Gli E3” dei falliti che si credono un continente
L’Unione Europea di Maastricht è stata creata volutamente senza una leadership, in quanto la leadership era a Berlino e l’UE doveva essere lo strumento del IV Reich, con il grande marco travestito da euro.
La struttura dell’Unione Europea, pertanto, è stata costruita senza una costituzione, con un Parlamento che conta più o meno niente, con un Consiglio che è il vertice degli Stati che la compongono e con una Commissione che viene presentata erroneamente come un governo è che è, di fatto, costituita da gregari, a cominciare dal suo presidente.
Se escludiamo Jacques Delors (1985-1995), tutti i presidenti arrivati dopo sono stati sostanzialmente dei gregari di una leadership politica, che era esterna a Bruxelles e che aveva sede a Berlino.
L’Unione Europea di Maastricht è stata fondata nel 1992 ed è entrata in effettivo esercizio nel 1993.
Il periodo di cancellierato di Angela Merkel va dal 22 novembre 2005 all’8 dicembre 2021, per un totale di circa 16 anni (5860 giorni), rendendola la seconda cancelliera più longeva della storia della Germania post-bellica dopo Helmut Kohl.
Prima di lei in Germania hanno governato Helmut Kohl (1982-1998, il cancelliere della riunificazione tedesca) e Gerhard Schröder (SPD, 1998-2005).
Il democristiano Kohl, insieme al presidente francese François Mitterrand, è considerato uno dei padri del Trattato di Maastricht (1992).
Kohl ha giocato un ruolo chiave nella riunificazione tedesca (1990), negoziando direttamente con Mikhail Gorbachev e ha ottenuto il via libera sovietico alla riunificazione e all’appartenenza della Germania unita alla NATO, in cambio di aiuti economici tedeschi, limiti all’esercito tedesco e garanzie (nessun dispiegamento NATO immediato nell’ex DDR).
Ha sostenuto le riforme di Gorbachev e, dopo il 1991, ha aiutato la Russia di Boris Eltsin con aiuti economici. La sua Ostpolitik era improntata alla riconciliazione e all’integrazione della Russia in un ordine europeo pacifico, ma sempre nell’ambito dell’alleanza atlantica.
Gerhard Schröder (Cancelliere 1998-2005) ha ereditato un’Europa già molto integrata e si è concentrato più su riforme interne che su nuovi grandi passi federali, pur mantenendo un profilo pro-europeo pragmatico: ha sostenuto l’allargamento dell’UE del 2004 (inclusi Paesi dell’Est Europa e Polonia); ha lavorato con Jacques Chirac per riforme istituzionali (proposte che hanno influenzato il Trattato di Lisbona).
Interessanti i rapporti con la Russia. Schröder ha inizialmente preso le distanze dal rapporto personale di Kohl con Eltsin, ma ha sviluppato un legame strettissimo con Vladimir Putin (da lui definito “lupenreiner Demokrat” – un democratico puro).
Ha promosso una “partnership strategica” energetico-economica tra Germania e Russia. Nel 2005, poco prima di lasciare la carica, ha firmato l’accordo per il gasdotto Nord Stream 1 (diretto tra Russia e Germania attraverso il Baltico, bypassando i Paesi di transito come Ucraina e Polonia). Pochi giorni dopo la fine del mandato è diventato presidente del comitato azionisti di Nord Stream AG e, in seguito, ha lavorato per Gazprom e Rosneft.
I rapporti tra Angela Merkel e la Russia di Vladimir Putin sono stati lunghi, complessi e pragmatici, durati per tutti i 16 anni di cancellierato e si sono basati su una combinazione di dialogo economico, cooperazione energetica e gestione di crisi geopolitiche.
All’inizio del suo mandato, Angela Merkel ha ereditato e proseguito una politica di engagement con la Russia, ereditata dal predecessore Gerhard Schröder. La Germania ha puntato sul principio del “cambiamento attraverso il commercio”: legami economici per influenzare positivamente Mosca.
Il Nord Stream 1, inaugurato nel 2011 sotto il suo governo, ha raddoppiato la dipendenza energetica tedesca dal gas russo. Merkel ha sempre difeso questi progetti come “puramente commerciali” e utili per la sicurezza energetica tedesca e la stabilità.
Il rapporto si è irrigidito con l’annessione russa della Crimea (2014) e il conflitto nel Donbass, ma nonostante questo mutamento di posizione generale, Angela Merkel ha approvato il Nord Stream 2, molto criticato da USA, Polonia, Paesi Baltici e Ucraina, che lo vedevano come un’arma geopolitica di Putin e un tradimento della solidarietà europea.
Inoltre, la Merkel ha bloccato nel 2008 (al vertice NATO di Bucarest) la prospettiva di Membership Action Plan per Ucraina e Georgia, temendo una provocazione eccessiva verso la Russia.
Perché questo quadro storico in premessa? Per il fatto che l’Unione Europea, con Helmut Kohl, Gerhard Schröder e Angela Merkel non è stata altro che la Germania travestita, con una leadership che stava a Berlino e non a Bruxelles, dove albergavano gregari, consulenti, manager e lobbisti.
Tre falliti che si credono leader e liquidano l’Unione Europea
Il problema è che dopo Angela Merkel i maggiori protagonisti dell’Europa di Maastricht sono entrati in una crisi progressiva. L’Inghilterra con la Brexit se ne è andata il 31 dicembre 2020 e Francia e Germania, sotto la guida di governi sempre più inetti, sono piombate in una crisi pesante.
La conclusione è che quello che si è riunito ieri, il sedicente E3 (che non è la sigla di un colorante), è un insieme di tre falliti.

La cronaca ci consegna che “Gli E3” (banda musicale di fiati) con Zelensky hanno concordato di esprimere alcune linee per arrivare alla pace, ovviamente giusta, tra Russia e Ucraina: congelare le linee del fronte, concordare un cessate il fuoco e avviare presto dei negoziati ai quali l’Europa dovrà partecipare.
Udite, udite.
Come riferisce l’Ansa, da sempre attenta ai rumors londinesi, l’incontro di Londra ha avuto un altro tema cruciale sul tavolo: la partecipazione dell’Europa ai colloqui. Con un’idea che potrebbe farsi spazio nelle prossime settimane, ossia che a rappresentare il Vecchio Continente sia proprio lo stesso complesso bandistico “Degli E3” riunito domenica a Downing Street con Zelensky.
Chiunque abbia un minimo di cervello non può non capire che i tre falliti, con il loro complesso musicale “Gli E3”, hanno liquidato in un colpo solo l’Unione Europea e mandato in pensione Ursula von der Leyen.
Zelensky ha detto che l’Europa deve essere coinvolta nei negoziati, ma chi la rappresenterà?
Il complesso musicale “Gli E3”, ossia l’alleanza dei falliti?
L’accelerazione degli ultimi giorni di Starmer, Macron e Merz – il presidente francese ha indetto una nuova riunione dei Volenterosi il 14 luglio a Parigi – è volta a far in modo che al tavolo dei negoziati a sedersi siano proprio i leader di Regno Unito, Francia e Germania, con il beneplacito di Kiev.
Se tra i molti motivi per i quali l’Unione Europea è una nullità politica, geopolitica, strategica c’è quello principale che non ha una leadership degna di questo nome, “Gli E3”, complesso di falliti, è la dimostrazione lampante di come sia ridotta oggi la leadership nel Vecchio Continente, per fortuna con qualche rara eccezione.
Gian Piero Quaglino, nel 2019, nella prefazione al testo di Manfred F.R. Kets de Vries, “Leader, giullari, impostori – Sulla psicologia della leadership”, (Raffaello Corina Editore), afferma: “Mai vista, come oggi (e in crescendo di anno in anno, quasi di stagione in stagione), tanta fragilità di leadership: insufficienza e approssimazione da un lato, improvvisazione e dilettantismo (allo sbaraglio…) dall’altro” e aggiunge, al riguardo di questo sedicenti leader, la loro “pretesa di essere riconosciuti leader o capaci di leadership per semplice autodichiarazione, autocertificazione, autonomina (o pure per sovrabbondanza di like, per inflazione di follower in rete)”.
Citando uno dei maggiori studiosi di leadership, Bernard Bass, Gian Piero Quaglino scrive: “La leadership comincia dove il management finisce”.
“La leadership di Bass – aggiunge Quaglino – è dunque l’azione (la competenza, la capacità, la qualità, la dote, il talento…) di riuscire a compiere imprese, a ottenere risultati, a raggiungere traguardi sapendo alimentare di volta in volta, daccapo, lo spirito di gruppo, l’alleanza tra leader e follower, il legame di fiducia, l’ingaggio e la motivazione, l’investimento di energie da un lato, e la gratificazione e soddisfazione di tutti per i risultati raggiunti”.
Esattamente il profilo del complesso “Gli E3”. Scegliete voi se ridere o piangere.
“La leadership – continua Quaglino – è anzitutto sapere che dà forma alla conoscenza del dove dirigersi, del come intraprendere, del perché osare. Non c’è vocazione alla leadership senza assumere la posizione (l’unica consentita) di chi guida all’avventura, all’esplorazione, all’avanscoperta”.
E aggiunge impietosamente: “Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata”.
Se mettiamo assieme il loro consenso, “Gli E3” stanno passeggiando, ma in discesa.
Manfred F.R. Kets de Vries, nel testo citato, scrive che la leadership è “la capacità di articolare una visione per il futuro, di compiere delle scelte (spesso difficili), di impressionare i seguaci allo scopo di portarli a condividere la propria visione, di costruire delle reti interpersonali, di delegare determinati poteri ai subordinati e di mantenere le aspettative di questi ultimi ancorate alla realtà. La prova decisiva – aggiunge – consiste nella sua capacità di mantenersi aderente alla realtà e di vedere le cose come realmente sono nonostante le pressioni di chi intorno a lui vorrebbe coinvolgerlo in un rispecchiamento distorto”.
Che dire? Ursula von der Leyen ha il profilo della gregaria. Mario Draghi è un manager, ma non un leader. Letta al massimo è un consulente. E il complesso “Gli E3”? Canta facendo una passeggiata.
Mosca parla con Trump e anche con l’UE, ma non con “Gli E3”
Non poteva mancare il parere tranciante di Mosca.
Dopo che Putin ha detto che la guerra in Ucraina “si avvia alla conclusione”, Yuri Ushakov, consigliere di Putin, ha annunciato che Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi “presto” a Mosca per la ripresa del dialogo. Ushakov è l’uomo che, proprio con i due negoziatori di Donald Trump, ha finora tessuto i colloqui per la fine della guerra.
Il complesso musicale “Gli E3” non avrà il suo palcoscenico. Putin non li vede nemmeno se mette una lente d’ingrandimento sul tetto del Cremlino. Putin parla con Trump e i suoi inviati, piaccia o non piaccia a Zelensky.
Nelle scorse ore, Putin ha anche aperto alla possibilità di un dialogo con l’Unione europea, proposto per due volte in una settimana dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Anche in questo caso il complesso “Gli E3” non è stato nemmeno menzionato, nonostante sia la banda più gradita da Zelensky.
Il presidente russo ha indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore. Su questo nome sia Berlino sia Bruxelles hanno frenato, ma l’idea del dialogo con la Russia non è stata esclusa.
Comunque vada, per ora l’alleanza dei falliti, “Gli E3”, che crede di essere la leadership d’Europa si sta facendo una passeggiata. Al massimo può suonare per Zelensky che, se prosegue con la sua subordinazione agli inglesi, rischia di tornare ad essere solo un comico.





