Dove ha sbagliato Travaglio con il falso scoop sulla Minetti?
Ricordo che nell’era preistoria antidiluviana, allorquando la Polizia Giudiziaria disponeva ancora di iniziativa investigativa, a volte ci si imbatteva in ambigui figuri che si dichiaravano in possesso di sconvolgenti notizie fitte di trame oscure e altolocate corruzioni.
Ci volevano ben pochi accertamenti preliminari per l’ufficiale di Polizia Giudiziaria ad inquadrare quel soggetto nel classico “millantatore” (termine tecnico per descrivere il “cazzaro” della situazione) e così chiudere la pratica.
Poi… i Pubblici Ministeri sono divenuti i dirigenti indiscussi delle indagini e spesso sui “cazzari” si sono montati i mastodontici processi del secolo, tanto fantasmagorici, quanto farlocchi.
Travaglio questo lo sa fin troppo bene, ecco perché la smentita della Procura Generale di Milano sullo scoop della Minetti gli fa intorcinare le budella.
Cosa ha fatto, in fondo, di tanto grave, si chiede, da meritarsi il pubblico ludibrio?
Si solo è imbattuto in una “cazzara” e su quelle rivelazioni ha montato un’inchiesta giornalistica che ha fatto fibrillare finanche il Presidente della Repubblica.
E che sarà mai!
Se ci pensiamo, ha fatto, né più, né meno quello che tante rinomate Procure fanno ormai da decenni.
E Travaglio lo sa.
Lo sa, perché da bravo megafono di quelle Procure ha sempre magnificato quei processi basati su falsi pentiti e megalomani millantatori che originano pindarici teoremi e astruse congetture.
Ha vissuto in simbiosi con quel sistema dal quale sono scaturite fantasiose trattative Stato – Mafia, Agende Rosse e Piste Nere, mandanti occulti e poliziotti infedeli.
Ha narrato con passione gli impianti accusatori affascinanti e conturbanti, ottimi per sceneggiare trame di serie TV di sicuro successo, ma inconsistenti per ottenere la minima sentenza di condanna.
Processi che si sono dissolti miseramente in assoluzioni, per poi, però, risorgere con le dichiarazioni di un nuovo “cazzaro” pronto per l’uso, o per riprodursi per clonazione, o rigenerarsi per gemmazione.
Questo era il sistema.
Questo è il sistema.
E con quel sistema fior di magistrati hanno fatto carriera.
Proprio grazie ai loro insuccessi giudiziari sono diventati simboli dell’anti-mafia, della giustizia.
E ,parimenti, chi ne canta le lodi, come Travaglio, è divenuto paladino del cosiddetto “giornalismo d’inchiesta”.
Quel giornalismo basato su tesi precostituite, fonti anonime, testimoni con il volto travisato, notizie ancora “da verificare”… che poi provengano da un “cazzaro” è solo un mero e insignificante dettaglio.
Ma l’aspetto più inquietante è che su tale metodo mediatico-giudiziario si sono riuniti frotte di adepti adoranti che credono senza mai porsi mai dubbi.
Automi con la bava alla bocca e il cervello all’ammasso che anelano l’inquisizione, brandeggiando forche e ghigliottine.
E, quindi, dove ha sbagliato Travaglio rispetto a tanti rinomati magistrati?
Perché viene messo in croce lui e non i tanti Pubblici Ministeri che hanno distrutto vite e carriere basandosi su dichiarazioni di millantatori che affermavano il falso e poi ritrattavano, così come ha fatto Graciela?
L’errore di Travaglio è di non aver compreso la regola primaria di quel sistema.
Il perverso meccanismo, infatti, può essere usato contro i politici, contro le Forze di Polizia, ma guai a usarlo contro la magistratura stessa.
Quando Il Fatto Quotidiano ha lanciato la sua campagna contro la grazia alla Minetti mirava a colpire il ministro della Giustizia e forse anche il Presidente della Repubblica.
Non aveva compreso, invece, che se le notizie divulgate fossero state veritiere, se quanto detto dalla massaggiatrice fosse stato riscontrato, l’unico Ente che ne avrebbe pagato pegno sarebbe stata la Procura Generale di Milano, che aveva svolto gli accertamenti, dando il parere positivo alla grazia.
Per cui: fine della storia. Fine dello scoop.
E, così, oggi Travaglio impara che se la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici, anche i millantatori possono essere sì usati, ma solo contro i nemici.
In caso contrario è un’arma che finirà per esplodere nelle mani di chi la usa.
Chi di Graciela colpisce, di Graciela perisce…





