
Su Crans Montana questo giornale non molla.
Sono passati altri giorni e l’identificazione del cameriere travisato da Guy Fawkes ancora latita.
Eppure, come abbiamo ripetutamente scritto, i soggetti papabili non possono essere mille, bensì due o tre al massimo.
Nel frattempo, il tribunale di Sion ha fissato la cauzione di Moretti a 200.000 franchi pagati da un anonimo benefattore, come “minacciato” dalle autorità nei giorni scorsi.
200.000 franchi svizzeri per una famiglia con quel patrimonio, pari a diversi milioni? E con quegli “amici” sia svizzeri che corsi?
Per una strage di ragazzi di queste proporzioni?
Per una sputtanata alla Svizzera di queste proporzioni, aggiungerei …
Perché il tribunale di Sion non ha chiesto almeno un milione di Franchi?
La cauzione, decisa in relazione alle capacità patrimoniali del detenuto (e in un caso del genere anche del suo ambiente familiare e relazionale) deve essere tale da dissuadere la fuga perché la sua confisca sarebbe in grado di assestare un colpo assai rilevante al patrimonio dell’imputato (e del suo ambiente più stretto appunto).
Nelle stesse identiche condizioni e relativamente al reato di cui si parla, 200.000 franchi sarebbero adeguati a una famiglia di operai, non a degli imprenditori così patrimonializzati.
Il Governo italiano non si è nascosto dietro ad un dito: “Sono indignata, la considero un oltraggio alla memoria delle vittime e un insulto alle loro famiglie” ha detto la premier Giorgia Meloni annunciando che il governo “chiederà conto alle autorità svizzere”.
Quali? La Svizzera si trincererà dietro la giurisdizione del Vallese e pretenderà di avere le mani legate.
Un po’ come se la Svizzera protestasse nei confronti del Governo italiano contro le decisioni del Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere.
Surreali e dadaiste le dichiarazioni della procuratrice generale del Vallese Beatrice Pilloud che ha rotto il silenzio con un lungo comunicato stampa in cui non esclude di “estendere” l’indagine a chiunque altro possa avere una responsabilità penale.
Il fascicolo aperto sulla strage di Capodanno sta assumendo una dimensione enorme, oltre che una significativa rilevanza internazionale: per ora si sono costituite circa 130 parti offese e civili, rappresentate da una cinquantina di avvocati.
Ci sono in atto rogatorie internazionali con la Francia e l’Italia, che si aspetta di poter collaborare con Sion.
Ma la procuratrice generale ha respinto l’ipotesi di “commissariamento” esterno al Canton Vallese a cui affidare le indagini.
Erano stati alcuni legali delle famiglie delle vittime a chiederlo, sollevando dubbi e critiche sulla gestione dell’indagine: “Non vi è alcuna ragione, né oggettiva né giuridica, che giustifichi la nomina di un procuratore straordinario”, ha replicato la magistrata.
Nooo! Ci mancherebbe. Lo nomineranno, per accontentare l’opinione pubblica, quando l’inchiesta sarà già cristallizzata e il nominando non ci potrà fare nulla.
Fino a questo punto gli inquirenti elvetici sono stati “impeccabili”, lo dicono tutti…
Madame Pilloud minaccia di estendere ad altri responsabili l’azione penale.
Surreale. L’estensione fa parte dei poteri naturali di chi rappresenta lo stato nell’azione penale ed è cosa normale.
Quindi? Trattasi di dichiarazione per minacciare gli anonimi montanari (o meglio, marinari) che versano cauzioni?
Trattasi di parole gettate al vento per mostrare alle famiglie affrante che l’intrepida procura non guarda in faccia a nessuno?
Sicuramente è possibile.
Contraddittoria e illogica è la seconda parte della dichiarazione.
Una piccola procura cantonale, abituata per lo più a reati minori, si trova affogata in un guaio del genere, di rilevanza internazionale e che coinvolge centinaia di soggetti.
Però, secondo madame Pilloud, non c’è necessità di creare una struttura ad hoc con l’aiuto del governo federale.
Una logica impeccabile. Non ce la fai, però non hai bisogno di aiuto.
Parliamo, poi, delle “terribili” misure alternative alla detenzione applicate a Jaques Moretti: “Si tratta delle misure classiche che consistono nel divieto di lasciare il territorio svizzero, nell’obbligo di depositare tutti i documenti di identità e di soggiorno presso il Ministero pubblico, nell’obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia e quindi nell’obbligo di versare una cauzione” cioè i 200.000 che anche senza ricorrere ai padrini e padroni corsi, probabilmente rappresentano meno di quanto aveva incassato il dinamico duo Moretti in pochi giorni sotto le feste dai vari locali di loro proprietà.
Le misure “classiche.” Perché è assolutamente impossibile per un pregiudicato vicino a certi ambienti malavitosi procurarsi documenti falsi. Impossibile!
Inoltre, l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia, in un paese dal territorio limitato come la Svizzera fa sorridere.
Valichi montani non sorvegliati a pochi chilometri da Crans Montana?
Sicuramente nessuno, ci mancherebbe!
Ma, cari amici, non c’è bisogno di prendere troppo freddo e rischiare di cadere in montagna.
In poco più di due ore e mezza in una comoda autovettura si arriva da Crans Montana a Saint-Gingolph, sul Lago Lemano.
Ci sono stato tantissime volte.
A piedi, in macchina, in bicicletta, in canoa, in vaporetto si entra in Francia. Non esiste alcun controllo.
La polizia se ne accorgerebbe 20 ore dopo.
In 20 ore, dalla Francia, Moretti potrebbe già essere in Corsica.
Sei ore da Saint-Gingolph a Marsiglia.
Da Marsiglia a Calvi sono 155 miglia nautiche che, a 20 nodi di velocità di crociera, si fanno in circa 8 ore.
Capito mi hai? Calcolando comodamente i tempi, 20 ore sono abbondanti.
Non c’è neppure bisogno di documenti falsi.
Le misure cautelari alternative concesse a Moretti sono, dunque, inconcepibili.
Perché dare tanta corda a Moretti, che non è il tuo tipico soggetto incensurato, incapace di trovare un passaporto falso, ovvero di escogitare e di effettuare una semplice operazione di fuga come quella sopra descritta?
E non mi parlate di sorveglianza elettronica perché anche se gli avessero messo addosso un tracker, si esce anche da quello.
Infatti, il tracker è considerato light security, non roba per pregiudicati ritenuti vicini ad una mafia importante e imputati di reati gravissimi.
Ma, vedete, continua ad esistere un’ipotesi che spiegherebbe molte cose.
Forse tutto.
Immaginiamo che Jessica Moretti si rimangi l’identificazione della cameriera, e assieme al marito dichiari, al contrario che quei due non facevano parte del personale e che lei li ha seguiti perché se ne è accorta subito.
Immaginiamo anche che, nei cinque giorni “liberi”, Jessica e Jacques abbiano lasciato molteplici prove audiovideo di tali dichiarazioni, magari proprio agli amici corsi.
Forse non è casuale che ancora Jessica non voglia identificare Guy Fawkes, perché, come arma di ricatto, tale identificazione peserebbe come un macigno contro le autorità elvetiche.
Da tragico incidente ad attentato operato da un soggetto scaltrissimo e operativamente assai capace.
Certo come con il Bayesan, le autorità non sono apparse affatto favorevoli a cercare la verità fino in fondo.
Piuttosto accettiamo l’ipotesi che una tempesta violentissima di 100 mq abbia spacciato il povero yacht e le vittime.
Dopo che mille barbe finte di varie nazionalità si sono palesate sul luogo.
Forse per esaminare un fenomeno meteorologico unico nella storia della fisica.
Ma un’ipotesi complottistica, quindi da rifiutarsi a priori ci mancherebbe, spiegherebbe tutto:
è necessario buttare tutta la responsabilità sulle autorità del Vallese, cioè su dei pesi piuma, mantenendo la Confederazione fuori dal biasimo generale.
Ciò, tra l’altro, contrasta con la realtà.
In certi luoghi come Crans Montana (Gstaad, Verbier, Sankt Moritz e qualcun altro come Villars sur Ollon dove sono locati alcuni dei collegi più famosi), il controspionaggio elvetico mantiene una guardia elevatissima.
A Verbier era solito sciare William d’Inghilterra per un certo periodo, tanto per dire.
Altro che procura del Vallese, come ufficialmente viene affermato, ovviamente c’è tutta l’intelligence elvetica impegnata.
Ma gettare tutto ciò che non va e non torna su madame Pilloud fa comodo a tutti. Se l’inchiesta fa acqua da tutte le parti, se la cauzione è ridicola etc. è tutta colpa di quei quattro montanari del Vallese.
Cosa ci si può fare?
Anche la discovery su possibili riciclaggi di soldi sporchi in Svizzera, fa sì male, ma è una ferita da poco.
Accuse di questo genere agli Svizzeri le fanno due volte al giorno.
Da sempre. Ma c’è una cosa che non si può toccare.
La Svizzera è sicura. Non ci sono attentati e soprattutto attentati che uccidono quaranta poveri ragazzi.
Questo è inaccettabile e non deve essere menzionato neppure quale ipotesi residuale.
Una tale circostanza scatenerebbe il panico e solleverebbe domande cui non è possibile dare risposta.
Ecco perché deve passare senza fallo la ricostruzione proposta sin qui.
Tragica fatalità. Gestori avidi e disattenti, un po’ di gossip sui soldi sporchi et voilà siamo a posto.
Si gira pagina, come si è fatto con il Bayesan.





