
Le sue dissertazioni hanno affascinato un po’ tutti, ma il recente video in cui prende posizione per il NO al referendum sulla giustizia è una doccia fredda per chi ha sempre creduto in lui mantenendo una certa capacità critica. La ricerca della verità infonde l’anima di ogni storico. In quel video, la verità è ciò che rimane su uno zerbino in un giorno di pioggia.
Analizziamo il video di Alessandro Barbero. Dice che il CSM verrà sdoppiato: un organo rappresenterà i magistrati giudicanti, l’altro quelli requirenti, ossia i pubblici ministeri. E questo è vero. Dice altresì che al di sopra di tali organi vi sarà l’Alta Corte disciplinare, titolare dell’azione nei riguardi sia dei magistrati giudicanti che di quelli requirenti. Anche questo è vero.
Barbero parla delle modalità di elezione dei componenti dei suddetti organi, ossia dei due rami in cui verrà suddiviso l’attuale CSM, e della futura Alta Corte. E qui arrivano le falsità. Grossolane falsità.
Dice che i membri cosiddetti laici, ossia quelli non togati, di nomina politica (tratti da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio) e che oggi sono scelti dal Parlamento in seduta comune, verranno invece nominati dal Governo.
E’ una bugia. I membri laici, infatti, continueranno ad essere nominati dal Parlamento in seduta comune. La differenza non è da poco, se si considera che il Governo non è eletto dal popolo. In questo modo, chi crede alle affermazioni di Barbero si rappresenta una magistratura controllata dall’Esecutivo, che è lo spettro evocato dai sostenitori del NO, quando non è affatto così.
Poi, Barbero entra nel merito delle modalità di elezione dei membri, sia togati che laici: «I membri togati saranno tirati a sorte, mentre il Governo continuerà a scegliere quelli che nomina lui», dice.
E’ un’altra bugia. A parte – giova ripeterlo – che i membri laici continueranno ad essere eletti dal Parlamento in seduta comune, e non dal Governo. Ma anche il Parlamento estrarrà a sorte i relativi nomi, presi dal summenzionato elenco di professori universitari e avvocati, allo stesso modo di come si farà per tutti i membri togati.
Ma a destare sconcerto è la conclusione alla quale giunge Barbero. Parla di organi «dove di fatto il Governo potrà, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni». Una conclusione pesante, assolutamente fuorviante, per non dire delirante, basata su presupposti fattuali assolutamente falsi.
Perché uno storico del calibro di Alessandro Barbero arriva a compiere una siffatta grave mistificazione?
La risposta è semplice. Barbero, che non è scemo, sa perfettamente che chi lo segue non metterà mai in dubbio la sua parola, né andrà mai a verificare di persona cosa c’è effettivamente scritto negli articoli 3 e 4 della riforma costituzionale.
Quando uno come Alessandro Barbero arriva a appoggiare uno schieramento politico che vuole disperatamente garantire la conservazione dello status quo, allora significa che la posta in gioco è alta. Molto alta. Ma dimostra, altresì, che il livello di ignoranza e di ignavia di coloro che nemmeno si vanno a leggere una riforma chiave del nostro ordinamento, e sulla quale a breve dovranno esprimersi, è di gran lunga superiore alla posta in gioco.





