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ALCHIMIA, PER COGNITUM AD INCOGNOTUM

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di Sergio Restelli
L’espressione “per cognitum ad incognitum” è una locuzione latina che significa “dall’acquisito all’inconosciuto”. Questo processo si riferisce al passaggio dalla conoscenza di qualcosa di noto a qualcosa di sconosciuto, dall’esplorazione di ciò che è familiare all’esplorazione di ciò che è nuovo. L’affermazione ha le sue origini nell’ambito della filosofia e della teoria della conoscenza. Il suo valore è stato sostenuto da diversi pensatori nel corso della storia, tra cui Immanuel Kant e Edmund Husserl. Questi filosofi hanno sostenuto che l’esplorazione e la scoperta di ciò che è sconosciuto sono parte integrante del processo di acquisizione di conoscenza. In generale, “per cognitum ad incognitum” richiama l’idea di spingersi al di là dei limiti della conoscenza attuale per esplorare e scoprire nuovi territori intellettuali.
L’alchimia è un’antica disciplina che si sviluppò principalmente in Europa tra il III e il XVII secolo. Questa pratica era basata su conoscenze scientifiche, filosofiche e spirituali che cercavano di trasformare la materia per raggiungere un’evoluzione spirituale e una comprensione profonda del mondo. L’alchimia proponeva una visione del mondo molto diversa da quella occidentale moderna, focalizzandosi sull’interconnessione tra l’universo, l’uomo e la natura. Gli alchimisti credevano che la materia avesse una dimensione spirituale intrinseca e cercavano di scoprire i segreti dell’universo attraverso l’analisi e la trasmutazione degli elementi.
Nella mentalità occidentale moderna, spesso prevalentemente razionale e scientifica, l’alchimia può sembrare un concetto molto distante. Tuttavia, molti principi alchemici hanno avuto un impatto duraturo sulla nostra cultura, come l’idea di trasformazione interiore o la ricerca di un equilibrio tra opposti complementari. Quindi, anche se potrebbe sembrare lontana dalla nostra mentalità occidentale contemporanea, l’alchimia ha contribuito a modellare la nostra comprensione del mondo e può ancora offrire spunti di riflessione sulla spiritualità e sull’interconnessione tra noi e tutto ciò che ci circonda.
La poesia ermetica presenta molti aspetti affini alla filosofia alchimistica, nonostante manchi di connessioni contenutistiche con il mondo esoterico. Uno dei principali punti di convergenza è l’atteggiamento degli ermetici e degli alchimisti nei confronti della realtà. Per l’alchimista, l’uomo e il cosmo sono inseparabili, essi condividono lo stesso substrato, che è la materia eterna. Questa materia esiste sia nell’infinitamente piccolo che nell’infinitamente grande e rappresenta un legame tra il microcosmo umano e il macrocosmo cosmico.
Nella poesia ermetica, questo atteggiamento viene espresso attraverso l’uso della tecnica dell’analogia. L’analogia è vista come una “vera e propria illuminazione poetica”, in quanto consente di cogliere le corrispondenze tra elementi diversi e di rivelare la profonda connessione tra l’uomo e il mondo naturale. Questa tecnica trova espressione anche nella “rispondenza paesaggio-corpo umano”, che implica che il paesaggio esterno sia in sintonia e in comunione con il corpo umano. Ciò implica che il poeta ermetico, come l’alchimista, si immedesimi nella natura e si ponga “al di dentro” della realtà, per comprendere e misurare il mondo intorno a lui.
In definitiva, la poesia ermetica si avvicina alla filosofia alchimistica nella sua concezione dell’uomo e del cosmo come unità, nel suo intento di cogliere le corrispondenze e nell’approccio di immedesimazione nella natura. Entrambe cercano di rivelare la profonda legge che governa l’universo e il legame tra l’uomo e il mondo che lo circonda. Coloro che sono in grado di sentirsi inseriti nell’armonico fluire della vita universale, riescono a captare tutta una catena di rapporti che, ad una mentalità troppo ancorata a schemi razionali, a pensare in termini logico-deduttivi, a conoscere soltanto in base alla relazione di causa-effetto, possono apparire paradossali, ma che, da un diverso punto di vista, hanno una profonda ragione di esistere.
L’uomo proietta la propria esperienza interna sul mondo e, allo stesso tempo, subisce quella esterna, queste due esperienze si assimilano tra di loro intorno ad un termine comune: si scopre la “somiglianza” tra le cose, ossia quella che finora abbiamo definito “analogia”. La psicoanalisi conferma che questa è la disposizione più autentica e originaria dell’uomo verso il mondo, i processi psichici inconsci che non si possono trasferire direttamente alla coscienza, vi irrompono attraverso immagini simboliche che si formano per analogia. Il concetto dell’Ouroboros, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli fondamentali dell’alchimia e rappresenta il movimento infinito e l’evoluzione continua.
Questo simbolo rappresenta il concetto che l’evoluzione nasce dalla distruzione e che il movimento non si arresta mai. La forza latente della natura è in grado di crearsi e distruggersi da sola, e tutto questo è un ciclo infinito. Il cerchio chiuso sull’Ouroboros simboleggia l’inizio e la fine dentro di sé. Secondo Jakob Bohme, non c’è differenza tra la nascita eterna, la reintegrazione e la scoperta della pietra filosofale.
Questo significa che l’ottenimento del potere serpentino di rinascita e l’opera alchemica sono la stessa cosa. Il serpente che cambia la sua pelle e rinasce ad ogni stagione è simile alla Fenice che risorge dalle proprie ceneri. Ciò significa che c’è la possibilità di una rinascita perpetua. Eliphas Levi commenta il famoso passo della Tavola Smeraldina come espressione dell’unità dell’essere e delle armonie, la legge immutabile dell’equilibrio e il progresso proporzionale delle analogie universali.
Questa proposizione dimostra le matematiche necessarie dell’infinito attraverso la misura di una sola parte del finito. Tutto ciò si ricava dalla Tavola di Smeraldo. Le tradizioni magiche e religiose riconoscono la profonda connessione tra l’universo interno dell’individuo (microcosmo) e l’universo esterno (macrocosmo). Questa comprensione mistica spinge alla ricerca dell’unificazione spirituale di queste due dimensioni. Il mago e il teurgo, a seconda del loro grado di evoluzione mentale, percepiranno queste corrispondenze in sé stessi e cercheranno di applicarle nei rituali operativi, seguendo la legge della corrispondenza.
L’alchimia, lontana dal voler minare le basi della scienza e della religione ufficiale, si sviluppa indipendentemente per scoprire le chiavi dell’universo. Oltre alle forme statiche ed esteriori delle cose, l’alchimia ricerca il segreto dell’energia che le ha create, il principio che le accomuna al di là delle apparenze, in breve, l’archetipo universale.

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