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Ai vertici dell’Iran scontro di clan a suon di miliardi

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miliardi di dollari

I Khamenei e i Larijani e i 200 miliardi di dollari

Per capire davvero cosa sta accadendo al vertice della Repubblica islamica bisogna partire da una cifra: 100 – 200 miliardi di dollari.

È il patrimonio stimato di Setad, il conglomerato economico controllato direttamente dalla Guida Suprema.

Dentro questo sistema confluiscono immobili confiscati dopo la rivoluzione, partecipazioni in banche, telecomunicazioni, energia, industria e una rete di fondazioni religiose.

È uno dei più grandi imperi economici del Medio Oriente, e il controllo è in mano esclusivamente al Leader Supremo.

La morte di Ali Khamenei ha aperto una guerra di successione dentro il regime.

Per ora la partita sembra essere stata vinta dal suo stesso clan. Il nuovo Leader Supremo è Mojtaba Khamenei, che eredita sia la carica religiosa che il controllo dell’intero patrimonio del Setad.

La successione, tuttavia, si è trasformata in una partita di scacchi tra clan.

Da una parte il gruppo Khamenei, sostenuto dalle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), il vero pilastro militare ed economico del sistema, che controlla sicurezza interna, intelligence e vasti conglomerati economici.

Dall’altra parte c’è la famiglia Larijani, una delle più radicate nell’establishment della Repubblica islamica. Ali Larijani, già presidente del Parlamento e oggi figura centrale nella gestione della sicurezza nazionale, negli ultimi mesi è diventato uno dei principali gestori della crisi: repressione interna, coordinamento della guerra, relazioni con Russia e Cina, controllo della narrativa politica.

Dopo la morte di Khamenei senior, la rete Larijani ha giocato la propria mossa sulla scacchiera del potere. Sadeq Larijani, ex capo della magistratura, è stato portato alla ribalta, ma per ora la mano l’ha vinta il clan Khamenei con Mojtaba.

La partita si è giocata nel più puro stile clanico: da una parte la linea dinastica sostenuta dalle Guardie Rivoluzionarie e dall’altra il clan che ha tentato la scalata attraverso la rete istituzionale.

In questo quadro, la politica iraniana si rivela una competizione tra reti familiari e fazioni elitarie per il controllo di risorse economiche immense, apparati di sicurezza e influenza religiosa, in un sistema ibrido, dove istituzioni formali servono da copertura a dinamiche di potere personalizzato e basato sui legami di clan.

La guerra e le sanzioni fanno da sfondo a una realtà più prosaica: un’élite miliardaria che difende il proprio potere mentre l’intero Paese paga il prezzo delle sue lotte interne.

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  • Redazione

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