
Dopo l’accaparramento delle terre da parte di miliardari, fondi finanziari e multinazionali e il tentativo, per ora non riuscito, di farci mangiare schifezze prodotte nelle aziende, guarda caso, ancora di fondi, miliardari e multinazionali (la combriccola è sempre la stessa) il pericolo che corre l’umanità è il controllo, da parte sempre della combriccola, dell’acqua, ossia della vita.
I dati forniti dall’Onu ci dicono che 2,2 miliardi di persone vivono ancora senza acqua potabile gestita in modo sicuro, tra cui 115 milioni di persone bevono acqua di superficie.
Le acque transfrontaliere rappresentano il 60% dei flussi di acqua dolce del mondo e 153 paesi hanno territorio all’interno di almeno 1 dei 310 bacini fluviali e lacustri transfrontalieri e hanno censito 468 sistemi acquiferi transfrontalieri.
Da questi dati si deve partire per affrontare i temi che sono stati posti a marzo durante la giornata mondiale dell’acqua, ultima di una serie che tenta di mettere a fuoco i problemi del pianeta azzurro, dove la vita esiste grazie a questo straordinario legame naturale tra idrogeno e ossigeno, evidente nella formula H2O.
Punto primo: l’acqua può creare pace o innescare conflitti. Quando l’acqua scarseggia o è inquinata, o quando le persone lottano per accedervi, le tensioni possono aumentare. Cooperando sull’acqua, possiamo bilanciare il fabbisogno idrico di tutti e contribuire a stabilizzare il mondo.
Punto secondo: la prosperità e la pace dipendono dall’acqua. Mentre le nazioni gestiscono il cambiamento climatico, la migrazione di massa e i disordini politici, devono mettere la cooperazione idrica al centro dei loro piani.
Punto terzo: l’acqua può farci uscire dalla crisi. Possiamo promuovere l’armonia tra comunità e paesi unendoci per un uso equo e sostenibile dell’acqua, dalle convenzioni delle Nazioni Unite a livello internazionale, alle azioni a livello locale.
In questo quadro si inserisce a pieno titolo il possibile intervento del Governo italiano, sulla base del Piano Mattei, voluto dal governo Meloni e che può contare su una dotazione iniziale di 5,5 miliardi tra crediti, operazioni a dono e garanzie, dei quali circa 3 miliardi verranno destinati dal fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi da fondo per la cooperazione allo sviluppo.
Il Piano si articola su cinque pilastri, tra di loro interconnessi.
ISTRUZIONE E FORMAZIONE – Il Piano si occuperà degli interventi che si prefiggono di promuovere la formazione e l’aggiornamento dei docenti, l’adeguamento dei curricula, l’avvio di nuovi corsi professionali e di formazione in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro e la collaborazione con le imprese, coinvolgendo in particolare gli operatori italiani e sfruttando il ‘modello’ italiano di Piccola e Media Impresa.
AGRICOLTURA – Gli interventi saranno finalizzati a diminuire i tassi di malnutrizione; favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari; sostenere lo sviluppo dei biocarburanti non fossili. In questo quadro noi riteniamo fondamentali lo sviluppo dell’agricoltura familiare, la salvaguardia del patrimonio forestale e il contrasto e l’adattamento ai cambiamenti climatici tramite un’agricoltura integrata.
SALUTE – Si punta a rafforzare i sistemi sanitari, migliorando l’accessibilità e la qualità dei servizi primari materno-infantili; a potenziare le capacità locali in termini di gestione, formazione e impiego del personale sanitario, della ricerca e della digitalizzazione; sviluppare strategie e sistemi di prevenzione e contenimento delle minacce alla salute, in particolare pandemie e disastri naturali.
ENERGIA – L’energia è uno dei settori centrali del Piano. L’obiettivo è quello di rendere l’Italia un hub energetico, un “vero e proprio ponte tra l’Europa e l’Africa”, spiega la premier, Giorgia Meloni. Sarà centrale il nesso clima-energia, come tutti gli interventi che verranno portati avanti per rafforzare l’efficienza energetica e l’impiego di energie rinnovabili con azioni volte ad accelerare la transizione dei sistemi elettrici, in particolare per la generazione elettrica da fonti rinnovabili e le infrastrutture di trasmissione e distribuzione. È un impegno che ricomprenderà anche lo sviluppo in loco di tecnologie applicate all’energia anche attraverso l’istituzione di centri di innovazione, dove le aziende italiane potranno selezionare start-up locali e sostenere così l’occupazione e la valorizzazione del capitale umano.
ACQUA – La scarsità della risorsa idrica in Africa rappresenta uno dei principali fattori di insicurezza alimentare, conflittualità e spinta alla migrazione. In questo quadro gli interventi riguarderanno: la perforazione di pozzi, alimentati da sistemi fotovoltaici; la manutenzione dei punti d’acqua preesistenti; gli investimenti sulle reti di distribuzione; e le attività di sensibilizzazione circa l’utilizzo dell’acqua pulita e potabile.
Il Piano Mattei, pertanto, in una logica di partenariato non coloniale, ma di effettiva collaborazione, può essere uno dei maggiori contributi a fare in modo che disparità nel mondo vengano progressivamente eliminate, in uno sviluppo che non sia appannaggio di una ristretta élite che punta a sottomettere i popoli del pianeta.





