
di Andrea Mantegazza
Chi ama lo sport neppure immagina cosa vi sia dietro.
Se c’è la fatica, lo spirito di sacrificio, il talento che rendono un atleta un beniamino e talora un mito, vi è anche tanto e troppo che non va ed è giusto segnalarlo.
Lo Sport è un modello educativo che promuove valori essenziali in una società civile: dal rispetto delle regole al rispetto dell’avversario, il fairplay che tanto farebbe bene alla politica cui si aggiunge il merito che dovrebbe essere un principio cardine nello sport, nel lavoro e nella vita.
Se lo Sport è pure lealtà, come sosteneva il Barone de Coubertain a proposito del giuramento olimpico, l’esempio primo dovrebbe partire dalle Federazioni sportive cui le Società sportive devono affiliarsi e qui viene il bello. Se tutti gli statuti delle società sportive devono necessariamente e giustamente informarsi al principio di democraticità accade invece che questo principio venga meno proprio all’interno delle Federazioni Sportive dove molti presidenti sono in sella anche da più di 30 anni e molti di loro sono al sesto o settimo mandato.
Angelo Binaghi, Presidente della Federtennis era negli Organi Federali già negli anni 90. Fu eletto per la prima volta alla presidenza 23 anni fa ed è stato appena rieletto (Settembre 2024) e sarà a capo del movimento per altri quattro anni per un totale di almeno 27 anni.
L’Onorevole Paolo Barelli a capo del movimento natatorio divenne membro della Giunta Nazionale e Vice Presidente nel 1987 ed è Presidente dal 2000. E’ stato rieletto anch’egli nel mese di settembre per l’ennesima volta, la settima, e festeggerà quindi il quarantennale ai vertici della Federazione Italiana Nuoto.
L’ottantacinquenne Franco Chimenti, mancato pochi giorni fa, era a capo delle Federazione Italiana Golf dal 2002 ma era già vicepresidente dal 1996 e solo il 16 settembre scorso era stato rieletto per la settima volta. Anche La Gazzetta dello Sport nella sua pagina di ricordo di Chimenti ha parlato di “regno”.
Tra i Presidentissimi con svariati mandati quadriennali alle spalle possiamo annoverare ad esempio Petrucci (Basket), Iaconianni (motonautica), Buonfiglio (Canoa), Scarzella (Arco). Giovanni Malagó, che è Presidente del Coni “solo” dal 2013 al confronto è un “parvenue”.
Vincenzo Spadafora si fece notare nel suo biennio (2019/2021) a capo del Ministero dello Sport per aver proposto una legge per limitare a tre i mandati per i Presidenti di Federazione. Ovviamente ha incontrato l’opposizione di una intera generazione di dirigenti fiancheggiati anche da partiti politici come IV e PD.
Il risultato finale è stato che, grazie soprattutto all’azione dell’onorevole Barelli, diretto interessato alla questione – ma l’autonomia dello sport vale solo in una direzione? mi chiede un amico- è stata approvata alcuni mesi fa, giusto in tempo prima che si andasse alle nuove elezioni, una mozione che prevede la possibilità di un quarto mandato! Le elezioni delle federazioni seguono il calendario olimpico.
Il Ministro dello Sport Abodi ha reso nota la modifica sui mandati, sottolineando, e suona come beffa, che l’elemento a garanzia della democraticità del sistema, è che il Presidente che si ricandida deve avere la percentuale dei due terzi dell’elettorato e che questa percentuale sarebbe stata di per sé difficilissima da conseguire.
Difficili da conseguire -dice il Ministro- infatti giusto per far capire, Angelo Binaghi è stato rieletto col 96,2 % e gli altri Presidenti sono stati tutti ugualmente riconfermati con percentuali bulgare ormai diventate “percentuali all’italiana”.
Il sistema è talmente difficile da scardinare che svariati presidenti (Tennis, Nuoto, Atletica…) hanno vinto senza avversari.
Si avete capito bene, erano gli unici candidati perché di fatto troppo complicato anche solo e semplicemente candidarsi. Se non fai parte del “sistema” non puoi nemmeno partecipare!
Alcuni presidenti affermano che ciò che conta nello sport sono i risultati e che una federazione deve venir valutata esclusivamente sulla base dei risultati stessi ma sembrano dimenticare che lo sport non è solo performance sportiva ma modello educativo propugnatore di principi e valori fondamentali per una società civile e democratica.
La Democrazia prevede l’alternanza! Cincinnato, nel 400 a.C., nonostante i suoi risultati e fornito di poteri assoluti salvò Roma ma, raggiunto lo scopo, non esitò a tornar a fare l’agricoltore.
Vero è che le Federazioni muovono tanti interessi, circola una quantità enorme di denaro e il rischio è che si creino aree di concentrazione del potere precluse ad altri.
Il Presidente degli Stati Uniti d’ America sta in carica 4 anni e al massimo può ambire a un secondo mandato!
Franklin Delano Roosevelt, consapevole del suo potere ma anche del rischio di concentrazione del potere e della manipolabilità del popolo, dopo la propria elezione al 4^ mandato, decide di modificare la norma in senso più democratico e introdusse il limite dei due mandati per la carica di Presidente, limite a tutt’oggi in vigore negli States.
Vi è a tutti gli effetti uno svilimento del ruolo delle Società Sportive che sono le vere artefici del movimento e svolgono una insostituibile funzione sociale. Ciò stona con il potere che si concentra nelle Federazioni in cui non vi è un sistematico ricambio di dirigenza e ci sono presidenti e loro cerchi magici che detengono il potere a vita.
In questo panorama non si vede una reale e propositiva idea politica che abbia lo sport come motore centrale educativo sia in ambito scolastico sia in appoggio alle associazioni sportive.
Dello Sport ci si ricorda solo nel periodo olimpico o nei bilanci di fine anno quando ci si accorge che nonostante tutto rappresenta una percentuale di PIL molto importante. Nonostante tutto…





