
A Malaga si è svolto il congresso del Pse, il Partito socialista europeo.
Malaga, Malaka, è un nome che significa “luogo della salatura del pesce”. E a Malaka si è svolta la cerimonia della salatura del Pse, al fine di conservarlo il più possibile dal processo di decomposizione al quale sembra inevitabilmente avviato.
Il Pd è stato, ovviamente, rappresentato da Elly Schlein, la quale di socialista ha ben poco ed è collocabile nell’ambito della sinistra americana radical chic sostenuta da George Soros.
I portoghesi si sono presentati con alle spalle Antonio Costa, un presidente del Consiglio dimissionario, dopo aver scoperto di essere indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti legate all’estrazione di litio nel paese. Costa, che ha 62 anni ed è segretario del Partito Socialista portoghese, era in carica dal 2015.
Il Psoe a Malaga si è portato dietro Pedro Sanchez, il quale ha conquistato la possibilità di formare un governo con i catalani di Carles Puidgemont, ma sta perdendo la Spagna, che è in rivolta.
L’accordo «ultra separatista» è condannato dal centrodestra: posizione condivisa dalle piazze che continuano a manifestare disagio per un vero e proprio voto di scambio, dalla gran parte della magistratura e dalla Guardia Civil, che si è fatta sentire in modo esplicito.
A Sanchez sta sfuggendo di mano il Paese. Se si votasse oggi il Partito popolare otterrebbe, secondo l’ultimo sondaggio Csi, il 33,9% dei voti e Vox il 10%: in tutto 43,9%. Mentre il partner di coalizione di Pedro Sánchez, Sumar, è in calo rispetto al mese precedente. Oggi, dunque, vincerebbe Feijoo. Se si guarda alle Europee per il Psoe il futuro è di lacrime e sangue.
Per quanto riguarda Josep Borrell, l’iberico argentino che ricopre l’incarico di Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, è meglio stendere un velo pietoso per non intristirci in una montagna di chiacchiere che non hanno mai prodotto nulla, lasciando l’Europa nella sua inutilità geopolitica. Degno successore di Federica Mogherini, esponente del Pd.
Se veniamo a Franciscus Cornelis Gerardus Maria “Frans” Timmermans, incontriamo il peggio del peggio, ossia il carro armato dell’ideologia green, così come è stata ideata dalla finanza, dai pensatoi come Davos e da filantropi come Bill Gates.
A Malaka c’era anche l’ombra del Qatar gate.
Che i socialisti europei siano fuori dalla realtà se ne è accorto anche Huffingtonpost.it, blog americano che in Italia edita in collaborazione con il gruppo Gedi degli Agnelli (il gruppo di Repubblica e della Stampa).
Su Huffingtonpost.it, Stefano Fassina, in un articolo di ieri, ha infatti scritto: “Il primo dato che colpisce è la superficialità con la quale si procede. Nella risoluzione approvata ieri dal Pse nella sua assise pre-elettorale, si dà sostegno pieno all’allargamento dell’Ue a 37 membri, senza nessun riferimento alla dimensione sociale: unica condizione, da manuale di cultura liberal-democratica, il rispetto della “rule of law” e dei “valori” europei”.
Non sarebbe necessario aggiungere altro per definire un consesso si partiti che hanno venduto l’anima alla finanza, hanno sposato le tesi del globalismo e del grande reset, si sono fatti promotori del green e della fuffa climatica e, pertanto, hanno mandato all’aria il welfare, che era uno dei punti avanzati di conquista delle socialdemocrazia europee prima che socialisti e socialcomunisti, nonché democristiani di sinistra passassero armi e bagagli alla logica dell’ordoliberismo e delle ideologie woke e green di marca americana.
Prosegue Fassina: “Eppure, l’esito del “capolavoro” compiuto nel 2004 dalla Commissione Prodi con il disinvolto allargamento ad Est qualche dubbio dovrebbe farlo venire. Innanzitutto, ai partiti orientati alla rappresentanza degli interessi di lavoratori e lavoratrici, micro e piccole imprese o, almeno, ai sindacati confederali convinti di essere soggetti generali. Ancora non è chiaro che il mercato unico europeo alimenta un feroce dumping sociale e fiscale, date le differenze in termini di salari, condizioni del lavoro, tassazione e welfare tra gli Stati coinvolti? Ancora non è chiaro che i principi guida dei Trattati europei, a differenza della nostra Costituzione, svincolano da fini sociali le “sacre” libertà di movimento di capitali, merci, servizi e persone? Non è ancora chiaro che il mercato unico europeo è una versione estrema di quel mercato globale generatore di disuguaglianze che finalmente si riconosce come insostenibile? Non è ancora chiaro che la presenza in tale meccanismo di svalutazione del lavoro di Stati come l’Ucraina, come la Moldavia, come la Georgia o come quelli dei Balcani, caratterizzati da tassazione e welfare minimi e salari medi di 300-400 euro al mese, vuol dire ulteriore concorrenza al ribasso su fasce sociali già segnate da 30 anni di arretramento e ora colpite anche dall’impennata dell’inflazione (importata)? Non è ancora chiaro che così si alimenta quello che sdegnosamente si scomunica come populismo, razzismo e nazionalismo? Non ancora chiaro che “il vento di destra” origina da qui?”.
Le domande di Fassina meritano una risposta netta. Si è chiaro, è chiaro al Pse, ma la strategia è proprio quella, ossia l’impoverimento delle masse europee, la loro sottomissione attraverso la logica dell’emergenza continua, l’esproprio della politica per dare spazio agli ottimati che devono governare non in nome del popolo, ma della finanza.
Che senso ha, se non per questa strategia, l’aver affidato a Mario Draghi e a Enrico Letta di studiare il futuro d’Europa? Enrico Letta è stato il segretario disastroso del Pd, Mario Draghi, che non ha partito, si è dichiarato un socialista liberale e, comunque, le sue ricette per contrastare la Russia sono state e sono un fallimento totale.
Che vogliamo?, che dopo aver indicato a Prodi la linea di svendita dell’Italia, dopo il famoso incontro del 2 giugno 1992 sul Britannia, ora, in compagnia di Letta, Draghi indichi anche la svendita di quel che resta dell’Europa dopo la cura dei socialisti sedicenti e non tali?
Per quanto riguarda gli italiani, la segretaria del Pd si è presa un manrovescio politico da far rabbrividire. Dopo aver sollevato, assieme al M5S e ai cespugli rossoverdi un polverone sull’accordo Italia Albania e dopo aver tentato la carta di espellere il socialista Rama dal Pse (è un membro associato), la Schlein si è sentita dire che non c’è alcuna espulsione e che esternalizzare la gestione dei migranti “non è sempre sbagliato”, “dipende dalle situazioni”.
A dirlo è stata la vicepresidente dell’Eurocamera, membro del Spd, ed ex ministro della giustizia tedesca Katarina Barley, parlando all’Ansa, a margine dei lavori del congresso.
“Quello che stiamo ipotizzando in Germania – dice l’esponente del partito di Scholz – è di creare delle possibilità per le persone che vogliono scappare dai loro Paesi di chiedere asilo senza prima arrivare in Europa. Questo significa creare strutture in cui possono presentare la richiesta di asilo e magari restare mentre la loro richiesta è analizzata. L’idea dietro questa soluzione è che oggi solo chi arriva in Ue può chiedere asilo, ciò significa che le persone danno tutti i loro risparmi ai criminali solo per arrivare e chiedere asilo per poi magari essere rifiutati, questo sistema può essere migliorato”.
Non bastando Katarina Barley, il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è detto pronto a studiare “da vicino” il protocollo d’intesa siglato da Italia e Albania per il contrasto ai flussi migratori illegali.
Parlando alla stampa a Malaga, Scholz ha ricordato che “l’Albania sarà presto, a nostro avviso, un membro dell’Ue, il che implica che stiamo parlando di come possiamo risolvere insieme le sfide e i problemi all’interno della famiglia europea. Tali accordi, che sono stati presi in considerazione, sono possibili e li valuteremo tutti molto attentamente”.
Caro Pd, auf Wiedersehen alla prossima puntata.
Servito il Pd, che nella salina ha fatto la parte più ridicola, lo spargimento abbondante di sale forse garantirà la sopravvivenza di una serie di soggetti politici che insistono col chiamarsi socialisti, facendo rivoltare nelle tombe i socialisti veri, quelli che avevano un rapporto con la realtà del popolo, delle classi lavoratrici, del cento medio e con la politica.
Abbondantemente salati, i “Piesseni”, tenteranno con ogni possibile giravolta di rimanere al potere a Bruxelles, per finire il lavoro: distruggere quel che resta dell’Europa, rendendola una colonia alla mercé del miglio dominante.





