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LA SINISTRA TRA CAMERIERATO E IL NULLA SOTTO VUOTO

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di Pietro Imberti

Scriveva alcuni giorni fa con grande lucidità Ugo Busatti sul Nuovo Giornale Nazionale: “Chi non vede che tutto è concatenato, questa inflazione dovuta a fattori energetici e di materie prime con conseguente gioco al rialzo dei tassi di interesse che danneggia non certo le banche o le imprese, ma solo chi resta col cerino in mano, ovvero noi parco buoi; chi non vede che è ora di smetterla con le delocalizzazioni e con i nuovi schiavismi incoraggiati dalle imprese occidentali; chi non vede che il mondo è composto da due miliardi di ricchi e sei di poveri che si stanno seriamente risentendo, allora vuol dire che è cieco”.

Il tema del mercato, coniugato con la partecipazione dal basso del mondo del lavoro e il conseguente ampliamento delle forme di democrazia nelle istituzione e’ stato un sogno che è stato soffocato con lucidità da chi – il mondo della finanza globalista – da tempo aveva un orizzonte che prevedeva un percorso centrato sulla cultura dei monopoli .

La cosiddetta sinistra si è fatta attrarre da questa visione appoggiata “sui miraggi”, accantonando di fatto norme sperimentate con successo dalla socialdemocrazia liberale che prevedeva procedure centrate su cultura del lavoro e qualità dei servizi di pubblica utilità .

Lo stesso welfare non nasceva dal nulla. I fondamenti erano solidi: libertà individuali e meritocrazia erano un percorso realistico che avanzava anche di fronte a molte difficoltà culturali e politiche.

Oggi la realtà di quel passato, che forgiava anche alcuni dirigenti di qualità significativa, resta un lascito anche procedurale, che andrebbe recuperato specialmente in una sinistra liberale e socialista.

Serve più che mai un esame di realtà – ammesso che vi sia ancora tempo – prima di parlare di alleanze astratte e di cercare di collocare auspici e desideri di pura giustificazione e di palese impotenza. Serve guardare alle strategia che il Pd ha operato in concreto in questi ultimi decenni, la bussola non è certo stata puntata sui valori del socialismo liberale, ma sull’orizzonte che prioritariamente segmentava gli interessi delle multinazionali, che certo non andavano a rafforzare in Europa è in Italia il welfare.

I salari bassi, le pensioni da fame, i fondi di sistema, il mondo della comunicazione in grande maggioranza burocratizzato e a servizio, la rinuncia di fatto ad una contrattazione decentrata sui posti di lavoro applicando obbiettivi di premialità legati a qualità e efficienza produttiva, non sono la casualità solo di “un destino cinico e baro”.

La scelta di assecondare il pareggio di bilancio in costituzione e stato politicamente un atto di delinquenza politica, con tutte le tremende conseguenze che ha portato in ricaduta quasi automatica, in primis sul terreno dello sviluppo industriale e del potenziamento delle infrastrutture di servizi pubblici.

Mentre in Germania storicamente si giocava con le voci di bilancio “fuori sacco”, la sinistra si inginocchiava con continuità a servizio dei grandi interessi finanziari, nella missione storica del cameriere di riporto.

Quando si ha la vocazione dei camerieri non si può certo pensare di approdare ad una costruzione di classe dirigente autorevole: l’orizzonte può essere solo quello di delegare “ottimati “di servizio agli interessi del mondo della finanza internazionale.

In cascata “la creazione “ di dirigenti del mondo imprenditoriale e del sindacato non poteva che trasformarsi in una stato di depressione quasi su tutto il territorio, senza impatto positivo su una realtà che tendeva a svendere o collocare all’estero la produzione di beni ,prodotti e fiscalità.

Ora tutto, ogni giorno che passa, rende queste dinamiche del passato per gli effetti reali prodotti sui territori nazionali e dei paesi Europei sempre più visibili a tutte le persone di buonsenso.

Ancora certo esistono pure oggi, predicatori del “nulla sotto vuoto” : osservare un esempio per tutti simbolo di volatilità regressiva e senza visione l’esperimento attuale del presidente di Confindustria Carlo Bonomi ,oppure il segretario generale della Uil Paolo Bombardieri ,che si dimenano nel nulla a movimentare politicamente aria fritta.

Simboli si del vuoto culturale e del ridicolo politico di fatto sono inservibili per ogni tipo di auspicabile ripartenza sulla strada di uno sviluppo anche minimale.

Ed è proprio per questo che serve più che mai affrontare con umiltà e lucidità l’orizzonte che porta ad un “ esame di realtà “ e serve farlo se si vuol operare per costruire un nuovo orizzonte che non passa di certo attraverso l’agevolazione delle multinazionali o da una cultura dei monopoli : quella purtroppo da sempre segna un percorso del nazismo più o meno vestito a nuovo.

E un passaggio stretto questo ma purtroppo obbligato se non si vuole continuare in una liturgia che produce solo fumo e folclore.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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