
La guerra in Ucraina ha raggiunto livelli insopportabili di propaganda.
Una propaganda che poco ha a che fare con la realtà.
Il fronte è fermo.
Prigozhin annuncia che la compagnia di mercenari Wagner ha ormai il pieno controllo su Bakhmut. La battaglia, ha sottolineato, è durata 224 giorni, durante i quali o mercenari sono stati gli unici a combattere in questo settore, e lo hanno fatto volontariamente, “per dare all’esercito russo la possibilità di riprendersi”. Prigozhin ha ringraziato “il popolo russo per il sostegno che ci ha dato”, e il presidente Vladimir Putin, “per l’onore che ci ha concesso di difendere la patria”.
Allo stesso tempo, Prigozhin ha attaccato duramente il ministro della Difesa, Sergej Shojgu, e il capo di Stato maggiore della Difesa, Gherasimov, per aver “trasformato questa guerra in un gioco personale”, facendo sì che a Bakhmut morissero “cinque volte più ragazzi” del necessario.
Entro il 25 maggio la città di Artimovsk (nome russo di Bakhmut) sarà consegnata alle forze armate russe, ha aggiunto. “Entro il 25 maggio perlustreremo completamente la città, costruiremo delle posizioni difensive e la consegneremo ai militari per occuparsene. Per quanto ci riguarda, torneremo alle nostre basi”.
La compagnia, ha concluso Prigozhin, “tornerà quando la Russia avrà bisogno di aiuto”.
Propaganda ad uso interno.
A Bakhmut gli opposti eserciti avanzano e arretrano di 250 o 500 metri e, ogni volta, da ambo le parti, si magnificano le avanzate come fossero offensive e controffensive.
La stampa italiana, per stare a casa nostra, sembra dare per scontata la vittoria dell’Ucraina che appare non scontata e assai difficile.
Non è un caso che Zelensky stia girando come una trottola.
Prima di approdare al G7 è andato a parlare ai paesi della Lega Araba, grazie a un aereo francese.
La cosa è interessante, in quanto fa capire che Zelensky si sta accorgendo che l’Occidente, al di là delle affermazioni roboanti, è ormai giunto ad un punto di estrema difficoltà a sostenere il conflitto.
In America cresce infatti il dissenso sul sostegno economico militare a Kiev.
In Europa Orban ha posto il veto a usare fondi per l’acquisto di proiettili.
Zelensky è andato a chiedere sostegno alla Lega Araba ben sapendo che in questo particolare momento i paesi arabi stanno più dalla parte della Cina e della Russia che dell’Occidente, grazia ella improvvida politica di Joe Biden e della sua amministrazione.
Si profila una sorta di strategia diplomatica parallela della Francia e allora Joe Biden, con la solita improvvisazione da persona ormai in piena crisi di lucidità, parla di addestramento degli ucraini sugli F16.
Propaganda.
Nel frattempo la propaganda continua a magnificare le wunderwaffen, le armi miracolose provenienti dall’Occidente che darebbero una svolta alla guerra.
Gli inglesi hanno consegnato missili capaci di colpire a 300 chilometri, ma con l’obbligo a non usarli per colpire territori russi. Non si deve superare la linea rossa.
I carri armati continuano ad essere pochi.
Zelensky ha detto recentemente che la controffensiva è rinviata.
Ora il Vaticano invia due prelati a Kiev e a Mosca per tentare di porre fine al conflitto, segno che una soluzione, qualsiasi essa sia, dovrà essere cercata.
Anche la Cina è in azione e una mediazione cinese sarebbe uno schiaffo in faccia, l’ennesimo, all’impotente Joe Biden, che sul terreno diplomatico e geopolitico le sbaglia tutte, ma proprio tutte.
Continuare a dire che la pace se ha da essere deve essere “giusta”, ossia deve scontare il ritiro delle truppe russe dai territori occupati, è pura propaganda.
Ovviamente Biden non può presentarsi all’elettorato dicendo che in Ucraina è finita come in Afghanistan.
Zelensky non può presentarsi alle elezioni dicendo che, dopo tanto rumore, ha perso il Donbass e l’Ucraina e nemmeno che accetta una sorta di pace coreana.
Dei leader (si fa per dire) europei, meglio non parlare essendo occupati a favorire il business green e di big pharma e qualsiasi altro business imponga l’agenda del comunismo finanziario: ectoplasmi in movimento sulla scena mondiale senza pudore e con lo sguardo rivolto agli affari.
In Ucraina si muore. Nei paesi dell’Occidente, assaliti anche dalla ideologia woke, si pena.
Joe Biden non sta in piedi, ogni momento casca e viene accompagnato per mano, ma vuole ricandidarsi.
Siamo messi male ma la propaganda è l’unica a martellare più delle bombe e dei mortai.
Propaganda da tutte le parti, per un mondo di menzogne, mentre il mondo reale rischia il caos.





