La sequela di luoghi comuni e frasi fatte uscita dalla bocca di quella ragazza – che non nomino per rispetto di chi è morto – rappresenta il massimo del più banale conformismo, avvolto nei panni di un linguaggio che vorrebbe essere rivoluzionario.
La cosa più triste, e ridicola allo stesso tempo, è che da questo vortice di cretinismo politico e culturale si sia lasciato risucchiare anche il governo, il cui ministro competente propone ora delle “lezioni di affettività”, con la partecipazione anche di influencer e cantanti. Lezioni che diventeranno il teatro ideale per trasformare una tragedia in un’occasione per introdurre nella scuola gli alfieri delle culture gender, metoo e simili.
Ovvero: come sfruttare politicamente una tragedia e spacciare per responsabilità di una società “patriarcale” una responsabilità che innanzitutto è personale.
Ed, in secondo luogo, lo è di una società che ha abbandonato, rinnegato e deriso i valori di quella società tradizionale in cui non si uccideva come in un video game e si sapevano accettare, sin da bambini, delusioni, sconfitte e rifiuti.
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