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LANDINI-BOMBARDIERI: SIMIL STABUNT SIMIL CADENT

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di Bruno Chiavazzo
E adesso che hanno avuto il loro quarto d’ora di notorietà (cit. Andy Wharol), che faranno Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil? Cos’altro s’inventeranno dopo lo sciopero generale?
Una volta lo sciopero generale era l’arma finale in mano al sindacato per far cadere un governo. Lo sciopero generale indetto dai metalmeccanici il 2 dicembre 1977 (io c’ero) sul palco Pierre Carniti, Giorgio Benvenuto e Bruno Trentin (altra tempra ed altra classe) si concluse con la caduta del terzo governo Andreotti, dopo pochi mesi.
I metalmeccanici contro tutti compreso il PCI, che ancora pensava al compromesso storico, sfilarono per le vie di Roma in centomila e fece scalpore una vignetta di Forattini su Repubblica in cui era raffigurato Enrico Berlinguer, in vestaglia damascata e su una poltrona stile impero mentre sorbiva un tè, infastidito dai tamburi e fischietti dei metalmeccanici che sfilavano sotto le finestre di Botteghe Oscure.
Un raro esempio di “lesa maestà” al mitico Berlinguer allora praticamente intoccabile. Altri tempi ed altri leader, lo sciopero dichiarato dal duo Landini-Bombardieri, oltretutto di venerdì tanto per allungare il week-end, è stato un flop. A nulla sono serviti i treni speciali e gli autobus pagati dai sindacati per portare le “masse” a Roma.
Il colpo d’occhio di Piazza del Popolo, vista dall’alto, era una marea di teste canute, perlopiù pensionati, che hanno “svoltato” una giornata in gita a Roma con tanto di cestino da viaggio gentilmente offerto dalle due Confederazioni.
Il risultato politico è stato quello di dare una visibilità esagerata al capitone padano, nonché Ministro dei trasporti, Matteo Salvini, che non ha perso l’occasione di precettare i lavoratori dei trasporti costringendo i due sindacalisti a ridurre lo sciopero generale a sole quattro ore.
Nessun sindacalista è riuscito a diventare un leader politico, a partire dal più grande, Luciano Lama, che finì la sua vita politica come sindaco di Amelia.
Maurizio Landini che negli anni ruggenti del sindacato poteva fare al massimo il delegato sindacale di reparto, si è messo in testa di prendere la leadership del PD e potrebbe anche riuscirci, visto lo stato comatoso in cui versano i dem, con somma gioia di Giorgia Meloni che dopo aver messo in un angolo la segretaria multingender, Elly Schlein, potrebbe campare di rendita con Landini segretario.
Un arruffone populista di sinistra che ancora non ha capito in che mondo viviamo, in grado di trasformare la Uil, sindacato riformista e il suo capo, Bombardieri, in  portatore d’acqua del “rivoluzionario” Landini. Come dicevano i latini “Simil stabunt simil cadent”: insieme stanno, insieme cadranno.

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  • Redazione

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