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TUTTO, ANCHE IL PEGGIO, PURCHE’ CONTRO

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di Vito Schepisi
Appare evidente che l’atteggiamento dell’opposizione in Italia sia pregiudiziale, sbracato ed allarmista. Su ogni argomento si sviluppa un’acerba lotta senza logica e senza confini.
In una realtà occidentale, europea e civile, il confronto politico, tra maggioranza e opposizione, dovrebbe costituire una garanzia per la ricerca delle soluzioni più funzionali all’interesse del Paese ed al benessere del popolo.
Il pluralismo, pertanto, non dovrebbe essere lo spazio della battaglia, ma quello (in quanto liberato dai dogmi) della garanzia delle possibili alternative: un’idea di libertà virtuosa in cui si sceglie, non per necessità ideologica, ma per bontà funzionale.
Questo modo farebbe parte della validità della democrazia liberale che mette in competizione più modelli sociali, e che incoraggia virtuosità e moderazione.
Il pluralismo, infatti, è l’unica certificazione della presenza della scelta democratica, perché la politica non sia una sfida di conquista, ma per le proposte delle idee e delle soluzioni migliori.
In Italia non sembra che sia sempre così!
Il confronto sulle cose diventa una rissa, come quelle che si sviluppano nelle grandi città italiane, in cui il disagio giovanile e le difficoltà dell’integrazione si manifestano in un crescendo di violenza e di sensazione di insicurezza.
La rissa si scatena su tutto: su questioni sociali, etiche, strutturali, giudiziarie ed economiche.
C’è clima da crociata su ciò che riguarda l’informazione e la formazione, sulla condizione e sul disagio giovanile, sui salari e sulle pensioni, sull’offerta e la spesa sanitaria, sullo sviluppo industriale, sull’occupazione, sul fisco, sui rapporti con l’Europa, sul clima, sui conflitti tra nord e sud, sulla situazione carceraria (si pensi al 16 bis e alla delegazione PD che incontra anarchici e mafiosi nelle carceri) e sulle criticità generate dall’immigrazione.
Questo clima è evidentemente orientato allo sfaldamento della maggioranza indicata dagli elettori, più che alla proposta che indichi l’alternativa per una legislatura successiva.
Il capovolgimento (ribaltone) dell’espressione elettorale sarebbe, però, un nuovo insulto alla democrazia.
Una variante autoritaria che, se non è negata, non è neanche prevista dalla Costituzione: una congiura di Palazzo che smentirebbe nei fatti la sovranità popolare.
Non è la prima volta che accade: il “ribaltone” in Italia c’è già stato sia nel 1994 che nel 2011.
La si ostenta, però, come una “damnatio memoriae” d’una parte politica, intesa, solo perché tradita, come inadeguata. Un’operazione autoritaria che mira finanche ad inculcare nel popolo l’irreversibilità dell’esistenza di un’unica e sola scelta politica virtuosa.
In ogni paese libero, però, le maggioranze s’alternano senza grossi traumi: è questa la democrazia!
E’ tutto così pazzesco, invece, in Italia!
Si percepisce ancora quel sapore sgradevole delle dittature autoritarie e totalitarie di chi ostenta persino la voglia di incarcerare il libero pensiero, che, per il solo fatto d’essere libero, sarebbe già di per sé politicamente scorretto.
Come se avere un pensiero diverso sia già una colpa.
C’è chi, dopo la caduta in Europa dei muri e dei pensieri politici violenti, s’esprime ancora in termini assoluti e criminalizza l’esistenza d’una democrazia liberale.
Un po’ come quando accadeva che i comunisti (quelli che una volta non si nascondevano) accusavano di “fascismo” tutti coloro che la pensavano diversamente da loro.
Anche sui fatti di cronaca nera, sugli eccessi maniacali, su atti di assoluta e demenziale violenza, sulle responsabilità socio-politiche di episodi che riflettono retaggi patriarcali, sulle responsabilità formative e sulla colpevolizzazione di chi ora siede sui banchi del Governo.
Come se i fenomeni che destano grande sgomento si siano manifestati per questa ragione, e non per ben altre.
Come se le manie e le turbe degli esseri umani siano state fomentate da questo governo (nato un anno fa) e non da almeno 30 anni d’indifferenza, di criminalizzazione della severità educativa, di tolleranza dell’illegalità e di adozione di politiche da guerra civile che hanno giustificato, l’insulto, la diffamazione, l’odio e l’intolleranza e … persino l’illegalità e la violenza.
Il Bel Paese si sta sgretolando ed abbruttendo.
Il fenomeno di deterioramento sta avvenendo progressivamente e inesorabilmente.
C’è una perdita generale dei valori, anche di quelli prioritari in assoluto: la vita, l’amore, la famiglia, l’educazione, la lealtà, l’onesta, la solidarietà ed il rispetto del prossimo.
C’è poca attenzione per i giovani, perché la tolleranza e la disattenzione dei genitori, assieme alla delegittimazione delle strutture educative, hanno consentito che provassero di tutto (droga, bullismo, aggressività) e che diventassero vecchi prima del tempo.
Tanti, molti giovani, crescono assieme ai vizi, assieme alla violenza, con la percezione dell’impunità e con il tacito consenso degli adulti, sentendosi così assolti da ogni peccato e liberati da ogni remora.

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