Poco più di un secolo fa l’Europa si è autodistrutta, lasciando campo libero ai parvenu arricchiti americani che l’hanno condotta, passo dopo passo, a diventare una brutta copia di sé, sacrificabile come controfigura. Quei parvenu, dopo averla bombardata, sconfitta e occupata, hanno permesso all’Europa la ricostruzione, lo sviluppo economico e la rinascita degli stati-nazione, rieducandone i quadri dirigenti in chiave liberal-democratica, inquadrati in un sistema “di garanzie” militari, economiche e finanziarie. Ciò ha impedito (fisicamente) per quattro decenni (1949-1989) che in Europa si ripetessero le guerre di potenza e i pogrom culturali, etnici e religiosi (almeno su vasta scala). La guerra che ha portato alla dissoluzione della repubblica federale Jugoslava mise fine all’illusoria pace europea. L’Europa Felix scoprì che aveva una guerra in casa. Ancora una volta, nel 1995 e nel 1999 i parvenu transatlantici sono dovuti intervenire in Europa per spegnere il fuoco alimentato dall’incredibile imperizia europea, incapace di vedere che quell’intervento non era gratuito affatto.
Le generazioni europee occidentali nate e educate in quello scarso mezzo secolo successivo alla Seconda guerra avevano interiorizzato che non c’era più spazio per l’arroganza di chi credeva, solo un secolo prima, che esistesse al mondo solo una cultura degna di questo nome, quella europea, e che tutto il resto fosse barbarie. In nome della libertà transatlantica il meticciato sociale, culturale e religioso ha preso il posto del cosmopolitismo delle vecchie élite liberali e dell’occidentalismo europeo. A dire il vero, un male non è stato. Basta chiederlo a chi non godeva di diritti sostanziali, come la proprietà, l’istruzione, la salute, il reddito da lavoro, l’invalidità o la pensione. Tuttavia, rimane vero che la cultura che prende le mosse dalla Grecia del VI secolo a.C. e che si dirama per due millenni e mezzo nella rosa delle scienze, delle arti, dei saperi in Europa e oltre, è un patrimonio incredibile, che impone umiltà a qualunque intelletto. Chi ha anche solo avvertito i mondi spirituali che promanano da Platone, Aristotele, Tommaso, Dante, Cartesio, Spinoza, Leibniz, Monteverdi, Michelangelo, Cervantes, Purcell, Shakespeare, Bach, Mozart, Wagner, Mahler, Debussy, van Gogh, Dostoevskij, Thomas Mann, Niels Bohr, ecc. ecc. ecc., chi ha fatto anche solo in piccola parte questa esperienza, non può che soffrire terribilmente nel vedere tutto questo divorato, pervertito e distrutto dall’accidente storico dell’egemonia statunitense degli ultimi 70 anni.
La sorpresa del nuovo millennio è stata che il tutore transatlantico non era più onnipotente e invulnerabile. L’Europa (ignuda) si è unita solidalmente al destino del Dionisio ferito partecipando a due decadi e mezzo di astiose guerre a difesa della libertà e della democrazia inquadrate nell’ideologia dell’anti-terrorismo che, per sua intrinseca natura, si basa sull’adozione di misure eccezionali, perché d’eccezione rispetto all’ordine politico, sociale e giuridico liberal-democratico. Diversamente dall’epoca egemonica nella quale i costi della “difesa della libertà” si ripagavano con i debiti accollati agli altri (il resto del mondo senza libertà), nel nuovo millennio l’esposizione fiscale degli Stati Uniti e dell’Europa è stata gravata pesantemente creando degli squilibri importanti nel sistema finanziario, economico e quindi anche sociale. L’effetto totalizzante di questa situazione economico-finanziaria ha rivoluzionato la politica, costringendola alla polarizzazione e al populismo. Segnali estremamente pericolosi. Un danno immediato e concreto al funzionamento dei sistemi liberaldemocratici. Ma la nostra sofferenza è quella di sapere di essere oggi dalla parte sbagliata della storia, sbagliata quanto un secolo fa, ma oggi anche perdente, e di sentire che il collasso incombente porterà con sé sotto le macerie anche quel citato patrimonio unico. In questa situazione nella quale ci siamo cacciati, tra gli sconfitti c’è sicuramente l’Europa, costretta a fare i conti con la propria incapacità e irrilevanza geopolitica e con la pochezza della sua classe dirigente, a cominciare dalla Commissione Europea guidata, da ultimo, da Ursula von der Leyen. Una signora che ha acquisito un rango aristocratico germanico, e che dopo aver disastrato il ministero della difesa del suo paese è stata elevata all’incarico attuale dalla nefasta decisione dell’inconcludente globalista francese, Macron, sostenuto nella scelta dall’imponderabile egoismo della prussiana Merkel offuscata dalla “colpa psicologica” della storia. Una scelta decisamente fallimentare perché è in tutta evidenza anti-europea. Una scelta che si è resa possibile in certi circoli elitisti dell’alta finanza. Gli stessi circoli che finanziarono la deflagrazione del 1914.
Oggi l’Europa si trova in recessione, con alta inflazione, senza forniture certe e a buon mercato di fonti energetiche, separata dalla Russia, e con due pericolose guerre in atto a nord-est e a sud-est. La storia sembra ripetersi…
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