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BREVIARIO INTERNAZIONALE

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di Cosimo Risi
Il 2024 è anno elettorale. In marzo si vota per le presidenziali in Russia. L’esito è scontato: Vladimir Putin è forte dell’82% dei favori popolari dopo la campagna d’Ucraina, il terzo mandato consecutivo dovrebbe essere suo. Con lui bisognerà fare i conti fino al 2030.
In novembre si vota per le presidenziali americane. La competizione è di gran lunga la più importante e la più incerta. Joe Biden vola basso nei sondaggi: a livello di Jimmy Carter, il solo Presidente democratico ad avere mancato il secondo mandato. Donald Trump vola alto, la sua corsa è rallentata dai processi: gli procurano molta pubblicità, l’esito è incerto.
Si diceva della probabile vittoria di Putin. Malgrado l’andamento non proprio rapido della guerra che gli viene rimproverato dagli ultranazionalisti, giocano a suo favore il coacervo di nazionalismo pan-russo e di alleanza con la Chiesa ortodossa, le risorse naturali pressoché illimitate, la modesta efficacia delle sanzioni internazionali. E d’altronde, da ottobre, l’attenzione del mondo è volta al Medio Oriente, i riflettori inquadrano poco il Donbass, la parabola di Volodymiyr Zelenskyj è in fase calante.
In giugno, per la prima volta, l’Unione elegge il Parlamento europeo senza i Britannici, il che dovrebbe aumentare il tasso di europeismo del dibattito. La bandiera del  sovranismo ne risente. La vittoria di Donald Tusk in Polonia sposta la barra, lo stesso valga per la conferma di Pedro Sanchez in Spagna. Nella trincea sovranista resiste l’Ungheria di Orbàn, ora con la Slovacchia di Fico.
Fratelli d’Italia trova gli alleati naturali meno incisivi di prima. Il blocco di popolari, socialisti democratici, liberali dovrebbe risultare vincente. Fino a rendere irrilevante il gruppo  conservatore e riformista di  cui FdI è membro? Se le urne confermeranno i sondaggi, la nuova Commissione sarà di nuovo presieduta dalla popolare Ursula von der Leyen. E’ poco probabile che i socialisti riescano ad imporre il loro candidato. A chi andrà la presidenza del Consiglio europeo? E’ plausibile la candidatura di un italiano fra Enrico Letta e Mario Draghi?
Nel 2023 sarebbe approvata la riforma del Patto europeo di stabilità e crescita. Sembra scartata la riconduzione del vecchio Patto con le sue rigidità, la stessa Germania propende per la riforma. Non si annuncia  la finanza allegra che alcuni stati membri auspicherebbero, la Commissione valuterebbe le situazioni nazionali caso per caso per spingere i devianti ad uscire gradualmente dall’indebitamento.
Il tema del giorno sarà l’autonomia strategica europea. La guerra in Ucraina ha rilanciato la NATO, le adesioni Finlandia e Svezia sono un segnale eloquente, si sottolinea così  la dipendenza europea dall’ombrello americano. Questa condizione può durare nel tempo? E se Trump, di ritorno alla Casa Bianca, chiede di nuovo agli Europei di farsi carico della loro sicurezza?
Il conflitto in Ucraina è ancora aperto, si ipotizza una conferenza di pace per i primi del 2024, è poco credibile che si abbiano risultati tangibili prima di novembre. Il fronte mediorientale è incandescente, si attende la fine delle ostilità fra Israele e Hamas per mettere mano ad un assetto della Regione in termini di cooperazione. Con la soluzione due popoli – due stati? Con un’Autorità Palestinese rinnovata che amministri anche Gaza?
A San Francisco il colloquio fra Joe Biden e Xi jinpeng è stato all’insegna del sorriso. Di circostanza o per l’autentico avvicinamento fra le parti? “Siamo rivali, non nemici”: così il Presidente cinese agli industriali americani nel chiedere loro di non disinvestire e, anzi, di investire di più nella Repubblica Popolare.
E Taiwan? L’America spera che non si apra il fronte indo-pacifico. Intervenire in tre scacchieri di guerra sarebbe decisamente troppo. Washington vagheggia di  lasciare all’Europa la responsabilità del fronte orientale. Solo che l’Europa mostra di non volerla. La fuga dalle responsabilità internazionali è nel nostro costume.

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