Home Opinioni LA FOLLIA DELL’AUSTERITY: GERMANIA E L’ITALIA NELLO STALLO ECONOMICO

LA FOLLIA DELL’AUSTERITY: GERMANIA E L’ITALIA NELLO STALLO ECONOMICO

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di Fabio Oreste*
La Germania, per decenni il baluardo della stabilità economica europea, si trova ora di fronte alle rovine della sua stessa ossessione per l’austerity.
I dati sono spietati: un miserabile 0,1% del PIL annuo investito nel settore pubblico negli ultimi trent’anni. Una cifra che evoca più l’immagine di un tesoro inutilizzato custodito da un drago, che non quella di una potenza economica vivace e proiettata verso il futuro.
L’Italia ha investito neanche lo 0.2 del PIL. Mentre gli Stati Uniti 1,3%  e la Spagna 1,2%.
Se confrontata con le sue controparti internazionali, la strategia tedesca, e di conseguenza quella italiana, si rivelano non solo distopicamente conservative, ma francamente autolesioniste.
Mentre le economie con rating simili al paese della Merkel hanno iniettato mediamente l’1,0% del loro PIL in investimenti pubblici, la Germania si è accontentata di investire solo un decimo per raccogliere le briciole del proprio sviluppo.
L’agenzia di rating Scope ha messo i numeri sul tavolo: €303 miliardi, di mancati investimenti da parte della Germania, che invece altri Paesi sviluppati hanno messo sul piatto per la crescita delle loro economie.
Questa è la monumentale somma che la Germania ha lasciato evaporare nel nulla, che avrebbe generato crescita del PIL e aumento della domanda interna, in quella che può essere descritta solo come una parata autolesionista di miope frugalità.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
L’under-investment, non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di una patologia economica più ampia, che L’italia ha fatto propria cambiando addirittura la Costituzione, su suggerimento del Sig. Mario Monti, economista  ed ex premier di un governo tecnico che in un paese normale avrebbe dovuto subire un processo per aver deliberatamente danneggiato l’economia di un paese in modo strutturale  e i suoi cittadini. Monti nel suo  zelo distruttivo ha imposto  una modifica alla Costituzione Italiana che nessun paese in Europa, dalla Finlandia, passando per la Francia, fino al Portogallo, avrebbe mai accettato neanche sotto minaccia di una dichiarazione di guerra, visti i danni permanenti alle loro economie che sarebbero stati più gravi del perdere una guerra devastante.
In poche parole, la modifica inserita in Costituzione volontariamente dal Parlamento italiano impone il pareggio di bilancio anche per gli investimenti strutturali.
Quindi, vieta al nostro paese qualsiasi investimento in infrastrutture che non sia ripagato entro l’esercizio di bilancio, quindi in 12 mesi.
Anche uno studente del primo anno della facoltà di economia sa che gli investimenti strutturali generano ricchezza nel paese, e contribuiscono a generare un PIL più elevato, creando posti di lavoro, aumento dei consumi e quindi prosperità per tutti, secondo il moltiplicare Keynesiano.
Ma il Sig. Mario Monti, prima di diventare presidente del Consiglio, era un dirigente di grandi Investment bank straniere con interessi nell’oscillazione degli spread, e quindi ciò che appare folle segue una sua logica ferrea, sebbene diabolica.

Tutti gli stati finanziano la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture con il ritorno al pareggio dopo 15-30 anni e non dopo 1 anno, considerando gli immensi benefici generati in relazione all’utilità sociale, l’impatto positivo sul mercato del lavoro e le migliorie del  tenore di vita dei cittadini. Questi fattori contribuiscono alla crescita dell’economia e  rendono il paese più forte e rispettato a livello internazionale.
Pertanto, solo una improvida classe politica composta da ignoranti e imbecilli avrebbe potuto approvare il disegno di legge sul pareggio di bilancio imposto dall’alto dal governo, addirittura con corsia preferenziale e rapida implementazione,  che operava contro gli interessi del paese, accettando  addirittura di votarne l’inserimento nella costituzione.
Si tratta del più assurdo suicidio economico che un paese con una economia primaria come l’Italia  avesse mai potuto perpetrare ai propri danni, a vantaggio delle potenze straniere, a cui veniva garantito, da una parte, che il temibile potenziale di sviluppo economico del nostro paese sarebbe stato distrutto per sempre. E dall’altra, che  interessi molto più alti sui titoli di stato,  quali i BTP, ma non solo,  sarebbero andati a ingrassare l’avido ventre molle delle Big Banks straniere che decidono il prezzo d’asta iniziale, visto che il Ministero del Tesoro scelse volontariamente nel 1988 di non fissarlo più  come faceva prima, ma di farlo decidere ai compratori attraverso il meccanismo dell’asta marginale. Altro caso, questo, di assurdo suicidio finanziario di un paese, che non trova eguali in nessun’altra nazione in Europa.

In realtà si tratta delle stesse potenze internazionali, che muovono sia le fila della politica internazionale, inclusa quella italiana, che delle Banche d’investimento, che oggi si dichiarano contrarie al cessate il fuoco nella striscia di Gaza. Ma non lo pensano soltanto e lo fanno ribadire ai loro ventriloqui come il debole Scholz, cancelliere della Germania, il cui governo ha i mesi contati, visti i recenti gravi scandali messi in luce i giorni scorsi dalla corte costituzionale tedesca in relazione a partire attive che sono in realtà passività belle e buone.
Questi poteri forti ribadiscono di fatto che il genocidio di milioni di civili, tra cui inermi donne vecchi e bambini e i bombardamenti di ospedali sia cosa buona e giusta e indispensabile per distruggere Hamas, che però hanno sostenuto e finanziato negli ultimi di anni, per cercare di indebolire l’OLP di Arafat, avvelenato perché era riuscito a far riconoscere l’OLP come soggetto internazionale eligibile alla creazione di uno stato palestinese, avendo a sua volta riconosciuto la legittimità dello stato Israeliano.
Giochi di specchi o follie complottiste?
No solo fatti oggettivi. Infatti, una volta avvelenato Arafat e imposto il suo debole vice Abbas che non ha mai rivendicato il progetto di uno stato palestinese avviato dal suo predecessore, il Likud partito ultra reazionario presieduto da Netanyahu ha portato avanti molteplici attività a sostegno di Hamas,  sostenute dal movimento  internazionale che  supporta il Likud, attività denunciate dagli stessi giornali Israeliani.
Infatti il sig. Benjam Netanyahu, secondo il Times of Israel è colpevole perchè “ in mezzo a questo tentativo di ostacolare l’OLP e il suo presidente Abbas, ecco che Hamas è stato promosso da un semplice gruppo terroristico a un’organizzazione con cui Israele ha tenuto negoziati indiretti (attraverso altri paesi), a cui è stato permesso di ricevere infusioni di denaro dall’estero”
Ma se leggete altri primari giornali israeliani come Haaretz  troverete altri interessanti dettagli sulle dichiarazioni pubbliche di Netanyahu  a favore di Hamas, che in passato ha favorito le elezioni dentro la striscia di Gaza, perché si sapeva che Hamas avrebbe vinto con la minaccia della violenza visto che uccidevano “democraticamente” coloro che dichiaravano che non li avrebbero votati.  E avrebbe quindi messo all’angolo definitivamente l’OLP che chiedeva la costituzione di uno stato palestinese dentro il territorio governato da Israele. Hamas, nemico da distruggere oggi, ma utilissimo alleato, inconfessato,  fino a ieri. Cosi va il mondo.
Basta leggere i giornali israeliani invece di seguire le menzogne di buona parte dei media main stream italiani e internazionali, per capire come anche questi ultimi  siano sul libro paga  di chi vuole che la pulizia etnica nella striscia di Gaza sia portata a termine entro pochi mesi.
Ma se aveste ancora dei dubbi, prima dell’attacco di Hamas in Ottobre, che era stato preannunciato dai servizi Egiziani al governo Israeliano senza che questo prendesse alcuna contromisura visto che faceva molto comodo in quel momento, c’erano condizioni ben precise che spiegano i fatti tragici sotti una luce diversa.
Benjamin Netanyahu sembrava essere giunto al termine del suo percorso politico, con il suo governo sull’orlo del collasso. Privato dell’immunità conferita dall’incarico di primo ministro, si sarebbe trovato ad affrontare la concreta possibilità di un arresto e di una condanna a diversi anni di prigione a causa dei procedimenti giudiziari per corruzione pendenti su di lui a Gerusalemme.
Sono stati trovati corpi dei coloni israeliani carbonizzati, durante l’attacco di Hamas alla festa della strage. Ma questo poteva accadere solo con i missili sparati dagli elicotteri israeliani e non certo dalle armi di Hamas. Sono stati trovati i giorni scorsi i  filmati l’esercito Israeliano che deve seguire il protocollo militare  Hannibal, che implica sparare e uccidere anche cittadini israeliani dove si ritenga necessario. I militari israeliani che pilotavano gli elicotteri  hanno ammesso che era notte e non vedevano bene se ik bersagli erano israeliani o palestinesi di Hamas, e nel dubbio dovevano sparare, uccidere e basta. Pinocchio aveva un naso più corto. Comunque quelli erano gli ordini.
Quindi, l’inaspettata dichiarazione di stato di guerra ha ribaltato le sorti del  governo traballante Benjamin Netanyahu che sarebbe caduto entro qualche giorno, se non ci fosse stato il grande attacco di Hamas. Questa mossa ha infatti garantito la continuità dell’esecutivo, sostenuto dal contesto di emergenza nazionale. E state pur certi che le operazioni di guerra a Gaza e non solo, saranno per questi motivi molto lunghe, se qualcuno non fermerà Bad Benjamin, dall’interno del suo paese. 
Insomma, Netanyahu è una persona molto buona, un’anima luminosa e il suo Dio lo ha protetto dall’arresto creando una sbalorditiva coincidenza che ha portato a dichiarare lo stato di guerra e quindi a salvare un governo che stava cadendo mettendolo allo scoperto, privo dell’immunità governativa.  Davvero un uomo “fortunato”.
La breve digressione su Gaza e Netanyahu ci rammenta  che il mondo non è cosi come appare, come ci insegna Alice, nel romanzo di Lewis Carrol. Ma questo non è il paese delle meraviglie, è il paese degli orrori.
I buoni, dipinti tali dai media del main stream, sono spesso meno buoni, meno probi di come vogliono sembrare, e sarebbero degni membri di una Spectre, che non esiste evidentemente solo nei film di James Bond. Ma semmai è l’autore dei romanzi di James Bond, Ian Fleming  agente segreto dei servizi segreti britannici, ad essersi ispirato alla realtà di organizzazioni che ben conosceva.
Fleming  era un membro di spicco del N.I.D. (Naval Intellicence Department). E’ da ricordare, in quel periodo, il dono del Generale Donovan (USA), a Ian Fleming di una pistola sulla quale era incisa la scritta “For Special Service”, per il contributo dato nella costituzione e organizzazione dell’OSS (divenuta poi la CIA).
E’ facile capire, per gli addetti ai lavori, che il padre letterario di James Bond fosse persona altamente informata su documenti classificati come non divulgabili e che anche quando parla di Spectre nei suoi romanzi, prende  ispirazione da enti sovranazionali che esistono e operano dalla fine del XIX secolo, i cui nomi sono ben noti agli addetti ai lavori, e tra cui citiamo per brevità  solo la Fabian Society, il cui motto è Lupo Travestito da Agnello, i cui emissari in Italia sono stati  ministri della Sanità in Italia, che dovevano garantire flussi di danaro  giganteschi a Big Pharma, mai visti nei trent’anni precedenti, concedendo a queste case farmaceutiche produttrici di veleni, l’immunità penale e civile per gli effetti collaterali generati sulla popolazione.
Pensateci un attimo, se non fossero stati più che sicuri che si trattava di veleni e non di farmaci, mica avrebbero preteso l’immunità penale e civile. Tertium non datur, direbbe la logica scolastica-Aristotelica.
Pecunia non olet, e cosa sono i cittadini delle moderne democrazie (sic!) se non Pashu?  In sanscrito, antica lingua aulica dell’india vedica, i commentatori dei Purana di Shiva, indicavano con questo termine, Pashu, le bestie da macello.
Tornando al tema principale di questo articolo, la Germania ha fatto una scommessa pericolosa: sacrificare gli investimenti interni in favore di un surplus commerciale ottenuto grazie a un euro convenientemente debole sui mercati internazionali e a un cambio fisso all’interno dell’UE. Questo modello, più che una strategia, sembra essere un gioco d’azzardo economico dove la vittoria di oggi si paga con i risparmi di domani.
E non è solo la Germania a patire questo genere di politiche. L’Italia, con investimenti pubblici che non solo sono stagnanti, ma addirittura negativi, è un altro esempio di come la mentalità dell’austerity stia strangolando le prospettive di crescita.
È giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: l’austerity non è prudenza, è paura. Paura del cambiamento, paura dell’innovazione e, sì, paura del debito. Ma in un’epoca in cui il debito pubblico è visto in macroeconomia come uno strumento per la crescita, secondo la MMT modern monetary theory,  e non come un nemico, la Germania sembra non avere ascoltato. La sua avversione al rischio si è trasformata in una resistenza al progresso.
La Germania, e con essa l’Europa, deve svegliarsi. La digitalizzazione e la crescita economica  non aspettano, e non c’è posto nel mondo moderno per economie che preferiscono le catacombe del risparmio alle autostrade dell’investimento. La Germania ha bisogno di una rivoluzione, non di un’evoluzione, nel suo pensiero economico.
La Germania ha  bisogno di tornare quanto prima a un modello sostenibile basato sulla riapertura dei Gasdotti con la Russia dove acquistare Gas ai prezzi pre guerra in Ukraina, invece del Gas a prezzi doppi e tripli che viene da oltre oceano. Lo iato generato intenzionalmente da forze d’oltre oceano che traggono dalla distruzione delel’europa deve essere ricomposto.
Altrimenti, la Germania  rischia di diventare un museo a cielo aperto dell’austerity, ammirato per la sua disciplina, ma desolatamente vuoto di futuro.
E lo stesso dovrebbe fare l’italia.
E se qualcuno pensa che sia impossibile, aspetti qualche mese e vedrà.
Biden per candidarsi di nuovo ha bisogno di un grande successo in politica estera internazionale. Per esempio,  essere negoziatore e artefice della pace tra Ucraina e Russia, che si pone come imperativo categorico, dopo aver constatato che Zelensky e gli Ucraini hanno perso la guerra nonostante i 43.2 Miliardi inviati in aiuti, armi e sostegno al paese che hanno usato come loro marionetta, senza successo. L’economia Russa è cresciuta a un ritmo senza precedenti, nonostante le sanzioni applicate che avrebbero (nella loro mente malata) distruggerla e metterla in ginocchio definitivamente. Pertanto Biden deve porre rimedio a una delle operazioni più fallimentari della storia degli USA dove andarono per bastonare e tornarono bastonati.
I negoziati di Pace tra Russia e USA sono già in uno stato avanzato e la recente visita di Xin Jin Ping a Washington mirava ad accertare l’impegno di Biden a portarli a termine, oltre la richiesta di investimenti USA in Cina e la neutralità della Cina nei confonti dell’Iran in cambio della pace in Ucraina. 
Ma per arrivare alla pace in Ucraina bisognerà organizzare un altro Golpe nel paese e  imporre, come al solito, un nuovo governo locale che sia favorevole alla pace con la Russia.
E di conseguenza, l’ingombrante e oggi inutile Zelensky è un morto che cammina…
Viva la democrazia d’oltreoceano, che come suggerisce Mark Twain, vedrebbe l’abolizione immediata delle elezioni in tutti i paesi occidentali da parte di chi ne orchestra le trame oscure, se le libere elezioni fossero in grado di mandare al potere partiti indicati dal popolo in luogo del fazionismo eterodiretto manovrato dai grandi burattinai, legge suprema di ogni sistema moderno “veramente democratico”.
*Fondatore della Quantum Trading School. Gestore ed esperto di Finanza Internazionale, autore di libri sul financial Trading pubblicati da il Sole 24 ore editore in Italia, e in Inglese da J. Wiley & Sons, primario editore negli USA.

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