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DOPPI E TRIPLI STANDARD

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di Giulio Galetti
 
Dopo lo choc iniziale dello scorso Febbraio 2022, dovuto alla sorpresa di Caracciolo & Soci che bollavano come comici i richiami USA circa il pericolo di una invasione russa, l’intellighenzia pacificatrice tutta, invitava Zelensky alla resa.. La sconfitta nel sangue era inevitabile, come inevitabile era la geometrica potenza dell’Armata Rossa che attaccava a tenaglia su tre fronti. Il tutto conteneva un postulato: così facendo (arrendendosi) Zelenski avrebbero rinunciando all’indipendenza del proprio Paese piegandosi all’aggressione di Vladimir Putin.
Il diritto internazionale veniva violato e messo in disparte da tali posizioni e nei dibattiti a pioggia di quei giorni, il meccanismo era piú o meno questo: esordio con quattro indignate parole (di circostanza) sull’invasore, e poi rampogna sulla pace a ogni costo, la realpolitik doveva prevalere, e che gli ucraini (zucconi e capatosta) se ne facessero una ragione.
Il medesimo parterre de roi si rivede oggi all’indomani del Pogrom del 7 Ottobre. Le stesse voci, dopo qualche giorno di silenzio annichilito, capovolgono la posizione rispetto a Israele che al Pogrom ha risposto con operazioni di “guerra”.
Eh sì, carissime anime candide e arcobaleno, si tratta proprio di una “guerra”, lontana anni luce dalla vendetta, che invece viene citata del tutto inopinatamente.
La “guerra” é stata dichiarata da Hamas pubblicamente il 7 Ottobre e a quella “guerra” Israele si é conformata, attezzandosi al suo meglio, con la letale efficienza che la contraddistingue. Per il popolo di Israele che riceve 300 confetti al giorno dai tagliagole da 35 giorni a questa parte, é questione di sopravvivenza e NON di vendetta.
A fronte di ciò, gli illustri opinionisti, con libreria alla spalle (magari con volume in uscita messo di traverso) ammoniscono gli israeliani a fermare le operazioni di “guerra” volte ad eliminare le risorse di cui Hamas e Jihadh islamica dispongono.
“Fermate la vostra reazione che provoca vittime innocenti!” ammoniscono severi a ditino alzato, e lo fanno nel nome del diritto internazionale, in questo caso tornato in auge in tutta la sua ritrovata dissuasione, peraltro unilaterale.
Nel frattempo a nessuno di questi pacificatori da salotto viene in mente di suggerire (anche sommessamente) ad Hamas la resa dei suoi tagliagole, lo stop alla dose di quotidiana di 300 lanci di razzi e missili e soprattutto l’immediata restituzione dei 242 ostaggi, allo scopo di porre fine ai lutti e alle sofferenze del popolo palestinese. Che abbiano qualche timore di farseli nemici. Chissà?
“Ma loro sono terroristi ottenebrati dalle infinite persecuzioni dei coloni…” obiettano i pacificatori, sollevandoli così da ogni responsabilità, ma é bene ricordare che questi tagliagole prezzolati da Iran, Qatar e altri paesi sunniti hanno vinto le elezioni del 2006 e governano Gaza da allora, dopo avere regolato i conti con Fatah (300 vittime palestinesi nel 2007 in una guerricciola a cui l’occidente mise la sordina).
Hamas, nei fatti, é uno Stato con la sua burocrazia e un simulacro di servizi sociali minimi, finanziati con le briciole avanzate dalla spesa militare per costruire la città sotterranea di cui sono cosí fieri, al punto di immortalarla con le GoPro per la gloria di Allah. Iniziarono a costruirla con le camere i depositi i cunicoli le gallerie camionabili e gli ascensori nel lontano 2007 all’indomani del loro avvento al potere.
Con gli spiccioli avanzati si sono pagati oltre 20.000 tra razzi e missili oltre a erogare la Su paga del soldato (pardon tagliagole) per tutti i 30.000 miliziani e per le 5000 famiglie che tengono un congiunto nelle carceri israeliane. Come la qualche organizzazione criminale… Tale e quale.
Spiace constatare che ben pochi controlli sono stati effettuati circa la destinazione dei finanziamenti e degli aiuti. Ad oggi non esiste una rendicontazione per la UE (il piú generoso finanziatore della Striscia di Gaza con oltre 1 miliardi di euro all’anno per il popolo palestinese) L’Italia è tra i principali donatori della Palestina, con un investimento di circa 450 milioni di euro sin dalla metà degli anni Ottanta. Gli importi di programmi e progetti attualmente in corso ammontano a circa 187 milioni di euro, di cui 86 milioni in crediti di aiuto e 101 milioni a dono.
Il prezzo della guerra scatenata da Hamas é assolutamente chiaro a chi l’ha dichiarata. Il loro leader politico, Ismail Haniyeh, ha rivelato ad Al Jazira il 12 Ottobre che il sangue di donne, vecchi e bambini palestinesi «deve essere sparso per rinvigorire la rivoluzione islamica». Malgrado questo aberrante proclama, dei civili palestinesi non importa nulla a nessuno, a cominciare dalle nazioni confinanti, che si guardano bene dall’aprire i varchi per ospitare i “fratelli” ?!? palestinesi.
In Occidente, invece é diverso.
Crisi umanitarie anche peggiori si sono verificate nel perimetro medio orientale ma non ho contezza di piazze riempite per le vittime siriane, iraniane e afgane. Basterebbe solo una giornata ad Aleppo nell’Estate del 2016 per eguagliare in un’unica giornata di bombardamento russo e siriano la somma delle vittime palestinesi e israeliane in 40 giorni. Eppure videro solo i i soliti ca*aca**o radicali davanti alle ambasciate. I pacifisti con la libreria alle spalle muri e indifferenti.
Oggi invece, piazze gremite da migliaia di persone, con preponderante presenza di immigrati arabi, e qui si dovrebbe aprire una lunga parentesi sulla mancata integrazione. Non mi capacito del legame privilegiato degli occidentali pacificatori verso i palestinesi. Se mai tale vicinanza fosse stata autentica, si sarebbe manifestata (da tempo) nella condanna di Hamas bollandolo come il principale oppressore del popolo palestinese. Il loro Nemico Pubblico n°1 come poi si é rivelato. Oltre ad essere vittime dei politici piú corrotti che dispongono di aguzzini e tagliagole, i palestinesi paiono essere un comodo transfer per il rancore antisemita dell’Occidente, afflitto da quel doppio standard che considera Israele in primis e a seguire USA e l’Occidente democratico il nemico da abbattere, con ogni mezzo.

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