

di Gianvito Caldararo
A Craxi gli è stata riconosciuta la capacità di aver innovato il linguaggio della politica e di aver dimostrato una buona dose di decisione. A proposito del linguaggio molti hanno ironizzato sulle famose “pause”, che alcuni hanno collegato a quelle di Mussolini. In realtà il suo eloquio è stato sempre efficace e penetrante.
Con Craxi viene accantonato il politichese e nasce il linguaggio fatto di frasi brevi e secche, pronte per i titolo di giornali e per i telegiornali. Frasi di facile comprensione, che venivano intercalate dalla citazione di proverbi popolari. Uno dei primi destinatari del linguaggio tagliente di Craxi, fu proprio Andreotti, paragonato alla volpe, cioè all’animale dotato di furbizia e astuzia. Animale che nonostante le sue doti, chiosava con le seguenti parole : “E’ una volpe. Ma prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria”.
Craxi apprezzava il generale De Gaulle, del quale ammirava la capacità di sintesi. Infatti, ai compagni logorroici e confusionari, ripeteva in ogni occasione: “Ricordati che il generale De Gaulle, non parlava mai per più di cinque minuti. E di cose semplici e chiare, perchè la gente non ha tempo da perdere”. Un altro preso di mira da Craxi è stato Antonio Di Pietro, che Craxi annientò con le seguenti parole: “Fa talmente a botte con i congiuntivi che non può neanche essere chiamato al “Processo” di Biscardi “.
Craxi non ha mai reagito in maniera plateale, ma sempre con intelligente ironia, severità e una certa bonomia. E’ quanto accaduto al comico Beppe Grillo, quando durante la sua partecipazione al programma televisivo Fantastico, diretto da Pippo Baudo, pronunciò la seguente pesante frase: “Se in Cina sono tutti socialisti a chi rubano? Craxi, rivolto a Beppe Grillo, reagì affermando: “Con noi è stato duro e ingiusto. E’ stato molto ingiusto, ma il ragazzo saprà ravvedersi e ricredersi, e noi saremo pronti a perdonarlo dei suoi peccati”.
Beppe Grillo, non si ravvide e non si ricredette e Craxi, di fronte a tanta arroganza, lo fece cacciare dalla Rai. Craxi è stato anche colui che ha coniato termini che sono entrati nel comune linguaggio politico come “la governabilità”. Come pure è riuscito nella invenzione di qualche metafora suggestiva, come “l’onda lunga”, oppure “la nave va”.
Il linguista Giuseppe Antonelli, ha osservato che con Craxi, “finisce il politichese, la lingua artificialmente alta della Prima Repubblica, anche se non si cade nella “lingua artificialmente bassa” della stagione populista, che sarà inaugurata da Silvio Berlusconi”. Mentre il giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli, nel suo “Invano” scrive : “Nessuno allora sospettava che le logiche dello spettacolo in prospettiva avrebbero preso la mano, annullando contenuti e progetti”. Ed è vero, continua Ceccarelli, “che tutto ha inizio con Bettino Craxi, che però si ferma un passo prima di sconfinare in una terra sconosciuta. Perchè, ecco il punto, il leader socialista non sposerà mai la spettacolarizzazione di sè”.
Tanto è confermato anche dal sociologo Giuseppe De Rita,il fondatore del Censis, che afferma: “Craxi era il leader che esprimeva anche mediaticamente, il senso del potere, ma la medializzazione spettacolare, no”. Per quanto riguarda il secondo aspetto, cioè dell’essere un ” decisionista”, Fabio Martini nel suo libro “Controvento”, chiarisce le ragioni di Craxi del perchè, una volta giunto al governo, decide di ascoltare, di confrontarsi, ma di giocare le sue carte sul “decisionismo”, che Craxi sosteneva e praticava perchè affermava: “Odio il vuoto politico, ne ho paura. Quando vedo il vuoto politico, anche all’ultimo momento, so che bisogna decidere”. Tra l’altro un grande intellettuale socialista come Luciano Cafagna, riferiva: “Craxi offriva un proposta di leadership forte”. Come forte è stato il suo riformismo.
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