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DIFFERENZA TRA SOGNO E REALTA’

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di Savino di Scanno
Si scriverà di Spie. “Ab initio” si citeranno 3 casi famosi. Kim Philby, Eli Cohen E Richard Sorge. Si scrive non di Spie qualsiasi bensì di Spie che hanno influenzato e modificato eventi della Storia.
Diversi tra loro, Philby divenne capo dei Servizi Segreti Britannici ma da giovane universitario era stato reclutato su “base ideologica ” dal Kgb, Cohen per conto del Mossad riuscì a raggiungere i vertici del governo siriano, Sorge con le sue informazioni permise a Stalin di far volgere a suo vantaggio le sorti della guerra. Philby si salverà fuggendo a Mosca mentre per Cohen oggi considerato eroe nazionale in Israele e per Sorge la sorte fu ben diversa.
Cosa si può immaginare avessero in comune le 3 Spie? Certamente una “visione strategica” da parte del Kgb e Mossad nel gestirli, amministrarli, guidarli con idonee strutture, mezzi e materiali con alla base un elemento fondamentale ovvero il “tempo”.
Senza il “tempo” non si costruisce nulla e per costruire qualcosa è necessario avere cultura del settore. A voler scrivere di cultura andrebbe chiesto ai cultori della materia, in particolare ai professori titolari di cattedra, giornalisti tuttologi passati dal covid all’ intelligence con la stessa disinvoltura dei noti convegnisti e conferenzieri che passano da una lezione ad un ristorante, la elementare differenza tra intelligence e spionaggio.
Si è passati dalla esaltazione della cybersecurity alla ritrovata necessità del segmento Humint.
In televisione appaiono personaggi che per appellativi ricordano ristoranti stellati oltre alla corte di pellegrini analisti di ogni caso.
Non si può aggiungere molto per chi è un semplice lettore di libri ma a memoria si potrebbe affermare che le spie, quelle vere, non parlano con i giornalisti e difficilmente si dovrebbe conoscere il loro nome od operato, come il miglior agente segreto di Rommel che operava in Egitto di cui si sapeva fosse solo un giovane ufficiale italiano.
Ma si sa’ siamo un popolo di commissari tecnici della nazionale, una nazione dove gli unici segreti sono quelli di Pulcinella ed i reclutamenti avvengono con candidatura on line sul sito di interesse.
Se non ci fossero 2 guerre, una crisi migratoria immane, un rischio terrorismo e criminalità da far tremare i polsi, un assalto “eversivo” al Sistema finanziario ed imprenditoriale italiano potremmo anche sorridere.
Concludo citando un episodio, in cosiderazione del fatto che scrivo solo di cose che  conosco.
Da giovane con un carissimo collega ed amico, che si considera una delle più raffinate menti finanziarie europee, ci recammo a Ginevra per motivi professionali e fummo ricevuti nella sede di una prestigiosa banca di affari di cui non si ricorda il nome a parte l’emblema societario, rappresentato da un leone dorato con corona su fondo azzurro.
Fummo portati nella sala “cambi” e si rimase impressionati nel vedere giovani di ogni nazionalità operare sui terminali, funzionanti 24 ore su 24.
Chi ci accompagnava, sorridendo, disse ad un certo punto che gli analisti erano necessari, ma era importante avere la capacità di nominare propri uomini nelle organizzazioni che contavano.
Saranno passati 30 anni circa, ma le “regole del gioco” quelle vere e non quelle delle tavole calde delle stazioni ferroviarie, sono sempre le stesse.

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  • Redazione

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