
di Giuseppe Augieri
Sono tra quelli – pochi – che si danna l’anima perché si mette in discussione, anche alla luce di taluni atteggiamenti di una parte della Magistratura, la tripartizione dei poteri. Ed assegno ai giudici, tutti, la responsabilità di non fare nulla per isolare le correnti che vanno per questa strada. Perché, per me, non c’è solo responsabilità di chi esce dal seminato, ma anche di chi lo consente col silenzio.
Dopo che il Governo, forte di un patto con la maggioranza, vuole blindare il testo della legge di bilancio e ha annunciato che non ci saranno emendamenti da parte dei partiti al governo, si conferma eclatantemente che esiste lo stesso identico problema (di un “attentato” alla autonomia dei tre poteri) tra potere esecutivo e potere legislativo. Si riduce il Parlamento a solo passacarte. Il Governo fa “autoritarismo” in luogo di una autorevolezza che sembra non esserci più.
Non questo Governo. Inutile fare gli struzzi. La pratica del voto di fiducia continuo è da moltissimo tempo un’anomalia: e questo restringe il potere legislativo ad uno spazio ridottissimo. Ed è un processo che va bloccato.
Come? Esattamente al contrario di come si sta facendo oggi.
Elly Schlein ha usato una battuta: siamo pronti a dare asilo politico a chi della maggioranza vorrà presentare correzioni al testo dell’Esecutivo. Simpatico, e forse anche foriero di qualche risultato. Ma l’effetto non è quello di correggere l’anomalia segnalata. Anzi. C’è la probabilità – alta – che nascano forme di sottogoverno. Se maggioranza e opposizione orchestrano scambi sottobanco, propiziati dalle diverse lobby e dagli interessi organizzati, magari anche poco trasparenti, il tutto si trasforma in un “assalto alla diligenza” che, protetto dall’anonimato finisce per violare il sacrosanto principio costituzionale che ogni correzione alla manovra di bilancio, se prevede più spesa, deve avere una copertura esplicita. Con questo metodo, se l’emendamento passa, saranno poi seri problemi del Governo a capire dove trovare i fondi necessari. Con buona pace del respiro di ossigeno datoci da Standard & Poor. Se non passa, si può sempre sbandierare che i numeri che il Governo ha, sono minori di quelli che pretende di avere.
Una battaglia magari vinta, ma in vista della sconfitta nella guerra. Operazioni di questo genere indeboliscono ancora di più l’autorevolezza del Parlamento che è il principale organo di ogni democrazia: quel potere che – quando c’è un regime – è il primo ad essere conculcato: magari occupando la sua sede. Una autorevolezza che, da tempo, molti hanno lavorato per mettere in discussione.
Il mio vecchio “pallino” che un Governo “sbagliato” è il frutto di una opposizione incapace, ritorna. E mentre va sollecitata la maggioranza a non seguire rigidamente il patto di non emendabilità, va chiesto con forza all’opposizione di non fare “richieste” ma “proposte”. Che non è la stessa cosa. In ogni caso, per gli uni e per gli altri, il rispetto della regola di dire, obbligatoriamente e con trasparenza, ogni uscita con quale entrata – o minore altra spesa – viene finanziata.
Se il dibattito si facesse, aspro quanto si vuole purché corretto e non demagogico, forse nella mente di qualcuno potrebbe affiorare il dubbio che non sono poi tutti “caproni” quelli che siedono sugli scranni che mezzo milione di morti ci hanno fatto riconquistare.
Ma possiamo davvero sperare che questo sia un obiettivo della politica di oggi?





