
di Silverio Allocca
“WO MAN BÜCHER VERBRENNT, VERBRENNT MAN AUCH MENSCHEN”
(Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini) Heinrich Heine
Ricordo il rogo del libri degli scrittori ebrei e di quelli politicamente non conformi all’ideologia del Terzo Reich che costituiva il pensiero dominante dell’epoca.
Correva il 10 Maggio 1933 allorché a Berlino, nella Opernplatz, si consumò il più importante di questi scempi passati alla storia come Bücherverbrennungen (in italiano “roghi di libri”, appunto).
All’epoca quei roghi furono una trovata propagandistica escogitata da una organizzazione studentesca nazista, la Deutsche Studentenschaft (o Associazione degli studenti tedeschi) – e furono concepiti per rimuovere dal Reich la cosiddetta “corruzione giudaica della letteratura tedesca” ritenuta inquinata da qualcosa che era reputato “contrario allo spirito tedesco”.
Nello stesso giorno Joseph Goebbels tenne perfino un discorso, dove affermava che i roghi erano un ottimo modo “per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato”.
A distanza di 90 anni, prima con l’ostracismo riservato alle opere degli autori Russi ed ora con la sospensione alla Fiera del Libro di Francoforte del premio letterario conferito alla Palestinese Adania Shibli, l’Europa mostra al mondo intero la triste realtà della stessa perdurante crassa e becera ignoranza di quei tempi la cui censura sui libri di storia si dimostra essere stata solo la foglia di fico, per di più patetica, di un gretto mai sopito sentire.
Vale la pena di sottolineare qui, a maggior vergogna dei proponenti e dei sostenitori –politici e non – di queste iniziative, che qui da noi, nella pagliaccesca patria dei “valori (si fa per dire) Occidentali”, oltre a non avere il coraggio civile, mostrato dalla stampa israeliana in Israele, di affrontare di petto –pur condannando giustamente Hamas– quanto si sta facendo il Governo Israeliano a Gaza, non si ha nemmeno – culturalmente parlando – quella intelligenza che ha visto in Israele sostenere con soldi pubblici i circoli Wagneriani grazie alla capacità intellettuale, decisamente superiore alla nostra, di saper distinguere tra la produzione artistica del grande compositore tedesco e la pochezza dell’uomo che il Wagner antisemita fu, animatore a Monaco di quello che si ricorda come uno dei più attivi e decisi circoli antisemiti della Germania.
Ricordo il rogo del libri degli scrittori ebrei e di quelli politicamente non conformi all’ideologia del Terzo Reich che costituiva il pensiero dominante dell’epoca.
Correva il 10 Maggio 1933 allorché a Berlino, nella Opernplatz, si consumò il più importante di questi scempi passati alla storia come Bücherverbrennungen (in italiano “roghi di libri”, appunto).
All’epoca quei roghi furono una trovata propagandistica escogitata da una organizzazione studentesca nazista, la Deutsche Studentenschaft (o Associazione degli studenti tedeschi) – e furono concepiti per rimuovere dal Reich la cosiddetta “corruzione giudaica della letteratura tedesca” ritenuta inquinata da qualcosa che era reputato “contrario allo spirito tedesco”.
Nello stesso giorno Joseph Goebbels tenne perfino un discorso, dove affermava che i roghi erano un ottimo modo “per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato”.
A distanza di 90 anni, prima con l’ostracismo riservato alle opere degli autori Russi ed ora con la sospensione alla Fiera del Libro di Francoforte del premio letterario conferito alla Palestinese Adania Shibli, l’Europa mostra al mondo intero la triste realtà della stessa perdurante crassa e becera ignoranza di quei tempi, la cui censura sui libri di storia si dimostra essere stata solo la foglia di fico, per di più patetica, di un gretto mai sopito sentire.
Vale la pena di sottolineare qui, a maggior vergogna dei proponenti e dei sostenitori – politici e non – di queste iniziative, che qui da noi, nella patria dei “valori (si fa per dire) Occidentali”, oltre a non avere il coraggio civile, mostrato dalla stampa israeliana in Israele, di valutare – pur condannando giustamente Hamas e gli altri accadimenti compresi quelli di ieri sera a Bruxelles – l’azione messa in atto dal Governo Israeliano a Gaza, non si ha nemmeno – culturalmente parlando – quella intelligenza che ha visto in Israele sostenere con soldi pubblici i circoli Wagneriani grazie alla capacità intellettuale, decisamente superiore alla nostra, di saper distinguere tra la produzione artistica del grande compositore tedesco e la pochezza dell’uomo Wagner che fu antisemita, animatore a Monaco di quello che si ricorda come uno dei più attivi e decisi circoli antisemiti della Germania.





