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I DUBIA DI UN CATTOLICO INDIGNATO

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di Eugenio Baresi

Come è possibile per una persona normale riconoscersi nella attuale chiesa cattolica?

Noi ci indigniamo. 

Vorremmo che non ci fosse una connivenza assassina come purtroppo avviene di fronte al dramma dell’oggi per l’aggressione di fanatici integralisti che dicono di agire in nome di un loro dio che dovrebbe essere invero solo diavolo.

Quel loro dio non per tutti loro è così diavolo.

Semplicemente aiutiamo il terrorismo se noi non difendiamo quelli che quel Dio lo rispettano nella sua diversa proposizione.

Se non si agisce per loro si è senza onestà e dignità morale.

È un obbligo condannare e distruggere il terrore di chi impersona il diavolo.

È complicità e connivenza con il terrorismo non offrire una speranza di libertà a chi quel Dio lo vuole come noi e cioè un Dio buono.

E non significa imbracciare le armi, significa non dare al terrorismo alcuna sponda di comprensione.

Significa dare a chi è sottoposto alla dittatura degli assassini la speranza e la forza per costruirsi un futuro di pace, quella vera non quella untuosa e viscida del buonismo.

Significa essere ultimativi nella condanna senza l’incertezza blasfema di una giustificazione del loro spregevole comportamento.

Significa non balbettare raccomandazioni alla bontà di una falsa pace, ma significa semplicemente la distinzione fra il bene da difendere ed il male da combattere.

L’esorcista scaccia il demonio non si appella alla sua comprensione.

Quale comprensione si può offrire a chi ha come regola la distruzione e l’annientamento dell’altro!

È semplicemente il giustificazionismo dei pavidi!

Cosa deve essere compiuto di più di quanto è stato compiuto!

Una concentrazione di odio in un tempo tanto rapido da essere peggio dei nazisti di Hitler e peggio dei comunisti di Pol Pot.

Ma sventrare donne incinta, uccidere brutalmente bambini, torturare giovani ragazzi, spezzare anziani inermi: di tutto ciò cosa vogliamo comprendere?

Vorremmo che il loglio evidente venisse separato dalla semente e non accomunato nella distruttiva falsa bontà della comprensione.

C’è lo insegnano le scritture.

Non dobbiamo piangere ancora i martiri.

I martiri c’è li hanno dati le ideologie peggiori, rosse o nere.

Le abbiamo combattute.

Ora i martiri sono provocati dell’integralismo.

Dobbiamo combatterlo.

Gesù non ci ha chiesto di essere dolorosamente martiri, ci ha chiesto di essere rispettosamente buoni cristiani, ma nella difesa della propria fede.

Forse varrebbe ricordare le parole di Golda Meir, che per i nostri attuali gestori del pensiero cattolico è certamente una ebrea cattiva: “preferiamo le vostre condanne alle vostre condoglianze”.

Ancora forse che i poveri ostaggi trattati come saranno trattati da quei delinquenti che conosciamo non hanno lo stesso diritto di attenzione della povera popolazione palestinese di Gaza che è tra l’altro oppressa dagli stessi delinquenti di Hamas?

È troppo pretendere anche dal buonismo cattolico che chiedano di liberare i poveri ostaggi in parallelo alla richiesta di ripristino delle forniture di energia alla povera popolazione di Gaza?

Purtroppo l’inganno di una visione di parte che qui si svela è quello che persino nella proposizione della più facile quotidianità conosciamo.

L’inganno che non vuole il dovere come valore.

L’imbroglio dei soli diritti come necessari e sufficienti.

Sarebbero da leggere gli insegnamenti per quello che sono e non per quello che l’utilità ideologicamente ipocrita porta a raccontare.

Ecco la parabola delle vergini che si recano al matrimonio con l’olio utile a mantenere viva la fiamma che le farà riconoscere al proprio sposo promesso.

L’aiuto delle più previdenti che viene meno a quelle che lo hanno dimenticato non è condannato, è indicazione di come ognuno non debba, comunque ed in ogni caso, mettere a repentaglio la sua prospettiva di vita.

Addirittura non la deve mettere se attende la chiamata di Dio che arriva certo senza annunciarsi ma sappiamo che quando arriva sarà buono.

In un paese democratico come il nostro le leggi ed il loro rispetto servono come discrimine per premiare il bisognoso e colpire l’approfittatore.

Consentire per ossessione ideologica di parte che non si rispettino a prescindere danneggia la bontà necessaria.

La bontà è prima di tutto nel rispetto delle regole dell’onesto convivere e non nella certa garanzia dell’indulgenza.

Ancora ci viene in soccorso un’altra parabola dove il figliol prodigo viene riaccolto certo, con gioia e festeggiamenti.

Viene riaccolto, ma ben chiara e definita è l’assicurazione del bene all’altro figlio che ha conservato l’esempio del dovere.

Insomma la dissolutezza dell’inutile esistenza o peggio la dissipazione dei talenti concessi riportati in violenza di una vita perversa non sono giustificabili nella garanzia di certa e totale indulgenza, non lo sono perché, lo ripetiamo, la bontà è prima di tutto nel rispetto delle regole dell’onesto convivere.

Per un cattolico normale queste letture appaiono chiare.

Purtroppo oggi nulla si comprende.

Ci viene predicato un indefinito bene comune che dovrebbe accompagnare una bontà indistinta in una comprensione imprecisa, ma totale.

Noi normali pellegrini su questa terra consapevoli del nostro difficile oggi, noi cattolici senza aggettivi siamo invece abbandonati.

Noi che non ci siamo qualificati con la presunzione definita dall’aggettivo.

Noi che mai di volta in volta abbiamo affermato la nostra supremazia di cattolico adulto, poi maturo, poi consapevole, poi sociale, poi popolare… mi dimentico gli altri aggettivi perché a me pare sarebbe stata sufficiente la sostanza.

Ed allora sarebbe bello che anche “l’Uomo vestito di bianco” si interessasse una volta di noi poveri cattolici normali, magari molto peccatori, che non lo facciamo apposta.

Anche noi siamo degni di essere considerati perché i peccati non li ricerchiamo, non usiamo violenza, non odiamo, rispettiamo le leggi, sbagliamo nella consapevolezza e nel dolore di saperlo per i nostri limiti.

Facciamo fatica a resistere in un mondo sempre più difficile da vivere e da condividere.

Noi siamo quelli che condividiamo un’altra frase di quella che gli odierni detentori del pensiero cattolico considerano una ebrea cattiva, Golda Meir: “vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli, ma non vi perdoneremo per averci costretto ad uccidere i vostri”.

Questo è un pensiero di vera bontà cristiana, un drammatico appello di bontà cristiana, una confessione cristiana nella speranza di essere aiutati dalla bontà divina.

Il Dio buono e giusto per tutti.

Autore

  • Redazione

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