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L’UNIONE EUROPEA SOSPENDE GLI AIUTI AI PALESTINESI

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L’offensiva lanciata la mattina del 7 ottobre dal movimento islamista palestinese Hamas contro Israele ha riacceso la luce su un fronte di tensione mai sopito e provocato l’indignazione internazionale. Un’indignazione che non si sta limitando a semplici parole o prese di posizioni.

Tramite l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (Unrwa), infatti, nel corso degli anni sono fluiti milioni di dollari a sostegno dei palestinesi rifugiati nei campi presenti in Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.

Ora alcuni Paesi, in primis la Germania e l’Austria, stanno riconsiderando la possibilità di continuare a fornire questi aiuti: sia chiaro l’Unrwa non finanzia direttamente Hamas, il suo braccio armato di Hamas – le brigate Al Qassam – o la Jihad islamica, ma è chiaro al contempo che, dopo un’offensiva militare della portata di quella condotta in questi giorni dalla Striscia di Gaza, ci si interroga sulla possibilità che parte di questi fondi, sfuggendo al controllo dell’Agenzia dell’Onu, finiscano nelle mani delle frange più radicali palestinesi. Oltre ai fondi che passano attraverso l’Unrwa, inoltre, ve ne sono altri che i singoli Stati assegnano a progetti di sviluppo: si tratta di somme più o meno cospicue ed è ancora più difficile monitorarne gli spostamenti visto che sono fuori dal controllo dell’agenzia dell’Onu.

La questione dei finanziamenti riguarda anche l’Unione europea, non solo in singoli Paesi membri.

Nel 2022 la Commissione europea ha approvato un nuovo stanziamento del valore di 224,8 milioni di euro. Questo nuovo pacchetto di assistenza avrebbe dovuto sostenere l’Autorità nazionale palestinese e progetti cruciali nei Territori palestinesi. Lo scorso febbraio, inoltre, l’Ue aveva annunciato lo stanziamento di 82 milioni di euro all’Unrwa per il 2023, confermando così il suo impegno a favore dei palestinesi.

Interrogati sul tema, i portavoce della Commissione europea, nel corso della conferenza stampa odierna, per ora non si sono esposti su un potenziale congelamento dei fondi Ue destinati ai palestinesi, ma ha hanno chiarito che “l’Ue non finanzia Hamas o altre attività di organizzazioni terroristiche, né direttamente né indirettamente. L’Ue ha regole molto severe per controllare i beneficiari dei fondi europei”.

A dare la notizia, tuttavia, è stato poche ore dopo il commissario Ue all’Allargamento e al Vicinato Oliver Varhelyi sul suo profilo X. “In qualità di principale donatore dei palestinesi, la Commissione europea sta mettendo sotto esame l’intero portafoglio di sviluppo, per un valore totale di 691 milioni di euro”, ha spiegato il commissario, aggiungendo che “tutti i pagamenti sono immediatamente sospesi; tutti i progetti sono stati messi sotto esame; tutte le nuove proposte di bilancio, comprese quelle per il 2023, rinviate fino a nuovo avviso”. Un messaggio chiaro, anche quello dell’Ue, che segue quindi l’approccio adottato Austria e Germania.

Fra i principali donatori per i rifugiati ci sono anche i Paesi scandinavi, su tutti Svezia e Norvegia. Le autorità di Stoccolma hanno impegnato quasi 61 milioni di dollari per il sostegno all’Unrwa nel 2022, stando ai dati dell’agenzia delle Nazioni Unite. La Sida, ente svedese per la cooperazione internazionale, fornisce invece come dato complessivo 38 milioni di dollari per il 2022, compreso di assistenza umanitaria e sostegno allo sviluppo per i Territori palestinesi, fornendo finanziamenti a varie agenzie (non solo l’Unrwa). Stando a quanto affermato dal governo norvegese, negli ultimi anni, il Paese ha mantenuto un livello totale di aiuti ai palestinesi di circa 73-82 milioni di dollari all’anno. Ciò include il sostegno all’Autorità Palestinese, alle organizzazioni della società civile e all’Unrwa, oltre ad altri finanziamenti forniti attraverso altri canali multilaterali. Al momento nei due Paesi scandinavi non si sta parlando della sospensione dei fondi ma è chiaro che i due Paesi, storicamente molto attenti agli aspetti umanitari, potrebbero decidere di seguire l’esempio dei partner internazionali.

In base alla graduatoria pubblicata dall’Unrwa relativa al 2022 gli Stati Uniti si pongono come primo contributore, con poco meno di 344 milioni di dollari stanziati. Proprio nei giorni scorsi il segretario di Stato Antony Blinken ha sbloccato fondi per 75 milioni di dollari destinati alla stessa agenzia perché garantisca “assistenza alimentare essenziale” ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Alla concessione del contributo si erano opposti sin dallo scorso luglio i repubblicani più alti in grado all’interno delle commissioni Esteri del Senato e della Camera dei rappresentanti, rispettivamente Jim Risch e Michael McCaul. I fondi statunitensi per l’Unrwa sono da tempo bersaglio degli attacchi del Partito repubblicano. L’ex presidente Donald Trump aveva annunciato nel 2018 il congelamento di ogni contributo all’agenzia Onu, decisione poi annullata dal democratico Joe Biden poco dopo il suo arrivo alla Casa Bianca. Attraverso la sua Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid), Washington offre anche programmi di assistenza diretta al popolo palestinese, con fondi pari a oltre 500 milioni di dollari messi a bilancio per il periodo 2021-2024.

Quella dei fondi stanziati a favore dei palestinesi, insomma, è un punto di scontro di vecchia data fra repubblicani e democratici e non si può escludere che – tenuto anche conto del fatto che il Congresso statunitense è senza presidente – il dibattito possa tornare di attualità anche dall’altra parte dell’Atlantico. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden nel fine settimana ha annunciato nuovi aiuti militari alle Forze di difesa israeliane: se a questa misura si dovesse aggiungere un congelamento dei fondi destinati ai palestinesi si tratterebbe di un chiaro messaggio alla leadership palestinese.

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