
di Vito Schepisi
Salvo la riforma della giustizia (con quella separazione delle carriere il cui contrario ha fatto dell’Italia quasi un unicum, per la sensazione che possa venir meno quella parità tra i presupposti dello Stato di far rispettare la Giustizia e le prerogative degli imputati d’avere un giudice terzo che preservi i diritti della difesa e che garantisca equità), servirebbe che fossa introdotta anche una legge chiara sulla responsabilità civile (oltre che penale, ove sia provato il dolo) di quei magistrati che sbagliando creino danni alle persone e all’intero Paese.
Non si capisce se in un Paese (l’Italia), in cui la Costituzione all’art 1 sostiene che “La sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, si possa consentire che chi vince un concorso pretenda di gestire a proprio uso e consumo quelle leggi che gli Ordinamenti democratici preposti (Parlamento e Governo) varano proprio in nome e nell’interesse del Popolo Italiano.
Solo nei regimi fascisti e comunisti la magistratura non è indipendente.





