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LA SCHLEIN MADRINA DEL DDL SULLA INTESTAZIONE DELLE STRADE, DIMENTICA PERO’ LENIN, STALIN E COMPAGNI

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di Gianvito Caldararo

La Schlein prigioniera delle norme che vietano di intitolare strade, piazze e altri luoghi o edifici pubblici a esponenti del partito o dell’ideologia fascista. La Schlein ha presieduto l’incontro nel corso del quale è stato presentato ed illustrato la proposta di legge con la quale è previsto il divieto di intitolare strade, piazze ed altri luoghi o edifici pubblici a esponenti del partito fascista o dell’ideologia fascista. Il disegno di legge, costituito di un solo articolo, vede come primo firmatario l’on. Andrea De Maria, un funzionario di partito iscritto giovanissimo al PCI di Enrico Berlinguer. Come cofirmatari vi sono Federico Fornaro e Laura Boldrini, già esponenti di quella che viene definita “sinistra radicale”. Infatti, Fornaro è stato per anni capogruppo alla Camera dei deputati del gruppo di “Liberi e Uguali” di Bersani- D’Alema e di Speranza, mentre la Boldrini fu una scoperta di Nichi Vendola, leader di Sinistra-Ecologia e Libertà, che la propose come presidente della Camera dei Deputati.

La proposta di legge, che vede anche come cofirmatario l’on. Casu, non vede la firma di alcun esponente di rilievo dell’ala riformista del PD e meno che mai di personaggi noti come Franceschini, Orlando, Delrio e Guerini. Una ulteriore prova di come il PD della Schlein, va sempre più orientandosi, in maniera confusa, verso una sinistra radicale. Infatti, anche la comunicazione è affidata all’on. Arturo Scotto, uomo di fiducia dell’on. Roberto Speranza, il leader di Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista – rientrato nel PD dopo la scissione dal PD di Renzi.Di recente sono rientrati altri due esponenti di “sinistra radicale”, l’on. Pastorino e l’ex leader della CGIL, Cofferati, artefici di aver regalato la regione Liguria al centrodestra guidato da Giovanni Toti.

Entrando nel merito della proposta di legge, vi è da dire che si intende intervenire introducendo il divieto di intitolare strade, piazze e altri luoghi o edifici pubblici a esponenti del partito o dell’ideologia fascista. Nel secondo comma è specificato che si applica a coloro che “hanno ricoperto ruoli dirigenziali nel PNF ( Partito Nazionale Fascista ) o nel Partito Fascista Repubblicano, ovvero che hanno pubblicamente promosso, partecipato o aderito alla campagna per la difesa della razza che condusse all’approvazione delle cosiddette “leggi razziali” fasciste, ovvero che hanno rivestito cariche politiche, istituzionali o dirigenziali nella Repubblica sociale italiana, ovvero che sono stati condannati per crimini di guerra commessi nel periodo tra il 31 ottobre 1922 e il 25 luglio 1943 …”.

In parole semplici si mira ad evitare la intitolazione al nome di Giorgio Almirante. L’iniziativa è sembrata una battaglia di retroguardia rispetto alla evoluzione conseguita in questi lunghi anni di democrazia e in contraddizione con determinati fatti storici e politici avvenuti negli anni scorsi. In primis la famosa “amnistia di Togliatti”, che il leader del PCI presentò il provvedimento di clemenza come giustificato dalla necessità di un “rapido avviamento del Paese a condizione di pace sociale e politica”. Infatti, fu consentita la presentazione alle elezioni politiche del MSI – Movimento Sociale Italiano – che alle elezioni politiche del 1948 conseguì la elezione di 6 deputati, tra cui Giorgio Almirante, da sempre presente in Parlamento sino alla morte. Alle elezioni del 1953 i depitati missini furono 29.

Vanno ricordati i diversi incontri tra Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer, dei quali incontri siamo venuti a conoscenza dopo la pubblicazione del libro di Antonio Padellaro, già direttore dell’Unità, il giornale del PCI. Come pure non va dimenticato il grande gesto di Almirante, di recarsi alla camera ardente di Botteghe oscure e rendere omaggio a Enrico Berlinguer, improvvisamente scomparso. A maggio del 1988 sarà il comunista Pajetta a recarsi alla camera ardente e rendere omaggio alla figura di Almirante. L’altro fatto rilevante è la istituzione del “Giorno del Ricordo”, la giornata della solennità civile nazionale, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, per ricordare il massacro delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Nelle foibe furono gettati i fascisti e gli italiani che erano considerati nemici del popolo di Tito ovvero del Partito Comunista di Jugoslavia di Tito.

Eppure in Italia vi sono strade ancora intestate al Maresciallo Tito, a Stalin a Lenin. In molti comuni italiani vi sono strade e piazze intitolate ad esponenti che hanno ricoperti incarichi di podestà durante il periodo fascista. Diversi si sono poi riciclati in diversi partiti, in particolar modo nella DC e nel PCI. Ad oggi già vi sono comuni che hanno intitolato vie, piazze e altri spazi a Giorgio Almirante. Qualcuno ha ricordato di come Palmiro Togliatti, tornato in Italia per costituire un forte PCI, cominciò ad adescare socialisti ed ex fascisti.

Alla luce di questi precedenti e ai tanti gravi problemi che assillano il Paese, a molti tale proposta di legge è sembrata un pò stravagante, fuori tempo, contraddittoria e priva di un minimo di sostegno parlamentare. Una proposta di legge che non ha scaldato il cuore di molti parlamentari dello stesso Partito Democratico. Come pure il M5S di Conte è rimasto freddo e distante, mentre aspre critiche sono partite da esponenti di rilievo del partito della Meloni, come Foti, capogruppo alla Camera dei Deputati di FdI e di Rampelli ( FdI), vice presidente della Camera dei Deputati.

Sono quelle proposte di legge che vanno a finire su un binario morto e che servono per alimentare polemiche sterili e una improduttiva e futile propaganda.

Autore

  • Redazione

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