
di Angelo Ciccarella
Sarebbe in atto già dagli anni Novanta dell’altro secolo, la trasmutazione della materia vile, il marxismo, in qualcosa d’altro, come l’utopia del futuro fatta di tecnica e genetica, ma non si può sovrapporre artificialmente il nuovo lessico e credere di essere al passo coi tempi.
Le crepe già si vedono. Certo, sul piano pragmatico usano con maestria le minoranze omosex ambientaliste migrazioniste per rompere gli ultimi bastioni e ciò provoca forti pressioni sociali e culturali e ciò spaventa assai i conservatori (?).
Comunque la vulgata progressista-antifascista è sempre sul piede di guerra e proclama impettita la dittatura del conforme. Orfanelli di Marx, Lenin, Stalin e Mao, si son buttati verso il mondialismo e il transumanesimo con risultati raccapriccianti, ma la destra è intenta ad occupar poltrone e, deficitaria di fosforo, galleggia in un mare in tempesta.
Poi ci sono gli ex sessantottini che ci ripensano “come i traditi dai propri patener”. Il nuovo vate del pensiero Paolo Crepet, psicologo opinionista sociologo tuttologo, lancia perle di saggezza in video e sul palco dei teatri italiani, attaccando genitori e figli debosciati e denunciando lo sfascio della famiglia.
Ma lo strizzacapa arriva “dopo li fochi”. Dalla rivoluzione culturale a quella sessuale fino allo stravolgimento dei costumi, gli alfieri del progresso Moravia, Scalfari, Galimberti, Eco, Marcuse, Lacan, gli editori Einaudi e Feltrinelli, lo stesso Crepet, per citarne solo alcuni, bazzicavano le barricate (o meglio, ci mandavano studenti e operai) contro l’ancien régime e l’odiata borghesia ed ora, a parte i defunti, ululano alla luna.
Troppo tardi per gli ipocriti e i conformisti del politicamente corretto, per quelli che volevano bruciare il passato col nuovo a qualunque costo.
Ma il nuovo mette i brividi.





