di Giuseppe Augieri
Quasi esattamente due anni fa (29 settembre 2021) Mario Draghi prevedeva nel documento di Finanza Pubblica che nel 2024 (cioè l’anno che la Finanziaria sta ora affrontando) avremmo pagato interessi sul debito pubblico per 50 miliardi di euro. Invece ne pagheremo esattamente il doppio: una cifra vicina ai cento miliardi.
Un signore che ha fatto il banchiere centrale, quindi capace, anzi dalla competenza ineccepibile, prevedeva insomma, in un documento da lui firmato, e con lui il ministro dell’Economia, che il conto sarebbe stato metà di quello di oggi.
Ha sbagliato la previsione? Incapace? Il motivo, purtroppo, non può racchiudersi in un semplice giudizio. In tre anni, dal 2020 al 2022, i governi che hanno preceduto quello attuale hanno fatto 350 miliardi di debito in più. E nel frattempo la Banca centrale ha aumentato i tassi di interesse, con una velocità mai vista nella sua storia. Covid, crisi della Finanza internazionale e guerra in Ucraina hanno cambiato tutti gli scenari.
Dunque non credo sia possibile dare colpe a Draghi. Ma chiunque oggi se la prenda con l’attuale governo deve fare i conti con questo passato. E con questa domanda: per quale motivo i governi “dei migliori” durante i sei anni (dal 2016 a metà 2022), quando i tassi di interesse erano a zero e dunque avrebbero potuto mettere fieno in cascina, non hanno davvero abbattuto il debito? O non hanno, e sarebbe andata altrettanto bene, clamorosamente ridotto le imposte? La risposta è semplice: il mondo è cambiato in quegli anni. Ed ancora sta cambiando: qualcuno se ne è accorto?
Ma mettiamo da parte il passato e cosa si è scaricato di questo passato sull’attuale (e prospettica) gestione dei conti pubblici. Dicono sia una scusa, e non lo è. Ma mettiamolo da parte. Non riesco a capire sulla base di quali ragionamenti, oggi che la Meloni e i suoi hanno da pagare un biglietto da 100 miliardi, superiore di 50 miliardi alle previsioni, e superiore di 40 miliardi di quelli dell’epoca di Draghi, dovrebbero fare ciò che quei Governi non hanno fatto. Ed anzi fare di più. Eppure lo si chiede. E si prefigurano scenari istituzionali e politici che piacciono solo a chi evidentemente è disperato.
“La sinistra continui a fare la lista dei ministri del governo tecnico, che noi intanto governiamo”. Uno schiaffo intollerabile, almeno per me: da rispondere per le rime, se non fosse che Meloni ha ragione.
Ho sentito rappresentanti dell’opposizione dire cose che gridano vendetta per le bugie che si mettono in giro. Difendo il diritto a che ogni opinione sia consentita. “E’ la politica, bellezza!”.
Dire bugie no.




