di Ugo Bsatti
La matematica non é un’opinione. Almeno per ora. Ma cosí come cambiano tutte le “normalitá”, forse cambierá anche il due piú due quattro.
Resta comunque che il meccanismo delle pensioni in Italia non puó durare cosí come é concepito, pena l’annullamento stesso del beneficio.
Quota 102, 103, 104, sono tutti numeri dati al lotto. Il perché é di una semplicitá sconvolgente, come la maggior parte delle cose che non vogliamo vedere, tipo la assurda costruzione fiscale.
Fino a quando per un pensionato c’erano tre lavoratori a mantenerlo, piú o meno tutto funzionava. Anche perché chi lavorava, senza bisogno di essere un super manager, guadagnava abbastanza da potersi comperare una casa e dunque permettersi una vecchiaia decente. Ma anche in quel sistema, sostenibile per le casse dello Stato, c’era ( e ancora c’é) chi prende pensioni che non consentono una vita accettabile. E sono almeno un terzo dei 18 milioni di pensionati.
É tutto farlocco nel sistema pensionistico. A cominciare dalla perdita di tutto quello che si é versato se non si arriva ai vent’anni di contributi. É semplicemente assurdo. O se si muore prima di aver raggiunto l’etá pensionabile.
Veniamo ai conti. Oggi siamo all’incirca in questa situazione: 24 milioni di lavoratori per 18 milioni di pensionati. E stiamo arrivando rapidamente al rapporto uno ad uno. Quindi, secondo questo sistema scellerato, un lavoratore dovrebbe mantenere un pensionato. Questo significherebbe o ridurre in futuro la pensione ad un fatto simbolico, oppure evidentemente mettere la aziende fuori mercato.
Inoltre il sistema contributivo, il solo immaginabile per non schiaffeggiare la matematica, penalizza le pensioni future dei nostri giovani che sono o disoccupati, e quindi non versano, o sotto occupati e quindi versano, forse, ma spiccioli, dato che prendono paghe basse. Stando cosí le cose, e mantenendo questa costruzione assurda, vedremo allungarsi sempre piú l’etá pensionabile, ridursi l’assegno, ed aumentare l’intervento dello Stato perché anche nel sistema contributivo, le percentuali calcolate per remunerare il capitale, sono irreali (con una media del 5-6%) e dunque i contributi non copriranno mai tutti i pagamenti.
Eppure continuano, ignorando tutti coloro che non hanno mai versato, tipo le cosiddette “casalinghe”, che notoriamente secondo lo Stato non hanno fatto nulla durante la loro vita, o coloro che versano solo parzialmente.
18 milioni per mille, fa diciotto miliardi, per tredici fa 234 miliardi, poco al di sotto di quanto oggi si raccoglie con i contributi versati dai lavoratori e dalle aziende. Dato che la coperta é corta, i mille euro restano un miraggio per oltre sei milioni di pensionati, e anzi, molti anziani non hanno neppure diritto ad un centesimo, perché mantenere una casa, allevare figli, lavare stirare, e quant’altro non é un lavoro socialmente utile. Almeno per lo Stato.
Ultima considerazione: i soldi che ogni anno passano da chi lavora a chi non lavora sono soldi persi. Non ovviamente in senso sociale, perché consentono di vivere a chi non lavora piú, ma in senso di benessere generale. É una importantissima fetta di bilancio pubblico che anche se differentemente chiamata (contributi) sono sempre tasse, non produce investimenti, e dunque plusvalore per la societá. É invece un costo per il Sistema.
Esistono centinaia di fondi comuni, di assicurazioni, di organizzazioni che offrono piani di accumulo. Si chiama anche previdenza integrativa. Sono soldi versati ogni mese per un lungo periodo (20 o 30 anni) che vengono investiti e producono un reddito che viene a sua volta reinvestito. Alla fine del periodo si ha diritto ad una rendita o al rimborso del capitale. E non si perde nulla se non si versa per tutto il periodo, si riduce solo il proprio capitale. La famiglia non perde nulla in caso di premorienza.
Per SEI la strada é evidente: pagare una “pensione sociale” a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro attivitá un assegno minimo (oggi potrebbe essere mille euro al mese) al raggiungimento di una certa etá, non tassabile (inutile riprendersi con la destra quello che si da con la sinistra).
Si dovrebbe eliminare dalle buste paga il versamento contributivo, sia per i lavoratori sia per le aziende, facendo diminuire il costo del lavoro ed incrementando gli stipendi. Si dovrebbe obbligare al versamento di una quota delle “nuove” buste paga per una previdenza integrativa, che andrebbe in futuro ad aumentare la disponibilitá del pensionato.
Con questo sistema maggiore giustizia sociale, perché tutti avrebbero una pensione. Una coppia con un appartamento di proprietá avrebbe almeno 2 mila euro al mese, oggi miraggio per buona parte dei cittadini. Con la previdenza integrativa l’importo mensile sarebbe veramente proporzionale ai contributi versati, e i contributi sarebbero produttivi di investimenti, non di semplice passaggio da Tizio a Caio.
Il costo per lo Stato sarebbe inferiore, potrebbe eliminare l’INPS con tutti i suoi costi, e creare posti di lavoro produttivi. Le aziende guadagnerebbero in competitivitá, i lavoratori avrebbero piú soldi in tasca, il Sistema avrebbe piú denaro da investire, creare altri posti di lavoro etc etc.
Quanto sopra dovrebbe costituire, a mio avviso, uno spunto di riflessione. Ovviamente sarebbe un sistema da avviare oggi, per avere dei risultati fra anni dato che andrebbero salvati i diritti acquisiti ad oggi.




