
di Lucio Leante
Davanti alle ridicole rimostranze ideologiche degli intellò e dei radical chic scandalizzati per il semplice (e tenero) spot pubblicitario che mostra una bambina che regala al padre una pesca facendogli credere – men tendo- che gliela abbia mandata sua madre separata (rivelando così la sua sofferenza per la separazione dei genitori e il suo desiderio di una riappacificazione), mi verrebbe da ironizzare e dire semplicemente che la sinistra suicidaria è ormai “alla frutta”. Quel breve filmato secondo loro sarebbe un disdicevole e discriminatorio “spot” pubblicitario in favore dell’ormai “insostenibile” e deprecata “famiglia naturale”.
Mi verrebbe di ironizzare su quegli intellettuali di sinistra che continuano la loro demenziale guerra alla famiglia naturale, da essi associata talvolta ad una “vita de merda” (copyright Monica Cirinnà) o ridicolizzata con la fatua equiparazione ad uno “stereotipo” (da “Mulino bianco”- ripetono in coro). Come se anch’essi non fossero nati in una famiglia naturale e ad essa tutti noi non dovessimo la vita! E come se la famiglia naturale non fosse l’istituzione fondamentale sacra (anche per i laici), vigente e rispettata a tutte le latitudini e a tutte le longitudini!
Verrebbe anche di osservare che sembra realizzarsi la celebre profezia del grande scrittore inglese G. K. Chesterton che previde che un giorno “fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro e spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate”.
Mi verrebbe di ironizzare per tutte queste ragioni. Senonché credo che in questo caso l’ironia e la polemica politica e intellettuale debbano cedere il passo a considerazioni che riguardano soprattutto i sentimenti che una certa mentalitá “moderna” pragmatica e materialista (non solo di sinistra) tende a considerare alla stregua di futili sopravvivenze di un passato ormai “superato” o da superare.
Davanti ad un Paese che si divide su una pèsca come fosse l’omerico “pomo della discordia”, dove molti “illuminati” considerano un valore assoluto e totalizzante difendere i “diritti” e l’egoismo degli adulti e trovano secondario e disdicevole e quindi da rimuovere il sentimento in generale, in questo caso di una bambina, e la sofferenza dei figli di genitori separati, voglio solo affermare che occorre arrestare una certa deriva verso una società letteralmente “senza cuore”. Una società dove si usa spesso, ma solo strumentalmente, a fini politici ed elettorali, la retorica e la “pappa del cuore” solo quando riguardi i “diritti” degli adulti (che votano) o di certe minoranze supposte svantaggiate e discriminate.
Una società che poi diventa cinica proprio verso quelle persone ultra-fragili che sono i bambini (che -guarda caso- non votano) i cui sentimenti sembrano doversi annullare a cospetto dei sacrosanti “diritti” (e capricci) degli adulti (anche di quelli più eccentrici e trasgressivi che pretenderebbero persino di comprarli su Internet).
Bisogna cioé fermare la deriva verso un paese in cui sia considerato moderno e “fico” (se non anche progressista) vergognarsi di avere un cuore; e ostentare di non avere un cuore mostrando di considerare secondari, futili o trascurabili i sentimenti in generale e, in particolare, quelli di un bambino o di una bambina che soffre per la separazione dei suoi genitori e ad essa non si rassegna.





