
di Massimo Coccia
Sono rimasto colpito dalla nuova serie su Netflix che racconta una parte della storia della vita terrena di Gesù “ The chosen”. Questa serie fornisce un immagine di un Gesù molto diversa da quella rappresentata nei precedenti film sulla sua vita. In questa serie in ogni puntata il racconto del Vangelo sulla vita del Cristo si snoda all’insegna della gioia. Gli aspetti che più vorrei stigmatizzare sono il fatto che in ogni racconto, quest’ultimo interloquisce con gli altri con il sorriso in viso sincero e con spirito ironico, del resto anche Francesco dice di diffidare da chi è triste poichè chi crede deve essere sempre felice.
L’allegria si percepisce in ogni sequenza e Gesù si interfaccia con i bambini, con gli apostoli, con gli abitanti della Galilea con il profondo desiderio di far comprendere il progetto di Dio che si pone l’ obiettivo di mettere pace e serenità nel cuore degli uomini.
Gesù nelle nozze di Caanan durante le quali tramuta l’acqua in vino in otri di pietra afferma che la pietra è un materiale puro. La pietra è l’elemento che racchiude al suo interno ciò che desideriamo vedere come asserito da Michelangelo che prima di scolpire le sue opere sosteneva che non doveva far altro che togliere la pietra superflua per far emergere l’opera già contenuta nel blocco di marmo.
Alcuni dialoghi sono emblematici quando Gesù incontra Nicodemo al quale dice che lui non è venuto per occuparsi di un Regno terreno ma di un altro tipo di Regno che non è di questo mondo e che sarà possibile vedere solo dopo la morte con la rinascita nello spirito. Poi nel film quando chiede a Matteo l’esattore di seguirlo contro il parere di Simon Pietro dice a quest’ ultimo che si dovrà abituare a convivere con il diverso. Se facciamo un parallelo con la situazione che stiamo vivendo oggi vediamo che le paure di ieri sono anche le paure di oggi. L’umanità ha il terrore del diverso di chi non appartiene a certe culture, di chi non ha la pelle di un certo colore.
Il Gesù che troviamo in questa serie è un Gesù molto attuale con il senso dell’ humour, è un Cristo che si muove nella sua terra natia che parla con un linguaggio comprensibile fatto di parabole che trattano tematiche esistenziali e cerca di andare incontro al sempre verde bisogno dell’essere umano di essere salvato.
L’umanità alle soglie di una nuova guerra mondiale dovrebbe interrogarsi sul significato più profondo delle parabole dei Vangeli. In che direzione si vuole andare?
La direzione è quella di percorrere un strada fatta di lacrime e sangue all’insegna di un continuo e incessante desiderio di progredire a scapito dei più deboli oppure di perseguire il fine di riuscire a condividere un percorso basato sulla solidarietà tra i popoli, in cui l’individuo da qualsiasi parte provenga abbia l’opportunità di realizzarsi sensa distinsione di razza o appartenenza?
O si riesce a comprenedere che le sfide che il mondo ci pone davanti debbono essere affrontate insieme oppure penso che ci estingueremo come i simpatici lemming, una specie di roditore scandinavo che, presi da un momento di isteria collettiva, si suicidano nel mare ghiacciato del Nord, ma questa per fortuna è solo una leggenda, un luogo comune.
Il messaggio racchiuso nelle parabole a mio avviso assume un significato speciale. Il primo significato è che il Cristo ci fa capire che se noi abbiamo fede e crediamo in noi stessi possiamo realizzare cose incredibili. Il secondo messaggio profondo a mio avviso mette in luce il potere della fede che ci da una prospettiva di eternità con la sconfitta definitiva della morte fisica. Il terzo messaggio che si percepisce è che non occorre basare la propria esistenza sul possesso di beni materiali o nel perseguire il massimo piacere nel detenere il potere derivato dal benessere economico o da una carica pubblica prestigiosa, ma occorre guardare oltre.
La morale che emerge nelle parabole a distanza di 2.000 anni è sempre attuale e il loro significato è sempre moderno. Mai come oggi si sente la necessità di avere più solidarietà, più amore tra le persone e la lotta perenne tra l’uomo e i suoi istinti primordiali che caratterizzano il Sapiens da un punto di vista antropologico è sempre più incerta. Non è stato sufficiente ricevere le tavole della legge o per meglio dire dei comandamenti da seguire nella grotta del Sinai, sembra sempre che l’umanità si dimentichi di questi semplici regole di convivenza che sono state dettate dal Creatore e si scateni in una lotta per l’accaparramento delle risorse.
Credo che Gesù sia stato il più grande rivoluzionario della storia dell’umanità e ha reso possibile ciò che sembrava impossibile e in un certo senso parafrasando ciò che disse Michelangelo sulle sue opere egli non ha fatto altro che far emergere la parte migliore dell’umanità tenuta nascosta, che vive in noi ma che non sappiamo di possedere. Con la sua venuta ha spezzato le catene che ci tenevano imprigionati, con il suo modo di essere veramente libero, liberamente vero. Purtroppo nell’arco di alcuni millenni l’uomo si sente di nuovo oppresso da queste catene che gli sono state rimesse addosso, senza che lui abbia fatto resistenza.
Molte volte l’umanità è stata sull’orlo del baratro, sul bordo del precipizio ma sempre, come per miracolo, è intervenuta una mano Divina per scongiurare il peggio. L’abbiamo visto durante le due guerre mondiali, durante lo scoppio delle bombe atomiche in Giappone e l’esplosione delle centrali nucleari in Ukraina e Giappone, durante la guerra fredda con la crisi dei missili a Cuba. Fino ad oggi ne siamo usciti indenni evitando il peggio ma con ingenti danni collaterali. Ne usciremo anche questa volta con la guerra in Europa? Verrà in nostro soccorso un nuovo Salvatore?





