
di Sandro Roazzi
Quando muoiono protagonisti come Giorgio Napolitano è come se sparisse un mondo ed un altro emergesse dalla memoria. Per chi ha qualche annetto sulle spalle avviene questo. Certo, sono le ore del rispetto che non deve naufragare nella ipocrisia, ma poi ti viene da pensare a queste figure della politica verso le quali anche quando esprimevi dissenso non potevi non riconoscere lo spessore ed il valore.
I miglioristi, e iniziano gli interrogativi. Per aver conosciuto, sia pure fuggevolmente, in particolare Giorgio Amendola, una spanna superiore a tutti gli altri, ripenso a coloro che erano considerati i più vicini al socialismo: potevano fare diversamente o di più per avvicinare l’obiettivo storico già auspicato da Turati e Buozzi e poi desiderato da tanti militanti?
Sul piano sindacale, vedi Lama e Trentin, ad esempio quel riformismo ha rafforzato lo spirito unitario e la concezione dell’autonomia che era non solo “difesa” dalla egemonia del partito, o dei partiti, ma la conseguenza logica di assunzioni di responsabilità precise nei riguardi dei lavoratori e del Paese che non ammettevano troppe subalternità’’.
Si e’ poi parlato della forte adesione di Napolitano alla Costituzione che svela il lato positivo del togliattismo: il PCI, soleva dire Togliatti, non è al Governo ma è nella Costituzione. In quella logica si è formata negli anni classe dirigente con luci ed ombre ma certamente da ritenere a buon diritto autentica e valida classe dirigente.
Si è poi sostenuto che Napolitano è stato il primo dirigente comunista ad essere “accettato” negli Stati Uniti. Certo ma non mi risulta che in cambio abbia rinunciato alle sue convinzioni ed accettato quel tipo di liberismo “finanziario” e incontrollabile che poi invece ha visto l’adesione sostanziale di tanti post comunisti con il risultato di …appannare fino a renderli impalpabili i valori socialisti.
Per me è stato un buon Presidente, seguito da un capo ufficio stampa, Pasquale Cascella, fra i migliori colleghi, per competenza ed umanità, che ho incontrato nella mia esperienza professionale. Forse Napolitano poteva fare una cosa in più: far capire, dopo Tangentopoli che l’umanesimo socialista non andava rimosso o peggio demonizzato. Ma quei tempi sono stati davvero complicati.





