
Il fallimento della politica dell’amministrazione Biden, che è anche, purtroppo per gli americani e per noi europei, il fallimento dell’Occidente, è stato reso palese in modo eclatante dall’intervento di Volodymyr Zelensky all’assemblea generale dell’Onu.
Difficile capire se quanto ha detto sia frutto del suo pensiero o se sia stato concordato, il fatto è che le sue dichiarazioni suonano a presa d’atto dell’inutilità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Chiedere di togliere il potere di veto alla Russia o è una boutade senza capo né coda o è il modo per dire che l’Onu è impotente.
Come si fa a dire che bisogna agire per togliere le armi nucleari alla Russia quando la Russia è la più grande potenza nucleare del pianeta? Chi va a togliere le armi nucleari alla Russia? L’Onu? Con qualche dichiarazione che nessuno ascolta?
Zelensky, che l’abbia fatto consapevolmente o che non l’abbia fatto consapevolmente, ha messo in piena luce la totale inconsistenza del Palazzo di vetro, un carrozzone senza poteri, ridotto ad essere solo propaganda.
Propaganda è anche tutta la fuffa continuamente spesa dai media al servizio delle multinazionali e della finanza per dire che le sanzioni sono servite a sfiancare la Russia.
Il 19 settembre, l’Ocse ( Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), organismo istituito nel 1960 e non certamente proclive ad essere tenero con Mosca, ha affermato che nella prima metà del 2023 l’economia globale si è dimostrata più resiliente del previsto, ma le prospettive di crescita rimangono scarse. In questo quadro generale, il grande vincitore del report Ocse sembra la Russia, con una netta revisione al rialzo delle previsioni. Il Pil russo performa meglio del previsto e dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno (+23 punti) e dello 0,9% nel 2024 (+1,3).
Le sanzioni sono arrivate come un boomerang su chi le ha istituite. Questa è la realtà.
Uno dei Paesi più colpiti dal rallentamento internazionale è la Germania che, secondo le previsioni, sarà l’unico membro del G20 (a parte l’Argentina) ad andare in recessione quest’anno.
Si prospettano tempi duri anche per la Gran Bretagna, che nel 2024 sarà la seconda economia del G20 con i risultati peggiori, sempre dopo l’Argentina.
Per quanto riguarda l’Italia, si prevede una crescita modesta dello 0,8% (-0,4 punti percentuali rispetto al report precedente) per il 2024, esattamente come per quest’anno (-0,2 punti). Tuttavia, sono stati rivisti al basso i pronostici anche sull’inflazione italiana: si attestano al 6,1% (-0,3 punti) per il 2023, mentre scendono al 2,6% per l’anno prossimo (-0,5 punti). Ben sotto la media del G20 (4,8%), Spagna (3,4%), l’Eurozona (3%), Germania (3%), Francia (2,9%) e anche il Regno Unito (2,9%).
C’è la propaganda, ci sono i propagandisti, poi c’è la dura realtà.
E’ evidente che la Russia, da tutta questa vicenda, non esce né isolata, né sfiancata. Ad essere sfiancata è l’Europa.
Torniamo al Palazzo di vetro.
Volodymyr Zelensky ha sfidato Mosca aprendo il consiglio di sicurezza dell’Onu dedicato alla guerra in Ucraina a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, ma ha criticato l’Onu per non aver adempiuto al proprio ruolo e per non aver risolto i conflitti mondiali.
“È impossibile fermare la guerra perché tutte le azioni hanno il veto dell’aggressore”, ha denunciato il leader ucraino, il quale ha aggiunto: “La maggior parte del mondo” riconosce che le azioni della Russia in Ucraina sono “criminali e immotivate” e mirano a impossessarsi del territorio e delle risorse ucraine, ma il consiglio di sicurezza “resta bloccato in una situazione di stallo a causa del veto di Mosca”.
La richiesta di Zelensky appare estremamente difficile da realizzare. Esiste un precedente, quando nel 1971 l’assemblea generale delle Nazioni Unite privò Taiwan del potere di veto che deteneva come rappresentante della Cina, consegnandolo invece al governo comunista di Pechino.
In questo caso il problema era di stabilire chi delle due realtà cinesi fosse la Cina e fu scelta quella di Pechino.
A peggiorare la situazione, dopo l’uscita del leader ucraino, è arrivato il segretario di Stato Usa Blinken, il quale ha accusato la Russia di aver “stracciato la Carta Onu” violando una raffica di risoluzioni del Consiglio di sicurezza e di commettere “crimini contro l’umanità” ogni giorno in Ucraina.
Altra presa d’atto della totale inconsistenza di un organismo obsoleto, impotente e ormai fuori dal tempo in un mondo che si è fatto ormai multipolare e che pretende di stabilire nuovi equilibri.
In buona sostanza, Zelensky e gli esponenti dell’amministrazione Biden, al netto della propaganda, hanno sancito l’inutilità dell’Onu, la sua impotenza, la sua obsolescenza.
Non male per gli strateghi della più grande potenza del mondo e per il leader di un Paese, come l’Ucraina, che conduce una guerra per procura Usa.
Se l’Occidente continua a fare favori di questo genere alla Russia è assai difficile che possa pensare di rimanere leader nel mondo.
L’ossessione dei democratici Usa di voler ridurre la Russia ai minimi termini sta danneggiando l’America e l’Europa e sta destrutturando anche le organizzazioni internazionali come l’Onu.
A questo punto davvero si può dire che la Russia ha in Biden un grande amico e un vero alleato. Peccato che a farne le spese siano gli occidentali.





