
Agatha Chritie sosteneva che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi sono una prova.
Nel caso in esame gli indizi sono tanti.
Il primo indizio è che, come biglietto da visita per l’arrivo alla riunione dell’Onu, il New York Times, giornale che è strettamente legato al mondo del Partito democratico, ha messo in pagina un articolo nel quale si afferma che ad ammazzare 16 persone e a ferirne altre 30 in un mercato del Donetsk non è stato un missile russo, ma un missile di Kiev.
Secondo indizio. All’Assemblea dell’Onu dove Zelensky è arrivato per chiedere ancora una volta la solidarietà e gli aiuti economici e militari per la guerra che si sta svolgendo in Ucraina non c’erano Putin, Xi Jinping, Macron e Sunak. L’assenza di Russia e Cina può apparire scontata, ma non quella di Francia e di Inghilterra, che suonano ad una presa di distanza da Kiev in termini di priorità.
Terzo indizio. Zelensky ha dovuto ammettere che la controffensiva procede lentamente. A dire il vero, non procede affatto, in quanto è fatta di conquiste e di perdite di centinaia di metri di territorio, di attacchi sostanzialmente propagandistici con droni, di sbarchi che subito rientrano.
In questo contesto la NATO ha annunciato la sua incapacità di soddisfare le esigenze di Kiev. «Il volume di armi e munizioni che l’Ucraina richiede è enorme. La portata e il volume delle armi utilizzate superano le nostre capacità di produzione [dei paesi della NATO, ndr]», ha affermato il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio della Marina olandese Rob Bauer.
Bauer ha anche sottolineato, come ulteriore fattore che complica la soddisfazione dei bisogni di Kiev, la necessità che i paesi dell’Alleanza tengano conto dei propri rischi per la sicurezza nazionale e regionale nel determinare il volume degli aiuti, e li ha invitati ad accelerare la soluzione dei problemi legati all’aumento della capacità produttiva della difesa. Non c’è equilibrio nella NATO tra il volume delle forniture di aiuti militari all’Ucraina e i nuovi ordini militari.
Quarto indizio. Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno bloccato le esportazioni di grano ucraino attraverso il loro territorio, ottenendone una denuncia dell’Ucraina. La stessa Ucraina ha rifiutato i Leopard tedeschi perché vecchi e necessitanti di riparazioni. In buona sostanza, al di là di quello che racconta il solito socialista Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, lo stesso che rema contro l’Italia per gli accordi con Tunisi, i Paesi europei fanno buon viso e cattivo gioco, con la conseguenza che si sta evidenziando una sorta di distacco progressivo da Kiev.
Quinto indizio, forse il più pesante e gravido di conseguenze. Zelenski oggi viene ricevuto alla Casa Bianca da Joe Biden e poi parleraà al Congresso esattamente in coincidenza con l’avvio dell’impeachment del presidente degli Stati Uniti a causa degli affari di suo figlio con Cina, Russia e Ucraina. Affari dei quali Joe Biden sarebbe stato a conoscenza, essendo quindi correo, ed essendone anche beneficiario quando era vicepresidente Usa dell’amministrazione Obama. Il focus del Congresso, dove i repubblicani avvieranno l’impeachment è rivolto, in particolare agli affari sviluppatisi in Ucraina con Burisma e ai finanziamenti della società di Hunter Biden ai laboratori biologici.
Sesto indizio. Il Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina ha adottato il progetto di bilancio per il 2024. Più della metà della spesa andrà al settore della difesa, circa 45 miliardi di dollari. Si tratta di oltre 3 miliardi di dollari in più rispetto al 2023 e più di quelli destinati a servizi sociali, medicina e istruzione messi insieme. L’Ucraina ha aumentato la spesa militare nel 2022 del 640%, arrivando a 42 miliardi di dollari. Sempre il Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina ha licenziato tutti i viceministri della Difesa, inclusa Anna Malyar, che lavorava con l’ex numero uno della Difesa Oleksij Jurijovyč Reznikov.
L’ennesimo ripulisti, oltre a ribadire come l’Ucraina sia uno dei Paesi più corrotti del mondo, evidenzia una lotta interna di potere. Zelensky con le continue purghe, sta, di fatto, eliminando tutti coloro che si riferiscono ai suoi potenziali concorrenti nella possibili elezioni del 2024, per le quali ha chiesto finanziamenti all’Occidente.
I dati dicono chiaramente che il consenso che lo ha portato al potere è ormai ridotto ai minimi termini e che la popolazione lo ritiene un corrotto.
Parlando per la prima volta all’assemblea generale dell’Onu, Zelensky ha detto che, “mentre la Russia spinge il mondo verso la guerra finale, l’Ucraina sta facendo di tutto per garantire che dopo l’aggressione russa nessuno al mondo oserà attaccare alcuna nazione. L’uso delle armi deve essere limitato, i crimini di guerra devono essere puniti, le persone deportate devono tornare a casa e l’occupante deve tornare nella propria terra”.
Zelensky ha poi affermato che la “Russia non ha di diritto di avere le armi nucleari”, cosa che sembra iscrivere il suo discorso nel libro dei sogni.
Zelensky ha annunciato all’Assemblea generale dell’Onu che il suo Paese sta preparando un “vertice mondiale per la pace” al quale vuole invitare tutti i leader mondiali contrari all'”aggressione” dell’Ucraina da parte della Russia. “A Hiroshima, Copenaghen e Gedda hanno avuto luogo importanti discussioni e scambi sull’attuazione di un piano di pace. E ora stiamo preparando un vertice mondiale sulla pace. Invito tutti voi – tutti coloro che non tollerano alcuna aggressione – a preparare congiuntamente questo vertice”.
A Zelensky ha risposto Biden, affermando che “la Russia crede che il mondo si stancherà e permetterà di brutalizzare l’Ucraina senza conseguenze. Ma vi chiedo questo: se abbandoniamo i principi fondamentali della Carta Onu per placare un aggressore, qualche Stato membro può sentirsi sicuro di essere protetto? Se permettiamo che l’Ucraina sia spartita, l’indipendenza di qualche nazione sarà garantita? La risposta è no. Dobbiamo opporci oggi a questa palese aggressione per scoraggiare altri potenziali aggressori domani”.
Considerato che la guerra in Ucraina sta svolgendosi con andamenti che non fanno presagire alcuna vittoria sul campo, quelle di Biden suonano come parole suggerite dalla propaganda.
E, a proposito di propaganda, il presidente degli Stati Uniti, non si è lasciato scappare l’occasione per parlare di crisi climatica.
“Fin dal primo giorno della mia amministrazione – ha detto Biden – , gli Usa hanno trattato la crisi climatica come la minaccia esistenziale che rappresenta, non solo per noi, ma per tutta l’umanità. Ondate di caldo da record negli Stati Uniti e in Cina. Incendi che devastano il Nord America e l’Europa meridionale. Quinto anno di siccità nel Corno d’Africa. Tragica alluvione in Libia che ha ucciso migliaia di persone”.
Se stiamo alle parole di Biden e di Zelensky la prospettiva verso la quale ci incamminiamo è quella di una guerra senza fine per sconfiggere la Russia e privarla delle armi nucleari (da parte di chi?).
Questo nel mondo degli auspici o dei sogni.
La realtà va da un’altra parte. Non sta nel Palazzo di vetro, ma sui campi di battaglia, nei rapporti reali tra gli Stati, nella crisi Usa e in quella europea, nei tre quarti di mondo che guardano altrove.
Questa seduta dell’Onu ha avuto ed ha un effetto: quello di evidenziare come le organizzazioni internazionali attuali abbiano fatto il loro tempo e siano o passate in mani private (Organizzazione mondiale della sanità) o diventate inutili palcoscenici per rappresentazioni di auspici (vedi l’Onu).
Ne ha preso atto lo stesso Segretario generale Antonio Guterres, il quale aprendo i lavori ha detto: “Il mondo è cambiato, le nostre istituzioni no. È giunto il momento di rinnovare le istituzioni multilaterali basate sulle realtà economiche e politiche del 21mo secolo, ancorate ai principi della Carta Onu e al diritto internazionale. Ciò significa riformare il Consiglio di Sicurezza, ridisegnare l’architettura finanziaria internazionale”. “L’alternativa alla riforma non è lo status quo – ha aggiunto – è un’ulteriore frammentazione. È riforma o rottura”.
“La democrazia è in pericolo, l’autoritarismo è in marcia, Le disuguaglianze crescono. E l’incitamento all’odio è in aumento”, ha detto Guterres. “Come ho detto al G20, è tempo di un compromesso globale – ha aggiunto – La politica è compromesso, la diplomazia è compromesso, una leadership efficace è compromesso. I leader hanno la responsabilità di raggiungere un compromesso nella costruzione di un futuro di pace e prosperità per il nostro bene comune”.
Un compromesso è esattamente l’opposto di quanto hanno predicato Biden e Zelenski.
Show must go down.





