Rubio nega ogni implicazione degli USA nelle vicende personali della Machado
Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, prima al governo Maduro e ora al governo in interim, in un’intervista al New York Times ha denunciato la sua esclusione dai negoziati in corso a Caracas tra il governo provvisorio di Delcy Rodriguez e una parte dell’opposizione.
Secondo la Machado, già premio Nobel per la Pace, sono gli Stati Uniti a non volerla al tavolo dei “negoziati sul futuro del Venezuela”.
L’affermazione arriva dopo un intenso dibattito scatenato dal gruppo vicino all’oppositrice venezuelana, il quale aveva affermato che la leader non è ancora riuscita a rientrare nel suo Paese per le pressioni esercitate dagli Stati Uniti su altri Paesi, affinché le impediscano il rientro.
A queste accuse aveva risposto il Segretario di Stato Marco Rubio, durante una conferenza stampa ad Atene, negando ogni implicazione degli USA nelle vicende personali della Machado.
“Non abbiamo chiesto a nessuno di impedire l’ingresso di nessuno in nessun luogo del mondo” aveva detto.
E sul fatto che la notizia fosse pubblicata su alcuni giornali, aveva aggiunto “Se è sui giornali è vero? Posso mostrarti molti articoli che sono sui giornali che non sono veri”.
La reazione della Machado era stata rabbiosa e la stessa era arrivata a dare del corrotto a Rubio.
Ricordiamo che, precedentemente, i rapporti tra la Machado e la Casa Bianca erano ottimi e la prima era arrivata a recarsi alla Casa Bianca per una messinscena in cui consegnava il Premio Nobel a Trump che continua a definirla “una donna eccellente”, come ha ripetuto anche di recente.
Nella discussione si è inserito anche il Ministro dell’interno del governo ad interim del Venezuela, Diodato Cabello, che ha definito la polemica “uno spettacolo “inscenato ad arte dalla Machado” che ha invitato a tornare. “Che venga” ha detto “Venga a rendere conto alla sua gente”.
La Machado, sempre nell’intervista al NYT, ha assicurato che tornerà nel suo Paese “prima di quanto si possa immaginare” per riunire i propri sostenitori e organizzarli in vista delle future elezioni non ancora fissate.





