La sinistra ha ormai perso il contatto con il senso comune delle persone che vorrebbe rappresentare
Una nota catena di distribuzione è stata per decenni un simbolo della sinistra, dove si univa cooperazione, solidarietà e vicinanza alla gente comune.
Entrarci oggi, girare per i reparti e osservare i clienti, può far riflettere sulla distanza che si è creata tra la sinistra e il ceto medio urbano.
Il carrello della spesa targato di tale catena è divenuto uno specchio impietoso della realtà: prezzi alti su molti prodotti, la merce disposta come in una vetrina del centro a Milano, clienti che indossano abiti di marca e signore che fanno la spesa su tacco 15.
La crisi della sinistra è una crisi di prossimità sociale e culturale e la si percepisce anche in questi supermercati, anzi, soprattutto.
Chi pretende di rappresentare il popolo, dovrebbe prima tornare ad ascoltarlo nei luoghi in cui vive e dove ogni giorno fa i conti con il costo della vita.
Il ceto medio non è fatto soltanto di redditi, bollette e spese alimentari. È composto da abitudini, aspirazioni, dignità personale, desiderio di sicurezza e bisogno di essere riconosciuto senza sentirsi giudicato.
Entrare in un supermercato della specie può diventare, simbolicamente, un esercizio di osservazione della società reale: famiglie che scelgono con attenzione, persone che cercano di mantenere il proprio tenore di vita e cittadini che misurano ogni giorno la distanza tra le proprie possibilità e le proprie aspirazioni.
Quando un simbolo storico di vicinanza alla gente diventa lo sfondo di una società sempre più distante dai suoi rappresentanti, la domanda non riguarda più soltanto il consenso: riguarda l’identità stessa di una cultura politica.
Non dico che il supermercato in parola non sia abbastanza sovietica o che debba abbracciare e sostenere una linea di radicale operaismo commerciale; il problema è che nessuna insegna, nessuna storia e nessuna appartenenza politica autorizzano a sentirsi moralmente superiori agli altri.
Quando una scelta di consumo diventa una dichiarazione morale, chi la compie può finire per sentirsi superiore.
La solidarietà proclamata, molto spesso, è contraddetta dall’ipocrisia di chi si sente moralmente superiore agli altri e una forza politica può anche conservare le proprie parole d’ordine, ma quando perde il contatto con il senso comune delle persone che vorrebbe rappresentare, è troppo.
La distanza non si misura soltanto nel reddito. Si misura nello sguardo, nel linguaggio, nei comportamenti e nella capacità di comprendere chi non appartiene al proprio mondo.
Per la politica italiana, la sfida futura non sarà proclamarsi vicino al popolo, ma sarà quella di comprendere la vita reale dei cittadini.





