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Libertà e democrazia alla prova delle immigrazioni senza integrazione

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Libertà e democrazia alla prova delle immigrazioni senza integrazione

Tutte le forze politiche facciano fronte comune sulla tutela dei valori costituzionali e sociali dell’Italia

Il XX secolo ci lascia un’eredità pesante e una storia importante, che non dobbiamo e non possiamo sottovalutare e tantomeno dimenticare.
Il secondo conflitto mondiale ci ha consegnato un mondo dilaniato e solo apparentemente riappacificato.

La stagione delle costituzioni e delle carte fondamentali inizia proprio dopo la seconda guerra mondiale.

La storia ci insegna che, nella lunga storia dell’umanità, ci sono tempi di progresso e tempi di regresso.

Il secondo dopo guerra fu un tempo di creazione delle basi per molti Stati delle carte fondamentali, sulle quali ancorare le fondamenta di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e democrazia.

Non ogni Stato del dopo guerra ebbe questa metamorfosi.

Alcuni erano e restarono per decenni Stati totalitari come l’Unione Sovietica.

Altresì, quelli di estrazione occidentale, si ancorano a principi di democrazia e libertà che rispettavano e rispettano i canoni del vivere sociale.

La democrazia occidentale è un valore non in sé, ma ancorato alla cultura e ai popoli occidentali e non altri; non è valido in modo universale e non lo è in modo fisso e immutabile.

Stesso concetto vale per la libertà, che è la massima espressione del vivere democratico, ma che non può fare a meno dei diritti e dei doveri di ogni cittadino – nessuno escluso.

Diritti e doveri che sono la base concreta della libertà che è espressione della democrazia (Bobbio).

L’errore più diffuso nella nostra epoca di imperi senza imperatori è quello di pensare che i valori di democrazia e libertà siano assoluti e scissi dalla realtà e dal contesto socio culturale.

L’attualità mette a dura prova il concetto di democrazia inteso come esercizio paritario dei tre poteri di Montesquieu e inteso come partecipazione del popolo alla sua realizzazione.

Il concetto di democrazia non è “materia” fissa, ma è un valore che si è evoluto con quello che viene definita nel nostro sistema la “Costituzione reale”.

Alla democrazia compiuta e, quindi, alla partecipazione paritetica di tutti i cittadini alla cosa pubblica risponde, come contro altare, il doveroso rispetto dei cittadini tutti delle istituzioni e di chi le rappresenta.

In un contesto democratico vi è il pieno rispetto di chi rappresenta le istituzioni e chi le rappresenta deve avere maggiore responsabilità proprio per il ruolo rivestito.

Non è tollerabile che vi possano essere cittadini che non rispettano le istituzioni perché il non rispettarle significa non essere in sintonia con il processo democratico in essere e attuale.

Un tale comportamento dev’essere impedito e stigmatizzato.

La legge, precipitato tecnico della democrazia, deve regolare queste situazioni e questi abusi.

Ecco che la democrazia evoluta deve essere in grado di difendersi dagli attacchi di soggetti che possono minarla e minacciarne i contenuti.

Non si deve, assolutamente, tollerare un comportamento che, in qualche misura, possa minare le basi della nostra democrazia.

Nella stessa misura la libertà come espressione di possibilità di esprimersi, muoversi, manifestare e qual altro scritto nella Carta fondamentale non può e non deve essere scisso dai doveri di ogni cittadino.

La libertà di per sé non è un valore assoluto e dev’essere difesa da espressioni che la limitino sia al suo interno, con atti normativi, o al suo esterno, con manifestazioni di violenza e minaccia.

Sia la democrazia sia la libertà sono valori che vanno osservati nella loro dinamicità storica e sociale e, in ogni caso, contestualizzati.

Se dovessimo pensare a una democrazia che resta un monolite dal dopo guerra ad oggi saremmo nel torto.

Essa si deve evolvere e comprendere che i suoi valori devono essere condivisi e accettati da tutti i cittadini.

Allo stesso modo, la libertà, che è un valore assoluto e un precipitato tecnico della democraziam ha questo effetto dinamico e contestualizzato.

C’è democrazia se c’è libertà e c’è libertà se c’è democrazia: i due valori sono in rapporto osmotico.

Ma i valori e i principi devono essere condivisi da tutti i cittadini.

Qui, veniamo a un punto cruciale del nostro ragionamento: immigrazione/integrazione.

Se è vero che i valori della democrazia e della libertà si riflettono nel tempo e nello spazio (locus) è, altresì, vero che devono sempre essere difesi.

La loro difesa passa dalla piena condivisione degli stessi tra tutti i cittadini in uno Stato.

La piena condivisione porta con sé il loro riconoscimento che è il cuore della integrazione di soggetti stranieri alla nostra cultura, alle nostre leggi e, quindi, nella società che già esiste.

Il loro riconoscimento fa diventare cittadino chi non è nato in Italia o ha una religione non cattolico/cristiana.

Se, al contrario, non vi è tutto ciò e vi è la netta volontà di rovesciare il potere costituito e le leggi vigenti, allora, la democrazia e la libertà devono essere difese con gli strumenti del diritto.

Non vi è democrazia senza la legge che la tuteli e ne salvaguardi le fondamenta e non vi è libertà senza il riconoscimento delle Istituzioni.

Essere contro le Istituzioni e la legge ed essere antidemocratico e con piena ostilità rispetto alle regole vigenti pone chi lo fa in una “zona d’ombra” che, in realtà, dimostra la non integrazione.

Una regola dev’essere ben chiara: i valori di democrazia e libertà sono intangibili e chiunque intenda sovvertirli deve essere neutralizzato.

Una democrazia matura agisce in propria difesa ogni qualvolta è minacciata e non fa sì che chiunque ne offenda i principi, in particolare, quello di libertà individuale e collettiva.

Ecco perché i valori di democrazia e libertà devono essere “armati” e “organizzati” contro chiunque voglia sovvertirli.

Un attacco alla democrazia e alla libertà si rivelerebbe un’aggressione a tutto il Paese d a tutti i cittadini.

Non vogliamo fomentare questioni sull’immigrazione e sull’integrazione dell’immigrazione, ma resta un fatto: si è integrati se si riconoscono le leggi dello Stato che ci ospita, le istituzioni, la democrazia in cui si vive e il valore della libertà.

Questo perché, così facendo, si è parte di quello Stato e si è cittadini.

Altrimenti non si può parlare di integrazione, ma di “occupazione” culturale, sociale, religiosa.

Questo è un punto cruciale del nostro ragionamento.

Non siamo contro l’immigrazione e siamo per l’integrazione, ma i valori e i principi sono quelli del nostro Stato e non altri.

Inutile dire che il problema più serio è con l’Islam (Fallaci), poiché esso non ha intenzione di realizzare una vera integrazione, ma di sostituire valori e principi.

Tutto ciò è inaccettabile e va combattuto con le armi della legge in ogni sede e della cultura.

Riteniamo l’Islam radicale una minaccia per la democrazia occidentale e non reputiamo un’idea corretta quella secondo cui la integrazione debba essere accoglienza indiscriminata.

Nell’accoglienza senza un vero senso della democrazia si ha come risultato solo lo scontro sociale, culturale e il caos.

L’integrazione è rispetto della legge e delle Istituzioni nel pieno della legalità; altrimenti, è altro e va estirpato in modo assoluto e definitivo.

Lo vogliamo dire senza che ci siano fraintendimenti: l’Islam è un serio problema per la democrazia e la libertà occidentale e prima lo capiamo, prima risolviamo il problema.

Il tema è stato trattato molti anni fa dalla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci e riteniamo che i temi, anche a distanza di decenni, siano sempre gli stessi.

L’immigrazione non regolata e la libertà intesa come permissivismo possono creare problemi di stabilità sociale.

Una per tutte la considerazione della donna nell’Islam e la tutela nel mondo occidentale.

Basta questo per far comprendere che è molto precario l’equilibrio tra le nostre Istituzioni, la nostra democrazia, la nostra libertà, i principi e i valori che le stravolgono e un’immigrazione indiscriminata.

Non è una questione di razzismo, ma di tutela dei valori costituzionali e sociali e su questi tutte le forze politiche, senza nessuna distinzione ideologica o di schieramento, devono fare fronte comune.

Le invasioni culturali sono quelle che non si fermano e che cambiano il futuro, ma non necessariamente in meglio.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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