Home Opinioni Povertà, alcuni dati su cui riflettere

Povertà, alcuni dati su cui riflettere

0
Povertà

Quando i dati sull’economia da soli dicono poco

La narrazione ci dice che la povertà sta dilagando. Il dato generale è che l’8% delle famiglie sono in povertà.

Tuttavia tra gli italiani la percentuale scende al 5,9% e tra gli stranieri sale al 29,4% (Dario di Vico).

Prendiamo un altro dato. Il tasso di occupazione nella fascia di età 15 – 64 anni è del 62% (media UE 71%) mentre gli inattivi in età lavorativa sono circa 12 milioni (Giovanni Tria).

Dunque abbiamo un esercito di lavoratori che sembra non lavorino, abbiamo un numero di poveri tra gli italiani e un multiplo tra gli stranieri.

Non facciamo le solite considerazioni sul fatto che si continua a chiedere centinaia di migliaia di immigrati l’anno quando ci sono 12 milioni di italiani inattivi e quando la povertà tra gli stranieri che già vivono qui dilaga.

Questi dati vanno interpretati. In un Paese dove c’è un’alta incidenza di lavoro nero e dunque di evasione fiscale il dato sul numero di poveri non può essere preso per verità assoluta. L’Istat riesce ad individuarli e a misurare i loro redditi? Difficile.

Se il dato sulla povertà andrebbe preso come dato al lordo di lavoro nero ed evasione fiscale il dato sugli inattivi anche va corretto perchè evidentemente molti lavorano in maniera irregolare.

Se le cose stanno così è anche il segno che il sistema produttivo italiano offre molto lavoro povero e irregolare che non può beneficiare di incrementi di produttività dovuti all’evoluzione tecnologica e, quindi, di retribuzioni regolari più soddisfacenti.

Il lavoro nero conviene sia al datore che al lavoratore, perchè la paga è al netto di qualunque onere fiscale e contributivo.

Se aggiungiamo una struttura di imprese troppo piccole per investire in innovazione abbiamo l’immagine di un paese che nasconde la sua arretratezza dietro il lavoro nero e l’immigrazione.

Detto in altre parole: che senso ha continuare ad accogliere immigrati che poi diventano poveri e ingrossano le file di chi vive a ricasco del welfare e sono un pretesto per non innovare il sistema produttivo?

Molto meglio investire sugli italiani che comunque sono già a carico del welfare e si sono formati in Italia.

Probabilmente se venisse offerta formazione e posti di lavoro ben remunerati smetterebbero di essere inattivi e uscirebbero allo scoperto.

Stesso discorso per i giovani che vanno all’estero. Chi può pensare di sostituirli con un numero equivalente di immigrati?

PS: sarebbe utile se i partiti che fanno le sceneggiate denunciando la povertà che dilaga si dedicassero a trovare il modo di uscire da questa particolare forma di sottosviluppo italiano.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui